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Bancomat, servizio con pedaggio
A uno sportello di una banca diversa dalla nostra paghiamo da 1,75 a 2,30 euro, anziché 62 centesimi

Accadde diversi anni fa, chissà se ve lo ricordate... A Napoli, naturalmente. Alcuni malviventi installarono uno sportello bancomat finto accanto a una banca che era priva del servizio. Perfettamente funzionante e così ben imitato che riuscì a trarre in inganno non pochi clienti, con le conseguenze che potete immaginare. Per fortuna la truffa ebbe vita brevissima. Ma fu sufficiente a imporre due interrogativi: è un ladrocinio o no la tangente che le banche pretendono sui prelievi che effettuiamo presso gli sportelli di istituti concorrenti? E se non una ruberia è o no un pedaggio esagerato?
A distanza di tanto tempo, mi è sembrato di leggere un’eco di questi dubbi nelle dure parole pronunciate prima dello scorso Natale da Pier Luigi Bersani, ministro per lo Sviluppo economico: «Basta alibi! Deve finire l’abitudine di molte aziende che scaricano automaticamente qualsiasi costo sui consumatori! Dal prossimo anno noi non staremo con le mani in mano». Il riferimento alle banche, oltre che alle assicurazioni, era fin troppo esplicito. Una vera e propria dichiarazione di guerra. Ora, l’anno prossimo è qui, si chiama 2008 e noi, i consumatori, stiamo a vedere. La prima sfida potrebbe essere proprio la cancellazione del pedaggio che paghiamo quando preleviamo denaro contante da un bancomat che non appartiene alla nostra banca. Potrebbe...
Vediamo innanzitutto quanto ci spillano per ogni operazione. Il Salvagente, settimanale dei consumatori, ha confrontato i costi di dodici banche, tra le maggiori. Ebbene, soltanto due offrono il servizio gratis, le altre dieci pretendono da 1,75 a 2,30 euro. Ora teniamo presente che i cosiddetti prelievi “in circolarità” sono ben 153 milioni nell’arco di un anno, per cui le banche incassano da queste commissioni 350 milioni di euro, una minera d’oro vera e propria. Si capisce dunque perché appare assai improbabile che ci rinunzino.
Ma nessuno pretende un simile sacrificio. Sarebbe invece sufficiente che gl’istituti rispettassero l’accordo intercorso fra la Cogeban (l’organismo che gestisce il marchio Bancomat) e l’Antitrust, ossia l’autorità garante della concorrenza, in virtù del quale il valore massimo della commissione interbancaria risulta fissato in 62 centesimi di euro, cifra che da sola può coprire tranquillamente tutti i costi dei prelievi bancomat su sportelli diversi da quelli emittenti. Sessantadue centesimi, capite? Ovvero un’inezia rispetto alla maggiore pretesa di 2 euro e 30 centesimi, che equivale al 73% in più del costo reale.
Va detto, a ogni buon conto, che l’ipotesi di un abbattimento della tangente non è proprio campata in aria. Prende corpo da un precedente. Quando a metà settembre del 2007 l’Antitrust ha dato il benestare alla fusione tra Unicredit e Capitalia, il nuovo colosso bancario ha accettato la proposta del professor Antonio Catricalà, presidente dell’Authority, di rinunciare alla commissione di prelievo nei quattromila comuni dove non è presente con un suo sportello. 
Perché non immaginare che un accordo simile sia estensibile ai 788 istituti di credito riuniti in 82 gruppi che compongono il panorama bancario italiano? Noi abbiamo il dovere di evitare le illusioni, perché questi sono santi che non fanno grazie. Altri protagonisti di grosse fusioni hanno già risposto picche. A ulteriore titolo di conferma, è sufficiente richiamare quello che è successo con le famose “lenzuolate” di Bersani. Le perdite subite con la chiusura dei conti a costo zero le banche le hanno recuperate con i ritocchi alle tariffe dei servizi (le famose “proposte di modifica unilaterale dei contratti”, comunicate con lettera negli ultimi mesi del 2007 a milioni di correntisti). Le resistenze sul trasferimento dei mutui da una banca all’altra a costo zero, la dicono lunga poi sulle abitudini che il ministro si propone di combattere. E se fosse abolita anche la commissione sul massimo scoperto, «le banche» sostiene Fabio Picciolini, segretario dell’Adiconsum (una associazione di consumatori), «sono pronte a innalzare le commissioni sugli impieghi, che gravano percentualmente sulle somme di fido messe a disposizione degli utenti e non del tutto utilizzate». In un modo o nell’altro «scaricano sui consumatori qualsiasi costo», come dice Bersani. Finirà finalmente l’andazzo? Mah! 

Ufficio reclami

Troppe tasse e rimborsi
Quando si pagano più tasse del dovuto, come si fa a ottenere il rimborso? La signora Anna De Rosa di Roma chiede lumi circa l’Ici pagata sulla sua casa di campagna: «La mia famiglia ha acquistato alcuni anni addietro una casa in campagna, e abbiamo sempre pagato l’Ici in base alla rendita catastale presunta. Lo scorso anno però il Comune ha finalmente indicato la rendita reale dell’immobile, ben al di sotto di quanto fosse quella stimata. Ma adesso come faccio a riavere indietro quanto pagato in eccesso?». La legge prevede che tutti gli importi versati in eccesso possano essere rimborsati direttamente dall’agenzia che si occupa della riscossione del tributo. Per farlo è sufficiente inviare una raccomandata con ricevuta di ritorno direttamente all’esattoria. Sia chiaro che non esiste la prescrizione per questo genere di importi, quindi pretenda la restituzione di tutto il dovuto.

Contratti a distanza
Che valore hanno i contratti stipulati al telefono? Antonio, da Perugia, ha chiamato il numero verde dell’operatore telefonico Tiscali, concordando l’attivazione di un abbonamento telefonico più connessione Adsl: «Dopo aver 
pattuito tutte le possibilità con l’operatore del call center, mi è stato detto che non avrei dovuto pagare il canone Telecom Italia, ci avrebbe pensato direttamente Tiscali. Passato un mese, ho chiamato nuovamente il call center per sapere a che punto fosse la mia pratica, e mi sono sentito rispondere che avrei dovuto attendere ancora qualche giorno, ma soprattutto che avrei dovuto continuare a pagare il canone Telecom perché quell’opzione da me sottoscritta non era mai esistita. Mi sono sentito preso in giro e ho quindi deciso di rescindere il contratto (mai attivato di fatto), ma si sono permessi addirittura di chiedermi una penale per rescissione anticipata».
Intanto, è opportuno chiarire che il decreto Bersani sulle liberalizzazioni esclude in questi casi il pagamento di penali. Inoltre, il garante per le Telecomunicazioni ha stabilito regole precise per la stipulazione di contratti telefonici, in questo caso non rispettate. Infatti, la volontà di sottoscrivere il contratto può risultare da una registrazione integrale della telefonata (fatta previo consenso dell’utente), ma in ogni caso deve risultare da un modulo – anche elettronico – riportante la data, l’ora 
e i dettagli dell’avvenuto accordo.

Classi di merito
Quando un cittadino sbaglia, ne paga le conseguenze. Ma quando è una compagnia assicurativa a commettere un errore? Antonio Rosi, di Milano, si è trovato di fronte a una svista della sua assicurazione: «Sei mesi fa ho avuto un incidente d’auto. Non era colpa mia e tutto si è risolto con la compilazione della costatazione amichevole e la liquidazione del danno. Però allo scadere della mia polizza mi viene comunicata la mia retrocessione di tre classi di merito, pur essendo vittima e non causa dell’incidente. Ho segnalato la cosa alla mia agenzia, ma non mi hanno fatto sapere nulla e sono stato costretto a pagare la polizza maggiorata, in attesa di ritornare nella classe che mi spetta». Ogni compagnia ha il dovere di comunicare con almeno un mese di anticipo dalla scadenza della polizza le modifiche alle tariffe, per concedere la possibilità al cliente di vagliare anche compagnie differenti. In questo caso, l’errore è macroscopico e non credo ci saranno difficoltà a ottenere il rimborso per quanto pagato in eccesso.
(Ha collaborato Matteo Acquafredda)

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di Antonio Lubrano

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