Stampa  |   Chiudi la finestra  | 
...........................................................................................................................................................................

In navigazione nella burrasca

Il 2007 è stato il decimo anniversario della grave crisi finanziaria, iniziata nel luglio 1997 con il collasso della moneta tailandese. Fu una crisi grave che generò per l’area asiatica perdite finanziarie di decine di miliardi di dollari. Allora si fecero cupe previsioni sul futuro dell’area asiatica e si incominciò a parlare del prossimo decennio come di un decennio perduto per l’Asia (the lost decade). E invece, al termine del decennio, il sistema finanziario asiatico è più forte e in forma che mai. 

Ora è il Paese guida dell’Occidente a vivere e a far vivere agli altri una crisi finanziaria molto seria. L’attuale crisi ha infatti come indiscusso epicentro gli Usa; è una crisi fondamentalmente bancaria, generata da una dirigenza assolutamente deplorevole, anche se pesano antichi squilibri dell’economia americana; e avrà effetti di lungo termine e di grande portata. Non è detto che questi effetti siano tutti negativi, anche se il processo di aggiustamento rischia di essere lungo e doloroso. Abbiamo intrapreso un viaggio verso una nuova terra che può essere buona, ma la navigazione è burrascosa. 

Alcune delle più grandi banche del mondo, americane ed europee, hanno accumulato perdite così rilevanti che sarebbero saltate, con effetti gravi per tutti, se non fossero state sostenute dalle Banche centrali (cioè dalla mano pubblica) e da alcuni grandi fondi d’investimento governativi arabi e cinesi.
Questi interventi di salvataggio sono stati preziosi, ma rappresentano anche una svolta storica nella gestione del potere bancario e nella distribuzione internazionale di tale potere. Sul primo punto appare finalmente chiaro a tutti che la deregulation selvaggia degli ultimi venti anni, la concentrazione sempre più spinta delle banche in gruppi sempre più grandi e quindi sempre più irresponsabili (esiste una precisa correlazione tra la crescita delle dimensioni bancarie e la crescita della irresponsabilità dei massimi dirigenti), il pagamento di compensi agli stessi di dimensioni sempre più stravaganti, immorali, inefficienti e offensivi, tutto ciò porta a forme di capitalismo selvaggio, dannoso e inaccettabile. Si aggiunga il pagamento di compensi esosi, immorali e offensivi, se rapportati ai volumi delle attività collocate sul mercato piuttosto che sul buon esito finale delle operazioni. Tutto ciò porta a forme di capitalismo selvaggio dannoso e inaccettabile. 
Bisogna rimettere ordine nel mercato, nel suo stesso interesse, perché non può essere l’attuale aggressività finanziaria che fa soffrire milioni di persone a regolare i rapporti economici. L’America ha incominciato finalmente a correggere la rotta. Speriamo che le potenti lobby economiche che dominano il Paese non fermino questo processo. 

Per quanto riguarda il secondo punto, relativo alla distribuzione internazionale del potere bancario e finanziario, stiamo assistendo a un trasferimento di potere dagli azionisti americani a quelli arabi e orientali (che negli ultimi venti anni hanno accumulato riserve e non debiti, frutto per i primi sostanzialmente del petrolio, per i secondi di accanito lavoro). Il mondo che uscirà da questa crisi non sarà più come prima. Potrebbe essere un mondo migliore proprio perché il potere finanziario sarà più distribuito tra le varie parti del mondo e, quindi, più equilibrato. La grande incognita è come gli Stati Uniti reagiranno a questo processo di relativa perdita di potere finanziario. La durezza di questo Paese sui grandi temi che toccano il potere, unitamente allo strapotere militare, giustifica qualche apprensione. 
Nel frattempo, prepariamoci a un periodo di traghettamento tutt’altro che facile. Ci sarà inflazione. Ci sarà impoverimento. Ci sarà burrasca. Dovremo ritornare tutti un po’ più austeri, un po’ più seri, un po’ più lavoratori, un po’ più civili. Come eravamo una volta. E, in fondo, non eravamo molto infelici. 

 



LA BORSA E LA VITA
di Marco Vitale

ARCHIVIO

:: Buon governo, buona economia

:: In navigazione nella burrasca

:: Dirigere attraverso il terrore

:: L'etica e la buona economia

:: Coraggio + sdegno = speranza

:: La buona economia è più forte della mafia

:: Emergenza Rom, emergrenza Italia

:: Sono le tasse bellissime?

:: La brutta estate del 2007

:: Porte trette ma decisive

:: Anche Napoli ci manda a dire...

:: Il Nord ci manda a dire...