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Ecco una banca esemplare
Conforta sapere che in un’epoca in cui abbiamo visto il peggio dagli istituti bancari di tutto il mondo, esiste ancora una seria cassa di credito capace di arrivare al successo economico ma anche
umano
Vorrei parlare di una assemblea societaria alla quale ho partecipato, l’assemblea di Cassa Padana di Credito Cooperativo, con sede a Leno, nella Bassa bresciana. È una banca che appartiene al grande mondo del credito cooperativo (438 filiali con 4.044 sportelli in 98 province e 2.589 comuni).
Nata oltre cent’anni fa, la Cassa Padana svolge la sua attività nelle province di Brescia, Cremona, Mantova, Parma, Reggio Emilia, Verona, attraverso 37 unità. È una banca con oltre 4.600 soci, dei quali circa mille presenti alla festosa assemblea: persone solide e concrete, agricoltori, imprenditori, professionisti, insegnanti. L’utile del 2008 è stato di euro 6.532.445. Il patrimonio netto è di oltre 185 milioni. Gli indici patrimoniali, economici, finanziari, di produttività sono solidissimi. I requisiti prudenziali e di vigilanza sono eccellenti: il rapporto tra patrimonio di vigilanza di base e il totale delle attività di rischio ponderate (cosiddetto tier 1 capital ratio) è pari al 19,41%.
Decisamente, una banca che non dovrà ricorrere alle obbligazioni sottoscritte dal Tesoro e il cui status mi riporta alle parole di Luigi Einaudi, governatore della Banca d’Italia, dell’aprile 1945: «Le banche non sono fatte per pagare stipendi ai loro impiegati o per chiudere il loro bilancio con un saldo utile, ma devono raggiungere questi giusti fini soltanto col servire nel miglior modo il pubblico».
Ma l’attenzione non va limitata alle pur ottime cifre, quanto indirizzata alla chiarezza di idee che guidano la banca e alla coerenza con la sua natura di banca cooperativa. Nella relazione si coglie un legittimo orgoglio per le proprie realizzazioni ed emerge la fedeltà a un modello di sviluppo alternativo a quello che ha portato alla crisi. «Nelle recenti crisi bancarie abbiamo visto la fine fatta da grandi accumulazioni patrimoniali, centinaia, migliaia di volte superiori a quelle di Cassa Padana. Diventando finie a sé stesse, perdendo la ragione profonda del perché si fanno le cose, rinchiudendosi perversamente in una logica di corto respiro della crescita e dell’utile senza limite, si sono sciolte come neve al sole. La Cassa è forte. Solida patrimonialmente e certa nella strategia di fondo da perseguire. Sa cosa fare e soprattutto perché lo fa. La bussola sono l’art. 2 dello Statuto e il lavoro di generazioni passate di amministratori, soci, dipendenti, clienti che insieme hanno costruito un grande patrimonio per la comunità. La Cassa persegue la promozione della cultura al risparmio, che è educazione e non semplice gestione del risparmio».
Accanto al bilancio d’esercizio la banca non pubblica il solito bilancio sociale pieno di aria fritta e retorica, ma un concreto Bilancio di coerenza con l’art. 2 dello Statuto. L’art. 2, che interpreta lo spirito di fondo di questa terra e del credito cooperativo, dice tra l’altro: «Nell’esercizio della sua attività, la società si ispira ai principi dell’insegnamento sociale cristiano e ai principi cooperativi della mutualità senza fini di speculazione privata. La Società ha lo scopo di favorire i soci e gli appartenenti alle comunità locali nelle operazioni e nei servizi di banca, perseguendo il miglioramento delle condizioni morali, culturali ed economiche degli stessi e promuovendo lo sviluppo della cooperazione, l’educazione al risparmio e alla previdenza, nonché la coesione sociale e la crescita responsabile e sostenibile del territorio».
Questa visione rappresenta la bussola dell’azione della banca, che si muove secondo tre linee di fondo: mutualità interna, esterna, internazionale. La prima è rivolta ai soci, attraverso una serie di utilità e servizi rivolti a loro; alla fine dell’esercizio quello che resta, dopo avere assicurato il consolidamento patrimoniale della banca e un impiego importante a fini di beneficenze, mutualità e sviluppo della cooperazione, viene destinato ai soci in parte minore come dividendo e in maggior parte come ristorno.
Mutualità esterna rivolta al territorio e realizzata attraverso una serie di attività di forte interesse e utilità per la comunità locale, dove la banca offre non solo contributi finanziari ma la sua capacità operativa e organizzativa. Mutualità internazionale che porta l’azione della banca a fecondare comunità in Perù, Ecuador, Messico, Argentina, Paraguay, attraverso il sostegno anche culturale e organizzativo allo sviluppo di cooperative locali. Credo che il lettore abbia capito perché ho voluto raccontare questa bella storia. Ho voluto spiegare che è possibile una visione e una gestione dell’economia che sia un successo economico e un successo umano. In un mondo, quello bancario, imbottito di incredibili palloni gonfiati e sicofanti (e parlo a livello mondiale) che hanno inflitto danni immensi al mondo, scoprire che esistono anche banchieri veri e cooperatori veri, può essere di conforto.

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