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La brutta estate del 2007
Un elenco ossessivo di disgrazie, il terrorismo psicologico dei media, le sciocchezze dei politici. Un senso di ingiustizia che richiama le parole di Einaudi: l’economia non basta, dobbiamo tornare al catechismo
Non è stata una buona estate quella del 2007. Anzi sotto tanti punti di vista è stata una estate orrenda. L’elenco delle disgrazie è stato ossessivo: roghi tremendi in Italia e in altri Paesi; siccità grave in molte nazioni e, per contro, inondazioni rovinose per milioni di persone in Estremo Oriente; il Mediterraneo pieno di morti galleggianti; delitti efferati con frequenza impressionante; una crisi dei mercati mobiliari, portatrice anche di valenze positive, enfatizzata dai media come la fine del mondo, riedizione del Ventinove che da tempo sappiamo, con certezza, essere impossibile. Una ricerca incessante, ossessiva, di diffondere terrorismo psicologico è diventato l’approccio dominante dei nostri media, sia che si parli di tempo o di ambiente o di Borse o di salute. Le decine di giovani vite stroncate sull’asfalto o dalla loro imprudenza o da ubriachi o drogati alla guida di vetture trasformate in armi micidiali; una confusione mentale ai massimi livelli in materia fiscale. Tutto ha contribuito a mettere alla prova la capacità di sopportazione. Per non parlare delle guerre in Medio Oriente, con truppe d’occupazione americane e occidentali sempre più spaesate e perdenti.
Una delle cose che mi ha dolorosamente colpito è in relazione al terremoto in Perù. Il 16 agosto al Telegiornale delle 20 di Raiuno, la successione delle notizie è stata la seguente: la crisi delle Borse, la strage mafiosa di Duisburg, le sparate di Bossi sullo sciopero fiscale, notizie sul Perù. I peruviani che vivono e lavorano in Italia, e noi con loro, hanno dovuto sorbirsi mezz’ora di sproloqui finanziari, cronache di mafia e stupidaggini politiche, prima di avere notizie sulla tragedia che ha colpito il loro Paese.
Sono questi comportamenti apparentemente minori quelli per me più scoraggianti. Perché testimoniano quanto la caduta della moralità e della professionalità sia grave e diffusa. Come è indecente che il telegiornale abbia dato spazio a un campione ricco e famoso come Rossi per una sua dichiarazione registrata avente semplice natura di difesa privata contro un accertamento fiscale. E i milioni di contribuenti regolarmente paganti e oppressi da uno dei più ingiusti sistemi fiscali del mondo? In compenso l’estate 2007 ci consegna anche due episodi esemplari. A Sanremo una signora di 76 anni è stata in carcere per 2 giorni e condannata a 14 mesi per aver tentato di prendere (forse rubare) una tavoletta di cioccolato in un supermercato. Bene, ci voleva! È grazie a questi esempi che molta gente imparerà a rigare diritto. A Oristano un pastore è stato denunciato da due uomini della locale Capitaneria di porto perché colto “in flagranza di reato” mentre “rubava” 10 litri di acqua di mare che gli servivano per lavare le pecore. L’acqua del mare – è stata la spiegazione – è un bene pubblico, come sanno tutti gli incendiari che sulle coste della Sardegna hanno compiuto una delle più selvagge e privatissime devastazioni della storia umana.
Temevo che il senso di ingiustizia radicata, di abbrutimento morale e intellettuale che l’estate 2007 mi ha lasciato, fosse un sentimento molto personale. E mi domandavo: come riprendere un discorso sensato e positivo sull’economia, in un Paese così squallido e ingiusto? Eppure sappiamo per esperienza e per l’insegnamento dei grandi pensatori lombardi (dal Verri al Romagnosi a Cattaneo), che senza giustizia e “incivilimento” non può esserci buona economia. Poi ho percepito lo stesso senso di angoscia nell’omelia che il cardinale Tettamanzi ha pronunciato a Ferragosto in Duomo a Milano.
Ma lo spietato esame dei mali della città viene dal cardinale proiettato nella prospettiva della speranza cristiana. Mai lasciarsi abbattere dal male che ci circonda e del quale magari noi stessi, consapevoli o meno, siamo parte; sempre credere alla «vittoria sulla morte». Per questo, ha concluso il Cardinale, sono «i nostri parametri che devono cambiare», serve «una scelta alternativa» da perseguire con «matura libertà». Ma in questa brutta Italia dell’estate 2007, la carica di fede per continuare a nutrire la speranza dev’essere molto molto forte. Negli anni del primo dopoguerra 1915-18, di fronte alla speculazione, ai ripetuti crolli finanziari, all’arroganza del potere, Luigi Einaudi confessava l’impossibilità di dare una spiegazione puramente economica a tanto sfacelo. E concludeva: bisogna tornare al catechismo. Dopo questa orrenda estate 2007, non so dire niente di diverso e di meglio.

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