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I figli del silenzio
Sono i bambini del futuro prossimo venturo, che “parlano” solo con gli sms e tramite il computer. Gli ultimi tenaci rianimatori del dialogo restano i nonni

La cronaca li vezzeggia, perché nel bene o nel male inteneriscono sempre ogni lettore. La pubblicità li cerca, per la loro capacità d’influenzare gli acquisti ma anche come interpreti degli spot televisivi. La scienza li scruta e talvolta dà l’impressione di volerli proteggere dalle sue stesse insidie.
Parlo dei bambini. In un modo o nell’altro, riescono a essere costantemente alla ribalta, basta ripensare all’attualità. È stata una bambina, per esempio, a sventare una rapina in casa con una battuta: «Non ci sono soldi, prendete i miei giocattoli!», ha gridato ai malviventi. È stato un ragazzo di dodici anni (Graeme Frost) ad apostrofare dai microfoni della radio il presidente degli Stati Uniti, George Bush, che vuole abolire l’assistenza sanitaria per i figli delle famiglie economicamente più deboli.
Sono dei minorenni, poi, le sentinelle che nei quartieri malfamati di Napoli permettono il tranquillo svolgimento di traffici illeciti, pronti a dare l’allarme appena sentono odore di polizia. Li chiamano “i muschilli” (moscerini). E ai bambini – altro esempio – ha pensato l’Agenzia del farmaco quando ha limitato l’uso di alcuni spray nasali, mentre in favore della fascia due-sei anni sta studiando restrizioni per gli sciroppi antitosse e le pillole contro il raffreddore.
A completare il quadro interviene ancora la scienza: due studiosi del Centro nazionale delle ricerche (Cnr) sostengono che grazie agli studi sulla genetica e sulle componenti ambientali i nati in questo 2007 camperanno cent’anni, proprio come vorrebbe l’augurio più consueto di buona salute. Ora però lo scenario di questo futuro assai prossimo s’incrina. Che bambini saranno quelli che d’ora in avanti verranno al mondo? C’è chi ipotizza una generazione di non-parlanti per colpa del telefonino e del computer e già li definisce “figli del silenzio”.
Gli esiti di una indagine del Movimento difesa del cittadino (una delle 14 o 15 associazioni di consumatori esistenti in Italia) su oltre 2.000 ragazzi delle elementari e delle medie, sembrano infatti avallare la previsione. Consideriamo alcuni dati: 1) l’84,4% del campione possiede un cellulare, 30 bambini su 100 hanno scelto modelli di ultima generazione; 2) l’età del primo cellulare, ricevuto quasi sempre in regalo dai genitori, scatta a otto-dieci anni. A questo proposito il presidente del Movimento difesa del cittadino, Antonio Longo, osserva che «gli adulti si liberano sempre più dei bambini e li consolano consegnando loro la tecnologia». E sono papà e mamma che pagano la ricarica (la spesa va da 10 a 30 euro mensili), forse a tacitare gli scrupoli di una tale forma di abbandono; 3) quasi il 90% degli allievi delle elementari e medie usa il computer e l’11% naviga ogni giorno in Internet, meta preferita i videogiochi. Addirittura il 65% dei maschietti dice di preferirli al pallone. Si spiega così anche il tramonto del cortile. Pare che i litigi sull’uso di questo spazio interno come campetto di calcio per i bambini del palazzo siano fortemente in calo.
Davanti al computer i bambini tacciono. Né più né meno dei grandi. Ma col telefonino che fanno? I più piccoli (8 anni) chiamano i genitori o rispondono ai loro squilli di sorveglianza mentre i più grandicelli si scambiano sms con gli amici. Cioè, cliccano la tastiera per comporre messaggi e dunque si può ben dire che non parlano. Muti davanti ai videogiochi, muti al cellulare. Ecco perché si teme l’avvento dei «figli del silenzio».
La psicoterapeuta Anna Falco non drammatizza, sostiene che l’uso così assiduo del cellulare fra i minorenni sia soltanto una moda e tuttavia raccomanda di «ripartire dalle relazioni, dallo scambio e dall’incontro» per restituire spessore al rapporto tra genitori e figli, oggi piuttosto compromesso. Ossia, se ho ben capito, bisogna riprendere a parlare, altro che tacere! È indispensabile far circolare le idee, promuovere occasioni di confronto fra gli uni e gli altri. Facile a dirsi ma non a farsi: i primi hanno poco tempo da dedicare ai ragazzi e i ragazzi vanno per conto loro.
Ebbene, sapete chi sono oggi – col permesso di psicologi e psicoterapeuti – i tenaci rianimatori del dialogo? I nonni, veri e propri mediatori sociali, pazienti edificatori di un possibile ponte tra le due generazioni. Finché ci sono loro il silenzio non prevarrà. 

Ufficio reclami

Le questioni condominiali sono tra gli argomenti che più angustiano gli italiani. Un lettore (F.C., di Padova) chiede lumi sulla ripartizione dei costi nel caso di lavori nello stabile: «Il nuovo impianto autonomo a gas metano ha reso necessaria l’installazione ex novo di canne fumarie ramificate esterne. L’amministratore intende ripartire il costo di tali canne collettive in parti uguali tra i proprietari dei vari piani. Tale trasformazione non andrebbe ripartita in ragione dei millesimi di proprietà?».
L’articolo 1.123 del codice civile spiega che le spese necessarie per la conservazione e per il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno, salvo diversa convenzione (c.c. 1.104, att. 68 e seguenti). Se, infine, si tratta di cose destinate a servire i condomini in misura diversa, le spese sono ripartite in proporzione dell’uso che ciascuno può farne.

Quando c’è un problema all’impianto di ricezione televisiva satellitare, chi paga l’intervento dell’antennista? Ennio Colferai di Belluno non riusciva a ricevere tutti i canali del pacchetto Sky: «Dallo scorso 10 luglio sono abbonato Sky. Mi è stato inviato il decoder e altro materiale per il funzionamento e al momento dell’installazione, avendo già in dotazione l’antenna parabolica, ho telefonato al numero per il collegamento. Fin da subito non riuscivo a vedere tutti i canali. La settimana scorsa è venuto l’antennista che, verificata la parabolica, l’ha riscontrata regolare e correttamente puntata. Quindi ha provveduto a sostituire il decoder con altro in sua dotazione ed effettivamente il segnale giungeva corretto per tutti i canali disponibili. Resta il fatto che ho dovuto pagare l’intervento dell’antennista per il quale vorrei un rimborso». Così come specificato nell’articolo 1 della carta dei servizi, Sky non è responsabile dei malfunzionamenti dipendenti da cause estranee a servizio stesso. Per questa ragione non si può chiedere un rimborso per l’intervento (inutile in questo caso) dell’antennista, ma si può provare a richiedere parziale risarcimento per il servizio non goduto a causa del decoder non funzionante.
(Ha collaborato Matteo Acquafredda)

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di Antonio Lubrano

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