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Come ti addolcisco la pillola

Eufemismo, iperbole, parafrasi e altri capziosi accorgimenti linguistici sono disinvoltamente usati dai politici per mascherare le reali intenzioni. Con risultati negativi in termini di fiducia da parte dei cittadini 

La politica italiana ha scoperto la sua arma globale: l’eufemismo. Con una buona manciata di eufemismi si pensa di poter rendere felice l’elettorato. Dice il vocabolario che l’eufemismo «è la figura retorica per cui si sostituisce un’espressione ritenuta troppo cruda con un’altra che l’attenua o con una parafrasi». A sua volta la parafrasi è l’esposizione di un testo con parole diverse, anche se più o meno corrispondenti. È formula eufemistica dire: «Non soffre più», per definire uno che è morto. Manzoni considerava l’eufemismo una ipocrisia. Sue sono queste righe: «Gli legano i polsi con certi ordigni, per quell’ipocrita figura d’eufemismo chiamati manichini». E ancora oggi, dei ceppi per i carcerati manzonianamente, si dice: “manette”.
L’eufemismo più frequentato riguarda i rapporti fra la politica e l’economia. Nel 1997 Romano Prodi segnò una linea generale: «Nessun partito deve dettare a un’azienda che cosa fare». Il 2006 si è caratterizzato come l’anno nel quale per le più svariate vicende bancarie o aziendali, dai casi delle Opa bancarie alle polemiche sulla Telecom alla crisi dell’Alitalia, leader e comprimari hanno di volta in volta definito come semplici “attenzioni” i loro ripetuti sconfinamenti di campo. Anche dentro la vita dei partiti si insinuano gli eufemismi: quando si profila un drastico rimescolamento dei ruoli fra dirigenti, con epurazioni e retrocessioni, si usa parlare di “piani di ristrutturazione”, quando ci si avvia a qualche miniscissione si prospettano “pause di meditazione”.

Ogni tanto poi, in modo che un linguista riterrebbe sbalorditivo, all’eufemismo di turno si alterna una iperbole. Si legge nel vocabolario: «Dicesi iperbole la figura retorica che consiste nell’esagerare, ampliare oltre il limite della credibilità, fino all’assurdo, il concetto che si vuole esprimere. Per esempio affermare: non lo incontravo da cento anni». È certamente una iperbole, ancor più che un eccesso polemico, accusare un Governo di “vampirismo fiscale”.
La recente legge detta “Finanziaria” era punteggiata di eufemismi. Sono eccessivi, inventati forse proprio nell’errato timore di passare per “vampiri”. Il ripristino dell’imposta sulle donazioni e le successioni è stato definito un “ritocco” delle imposte catastali e ipotecarie. Accanto a questo eufemismo l’iperbole: si è infatti detto che la nuova imposta dovrebbe colpire soltanto i “ricchi” e i loro “grandi patrimoni”, indicando poi la soglia di un milione di euro per definire il lascito di un Paperon de’ Paperoni.
Nelle note più polemiche, a proposito dell’Irpef, si è arrivati a dire che «i ricchi devono piangere», intendendo iperbolicamente per “ricchi” i percettori di redditi di 40 mila euro lordi. L’aumento della imposta sugli interessi dei Bot e simili viene annunciato con la parola “armonizzazione”, giustificata dal ribasso dell’imposta sugli interessi dei conti correnti bancari.

Il rincaro dell’Ici e dell’Irpef per le rendite immobiliari viene dolcemente connesso alla parola “aggiornare”. Infatti si annuncia un aggiornamento degli estimi catastali: non si prevedono aggiornamenti al ribasso. Un ultimo eufemismo riguarda le imposte personali sui redditi: aumentate? Meglio dire: “rimodulate”.
Difficile immaginare il trapianto di questo lessico all’interno delle quotidiane conversazioni in famiglia. Il nonno sordastro chiede al nipote: «Per favore, rimodula un po’ il volume del televisore». Il nipote non risponde, assorto come è a rimuginare la recente decisione del padre di non “rimodulargli” il salarietto settimanale, con la scusa che non ci sono soldi sufficienti, a causa del costo della vita che “si rimodula” un giorno sì e l’altro pure.
Dire le cose in questo modo sottintende due convinzioni sbagliate: 1) si considera l’opinione pubblica distratta oppure impreparata; 2) si sottovaluta l’esigenza etico-politica di attenersi alla parola data. Pur coperti dagli eufemismi, alcuni annunci differiscono dalle garanzie verbali offerte tanto da sinistra quanto da destra nelle fasi pre-elettorali. Il ritorno in termini di fiducia è del tutto negativo. Al cittadino viene richiesta larga e costante lealtà. Altrettanta il cittadino ne pretende legittimamente dai suoi pubblici comunicatori. 

 



PENSIAMOCI
di Gaspare Barbiellini
Amidei

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