Emergenza Rom, emergrenza Italia L’assassinio della signora di Roma ha segnato una svolta nell’atteggiamento verso l’immigrazione. Ma ci sono cinque errori da evitare, perché il problema fondamentale è il nostro modo di gestire il Paese Qualcuno ha detto che l’assassinio della signora di Roma, pur atroce nelle modalità e tristissimo anche perché ha colpito una famiglia civilissima e guidata dall’amore, è comunque stato un delitto come un altro. Perché allora tanta emozione da spingere il Governo a prendere provvedimenti forti e da innestare un dibattito internazionale con la Romania e con l’Ue? Perché non tutti i delitti sono uguali: alcuni segnano punti di svolta. Il delitto di Roma, per il momento in cui è avvenuto in una collettività già tesa e preoccupata, per la sua ferocia e al tempo stesso per la sua banalità, appartiene a quei delitti. Ma affinché la svolta sia fruttuosa è necessario evitare alcuni errori. Primo errore: mettere in relazione episodi di violenza di immigrati con l’immigrazione nel suo complesso, ipotizzando così un inesistente rapporto di causa ed effetto. L’immigrazione regolare (3,7 milioni) ha un tasso di occupazione del 74%, 12 punti più degli italiani; queste persone fanno lavori (nelle campagne, nelle fabbriche, come badanti) che gli italiani richiedono ma non fanno più; producono una ricchezza pari a 90 miliardi di euro, il 6,1 per cento del Pil. Sono per la nostra economia una necessità e una benedizione. Secondo errore: sottovalutare il degrado delle nostre periferie in mano a delinquenti, spesso immigrati irregolari, e il fatto che le statistiche di natura penale (denunce e carcerazioni) che si riferiscono agli immigrati sono superiori alla proporzione che a loro competerebbe. Terzo errore: non ammettere che il fenomeno era assolutamente prevedibile. Il ministro Amato ha detto: nessuno poteva prevedere che il fenomeno immigrazione, con le connesse degenerazioni, avrebbe assunto tanta virulenza. Il ministro non dice il vero. Il fenomeno non solo era prevedibile ma fu ampiamente previsto. Per citare una fonte sola: il cardinale Tonini predisse per tempo, e in termini pubblici e accorati, il film che ci sta ora scorrendo davanti agli occhi. L’incapacità di previsione della nostra classe politica è uno dei drammi più seri del Paese. Fermare un fenomeno indesiderato affrontandolo all’inizio può essere difficile ma è fattibile. Affrontarlo quando la pianta ha messo robuste radici è molto più difficile. Perciò per correggere la deriva in cui ci troviamo ci vorranno molti anni e molta tenacia. Quarto errore: confondere il corretto spirito di solidarietà e accoglienza con il buonismo che tutto giustifica e tutto tollera. Se vogliamo una società aperta dobbiamo, conseguentemente, volere una società severa, capace di esercitare controlli, assicurare la certezza della pena, combattere l’illegalità. Non abbiamo bisogno di nuove leggi ma di un diverso modo di applicare le leggi. Il fenomeno, quindi, si sposta dall’immigrazione a come gestiamo i fenomeni di illegalità e delinquenza nel nostro Paese, a prescindere dalla provenienza di chi commette delitti e illeciti. In Romania negli ultimi anni i reati sono diminuiti del 26%, come effetto di un contrasto forte dell’illegalità, di un rafforzamento delle forze di polizia e di un’emigrazione degli indesiderabili. Per cui abbiamo anche subito la beffa di sentirci dire dai rappresentanti di quel Paese: perché non fate come noi? Una delle ragioni è proprio che molti delinquenti hanno lasciato il Paese e si sono rifugiati da noi. «Perché da voi è tutto facile, non si è mai condannati o, se si è condannati, in un modo o nell’altro si esce subito dalla galera», mi diceva un rom, uno dei tanti rom per bene e lavoratori, che cercava di spiegarmi l’anormale concentrazione di delinquenti romeni e rom, che la conclamata (da Amato) incapacità di pre-vedere (vedere avanti) della nostra classe politica ha tollerato e favorito. Quinto errore: pensare che si tratti di questione di destra o di sinistra, anziché di vizi e difetti nazionali. Vi sono orrende bidonville, fucine di illegalità oltre che di inaccettabile degrado, intorno a Roma che da anni ha un governo di centro-sinistra. Vi sono identiche bidonville a Milano e a Palermo, da anni governate dal centro-destra. Se guardiamo a fondo scopriremo che non si tratta di un problema di immigrazione, né di destra o sinistra, ma di un problema di degenerazione della nostra democrazia, delle nostre istituzioni, del nostro modo di gestire il Paese.