Speciale domenica.
a cura di Alberto Fusi   

IL VANGELO DELLA COMUNITÀ - RITO AMBROSIANO

14 Marzo 2010
Anno C



 

Domenica del cieco

    
 

1. La quarta domenica di Quaresima

È detta "del cieco" a motivo del brano evangelico in essa proclamato: Giovanni 9,1-38b per illustrare e accompagnare il necessario progressivo itinerario di fede in vista della "illuminazione" battesimale e di chi vuole riscoprirne la grazia e la responsabilità. Il Lezionario, inoltre, riporta: Lettura: Esodo 17,1-11; Salmo 35; Epistola: 1Tessalonicesi 5,1-11. Nella Messa vespertina del sabato la Lettura Vigiliare è presa da Matteo 17,1b-9.
  

2. Vangelo secondo Giovanni 9,1-38b

In quel tempo. 1Passando, il Signore Gesù vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: "Va’ a Sìloe e làvati!". Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».

13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».

18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». 20I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».

24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore» 25Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». 26Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». 27Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». 28Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». 30Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto fare nulla». 34Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». 36Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». 37Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». 38Ed egli disse: «Credo, Signore!».
  

3. Commento liturgico-pastorale

Il centro focale dell’intero racconto è la rivelazione di Gesù come "luce del mondo" (v 5) riprendendo, così, le parole di rivelazione del Verbo fatto carne che leggiamo nel prologo del racconto evangelico giovanneo. Il miracolo, perciò, della guarigione dell’uomo "cieco dalla nascita" è come l’esemplificazione o la traduzione in pratica di tale parola di rivelazione.

Partendo dalla constatazione della condizione di "tenebra" in cui quell’uomo vive da sempre, una volta scartata l’ipotesi diffusa normalmente in quel tempo, vale a dire che essa rappresenta la giusta punizione di Dio per una colpa, anche segreta, dello stesso cieco nato (ma come può aver peccato?) o dei suoi genitori (vv 2-3), il testo evangelico vuole far capire che l’uomo "non illuminato" dal Signore Gesù, vive nelle "tenebre" ossia nell’incapacità di credere.

Nell’atteggiamento dei farisei che si ritenevano degli "illuminati" perché conoscitori della Legge di Dio e, dunque, non disponibili a farsi "illuminare" da Gesù, viene detto che non tutti accolgono la luce di rivelazione che è in Cristo Signore. Alcuni, presumendo di sé, si autoescludono dall’azione di grazia che il Signore ha in serbo per tutti.

Egli, infatti, come una volta il "cieco dalla nascita", "vede" (v 1) la triste condizione di tenebra che grava sull’umanità incredula e di essa è venuto nel mondo a prendersi cura come esemplarmente annunciato nel "segno" della guarigione del "cieco nato". Ciò è chiaramente detto nel progressivo cammino di fede fatto di "gesti" e di "parole" che Gesù stesso fa percorrere al "cieco".

Per lui, inizialmente Gesù è semplicemente "l’uomo" che lui non sa neppure dov’è e che non ha mai visto! (vv 11-12). Poi è "un profeta" (v 17), quindi un uomo che viene da Dio (v 33), ma è solo davanti a Gesù che gli rivela la sua identità di "Figlio dell’uomo" il momento in cui acquista la "vista", ossia la capacità di credere in Gesù: "Credo, Signore!" (vv 35-38).

Si comprende, così, perché la sapienza orante della Chiesa abbia letto e interpretato il testo evangelico oggi proclamato in chiave "battesimale". La stessa cosa avviene per la Lettura presa dal libro dell’Esodo 17,1-11 dove, nell’acqua fatta scaturire dalla roccia percossa dal bastone di Mosè (vv 5-6), si è vista una profezia dell’acqua scaturita dal petto del Signore crocifisso (Giovanni 19,34), simbolo del Battesimo, che è la "piscina di Siloe" in cui tutti sono invitati ad immergersi per ottenere la guarigione dalla cecità connaturata all’uomo, vale a dire l’incredulità.

È ciò che proclama il Prefazio che vede nel "prodigio inaudito" con il quale il Signore ha ridato la vista al cieco nato il disegno mirabile di Dio di lavare "la cecità di questo mondo" e di far risplendere "ai nostri occhi ottenebrati" la "luce vera" ossia il suo Figlio Gesù! L’interpretazione battesimale è pure chiaramente affermata nella seconda parte del Prefazio dove: «Nel mendicante guarito è raffigurato il genere umano prima nella cecità della sua origine e poi nella splendida illuminazione che al fonte battesimale gli viene donata».

Il brano dunque, se è particolarmente adatto a preparare i "catecumeni" al Battesimo, è prezioso anche per noi già "illuminati" per prenderne una sempre più viva e gioiosa consapevolezza e per vivere, come ci esorta l’Apostolo, come "figli della luce e figli del giorno", considerato appunto, che con l’illuminazione battesimale non siamo più sotto il potere delle tenebre e dunque "figli delle tenebre" (1Tessalonicesi 5,5).

L’Apostolo poi specifica che tale esistenza è così declinata: «siamo sobri, vestiti con la corazza della fede e della carità, e avendo come elmo la speranza della salvezza» (v 8).

Per questo preghiamo con le parole del Canto All’Ingresso: «Tu che hai aperto gli occhi al cieco nato, con la tua luce illumina il mio cuore perché io sappia vedere le tue opere e custodisca tutti i tuoi precetti» e ad "occhi aperti" ti riconosca mentre mi parli nelle Scritture e nei santi "segni" del tuo amore: il tuo Corpo "offerto", il tuo Sangue "versato".