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Settimo
rapporto CISF sulla famiglia in Italia SETTE
OSSERVAZIONI Fenomeni emergenti rilevati nel Settimo
Rapporto Cisf Si nota che, in un numero crescente di famiglie,
non sono più gli adulti a sostenere i loro genitori anziani, ma sono
gli anziani a sostenere le famiglie dei figli e dei nipoti; in altri
termini, la relazione di filiazione "si estende" in modi
nuovi, dando vita al fenomeno dei "nuovi nonni".
Il lavoro clinico e sociale con le famiglie è
entrato ulteriormente in crisi, perché
continua a non vedere la matrice gruppale e reticolare della famiglia;
gli operatori che cercano di aiutare le persone a superare le
difficoltà familiari continuano a farlo con un "pregiudizio
individualistico", nel senso che intervengono sugli individui
più che sulle relazioni e così, indirettamente, contribuiscono a
sostenere delle rappresentazioni fantasmatiche fortemente distorte degli
intrecci familiari.
La cosiddetta "mediazione familiare"
sta rivelando seri limiti; le forme
familiari che nascono dalla rottura di un matrimonio, cioè il genitore
solo (al 90% la madre con il figlio affidato a lei) e le famiglie
ricostituite, sono meno facili da vivere di quanto non si dica; diventa
oggi più evidente che la qualità del ‘genitore sociale’ risposato
non è la stessa del genitore naturale. La qualità delle relazioni
familiari nelle famiglie che si costituiscono dopo la separazione o il
divorzio ha qualcosa di peculiare e insieme di problematico rispetto
alla ‘prima famiglia’, perché è difficile mantenere la relazione
genitoriale con il legame coniugale fratturato.
Il rapporto tra famiglia e TV è sempre più
distorto: la TV tende a proporre delle
rappresentazioni polarizzate della famiglia, nelle forme più
tradizionali (e idealizzate) oppure in quelle più patologiche (famiglie
allo sbando, distrutte, comunque critiche e piene di conflitti). Queste
modalità di rappresentazione non corrispondono tanto alle forme
identitarie delle famiglie stesse, quanto essenzialmente ai codici
semiologici e comunicativi della TV, che impone questi modelli estremi,
e così falsifica ancora di più il modo in cui la TV è utilizzata per
aiutare a l’identità e la diversità delle esperienze familiari.
Le famiglie plurali in quanto miste (multi-religiose)
sono un problema largamente irrisolto,
perché l’ordinamento giuridico italiano non sa ancora affrontare in
modo adeguato le vicissitudini di famiglie che hanno dietro di sé
tradizioni culturali che presentano differenze radicate e rilevanti, per
esempio fra religione cattolica, ebraica ed islamica;
I trattamenti e i servizi di welfare non
hanno avuto rilevanti adeguamenti in rapporto alla differenziazione
delle forme familiari; perdura una forte indistinzione pratica e
normativa; l’attenzione alle forme familiari "nuove" è
figlia di una sorta di rincorsa assistenzialistica, cioè di istanze
compensative e riparatorie, più che di innovazioni vere e proprie nel
sostegno preventivo delle famiglie, in particolare per quanto riguarda
la natalità e la genitorialità. Il sistema di welfare rincorre
le differenze familiari essenzialmente come dis-equità, anziché
attivare interventi volti a valorizzare le differenze se e laddove siano
richieste e positive per la collettività.
Il diritto positivo va riconoscendo come famiglie
delle forme familiari che non sono tali dal punto di vista sociologico;
il diritto di famiglia diventa fattore attivo e agente promotore di
dis-ordine; occorre ribadire che i "diritti delle famiglie"
non sono la stessa cosa delle "famiglie del diritto".
Cisf - Codice fisc/P.
Iva 05023630964
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