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Settimo
rapporto CISF sulla famiglia in Italia
Identità e varietà dell'essere famiglia:
il fenomeno della pluralizzazione
SINTESI
DEI CAPITOLI
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La famiglia italiana si
pluralizza:
realtà, significati, criteri di distinzione |
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Pierpaolo Donati |
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La pluralizzazione delle forme familiari
rilevabile nella società contemporanea, e in particolare nella società
italiana, costituisce occasione di riflessione rispetto a due problemi
fondamentali:
- l’identità del familiare (quando e
come un gruppo di persone può essere definito "famiglia");
- il ruolo della famiglia nella società,
e in particolare il suo essere risorsa e valore socialmente rilevante,
il suo costituirsi come "bene pubblico", nel duplice senso
di ambito da tutelare (destinatario di interventi di supporto) e di
produttore di socialità (risorsa "pubblica", che introduce
gli individui alla costruzione della società).
Due sono le ambiguità di fondo che
caratterizzano il "discorso" sulla famiglia oggi:
- in primo luogo si ipotizza che il
termine famiglia possa e debba adattarsi tendenzialmente a tutte le
"forme di convivenza", liberamente scelte dagli individui,
definendo così un’area di "scelte private" priva di
qualsiasi norma, criterio o confine definitorio esterni alla libera
scelta dei soggetti coinvolti;
- in secondo luogo, che il percorso che
si sta attuando storicamente sia indirizzato in modo univoco verso una
crescente e inarrestabile pluralizzazione e frammentazione delle forme
familiari, verso nuovi modi di socialità opposti o comunque diversi
da quella che viene definita "famiglia nucleare
tradizionale".
Appare fondamentale assumere invece un
atteggiamento non pre-giudiziale, che legga attentamente le dinamiche
sociali. Solo così si può osservare che:
- l’affermarsi di nuove forme familiari
rappresenta prevalentemente la ricerca di "più famiglia",
attraverso meccanismi di adattamento che i sistemi familiari mettono
in atto di fronte a sfide interne ed esterne;
- tale adattamento tende, nella maggior
parte dei casi, a garantire la continuità di due qualità essenziali
del familiare, la cui compresenza discrimina tra "famiglia"
e "non famiglia": 1) l’incontro tra maschile e femminile
nell’alleanza di coppia; 2) la dimensione generativa, assolta nella
responsabilità genitoriale.
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Famiglia e pluralizzazione
degli stili di vita:
distinguere tra relazioni familiari e altre relazioni familiari |
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Pierpaolo Donati |
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Nella descrizione delle diverse forme
familiari occorre superare una prospettiva statica, per adottare un
approccio capace di tenere conto della dinamica processuale e della
mutevolezza dei percorsi familiari nel corso del tempo. Ciò consente di
sfuggire al pregiudizio evoluzionista, che considera la pluralizzazione
delle forme familiari come un fenomeno progressivo, evolutivo,
contrapposto al permanere di una famiglia tradizionale.
L’ipotesi di fondo del presente Rapporto è invece che la
pluralizzazione oggi in atto (e che era in atto, con diverse modalità e
manifestazioni, anche nei secoli scorsi), è un processo di adattamento
della famiglia (morfogenesi) a partire da una "identità
profonda" del familiare (quasi un genoma) basata sull’intreccio
combinato di due dimensioni, quella generativa (intergenerazionale, basata
sul dono e sulla generatività) e quella relazionale (di coppia, basata
sulla relazionalità e sulla sessualità). Le nuove forme familiari
possono quindi essere considerate come sistemi di relazioni che
privilegiano uno o più aspetti di questo complesso intreccio valoriale e
comportamentale, adottando soluzioni che possono produrre più famiglia
(relazionalità, legami progetto) oppure più individualità (autonomia,
libertà dei singoli, autoreferenzialità).
Anche la società, dal canto suo, può
riconoscere la famiglia a partire da due paradigmi:
- il primo, individualista,
riconosce diritti solo ai singoli cittadini, e quindi tende a leggere
la vita privata come "libera aggregazione", qualunque sia la
sua forma (familiare o meno); ciò indebolisce, tuttavia, i legami tra
le persone, e quindi la capacità solidaristica e pro-sociale dei
singoli e della società tutta;
- il secondo, relazionale, vede
nella capacità aggregativa delle persone il fondamento della
cittadinanza e l’origine della socialità, e riconosce quindi
diritti e doveri a questi spazi di auto-organizzazione del sociale: in
primis alla famiglia, che diventa il primo ambito di
responsabilità (e di educazione) nei confronti del bene comune.
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Analisi demografica delle
"nuove" forme familiari e
delle forme di convivenza in Italia e in Europa |
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Giancarlo Blangiardo |
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Il confronto tra l’assetto demografico
del nostro Paese, considerato anche nelle sue diversità territoriali, e
gli altri Paesi dell’Unione Europea consente di verificare la maggiore o
minore sintonia delle tendenze evolutive del contesto italiano con modelli
e strutture demografiche e familiari molto differenziati.
Emerge una significativa differenziazione territoriale, sia a livello
europeo che all’interno del nostro Paese, che evidenzia la necessità di
non adottare approcci evoluzionistici unidirezionali, ma di verificare il
modo in cui, in singoli e circoscritti contesti territoriali, cultura,
economia, stili di vita e valori interagiscono e determinano le scelte
familiari e generative delle famiglie.
Si segnala inoltre una certa specificità del "caso Italia",
legata a tre specifici ambiti, che contrassegnano in modo originale la
struttura familiare del nostro Paese:
- la crescita della quota di popolazione
anziana;
- la scarsissima propensione alla
generatività (pochissimi figli);
- il fenomeno della "famiglia lunga
del giovane adulto" (elevata quota di giovani sotto i 35 anni che
rimangono nella famiglia di origine, rimandando il matrimonio e l’autonomia
abitativa).
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La relazione filiale nella
famiglia "plurale" |
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Giovanna Rossi, Elisabetta Carrà |
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Dall’analisi delle famiglie di giovani
coppie con figli piccoli si evidenzia che, nell’ottica del figlio, la
pluralizzazione delle forme familiari assume un volto particolare,
generalmente problematico, perché la pluralizzazione minaccia gli
equilibri generazionali.
Emergono in questo senso due principali criteri che segnano la qualità
dell’esperienza familiare delle giovani coppie con figli:
- in primo luogo si rileva una elevata ambivalenza
che caratterizza i legami tra le generazioni. Le giovani
famiglie analizzate dipendono in misura rilevante, nella gestione dei
propri compiti genitoriali, dalla generazione precedente (i nonni), ma
tale collaborazione viene spesso vissuta sotto il codice della necessità,
da parte dei giovani genitori (senza altre opportunità di cura dei
figli piccoli, che pure sarebbero preferibili a determinate
condizioni), e dell’obbligo da parte dei genitori anziani
("costretti" a risolvere i problemi dei propri figli). In
tal modo per la "generazione di mezzo" rimane ancora
faticosa e ambigua la definizione della propria condizione di adulti,
finalmente "indipendenti" dai propri genitori.
- In secondo luogo emerge una specie di
"via italiana" al demariage, vale a dire all’indebolimento
del legame di coppia, come fondamento della famiglia, a favore del
legame generazionale (in particolare genitori-figli). Se infatti in
altri contesti europei (e segnatamente in Francia) il demariage rende
"irrinunciabile" il legame dell’asse verticale
(genitori-figli), e invece sempre più contrattabile e rinegoziabile
il legame di coppia (orizzontale), in Italia questa dialettica viene
significativamente modificata dal permanere, sulla scena familiare,
della generazione di origine (i nonni), che ridefinisce i nuovi
genitori ancora come "figli"; rimane così, come in Francia,
emarginato il legame di coppia, che però non viene sostituito dalla
responsabilità genitoriale, come invece accade nell’esperienza
francese.
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Configurazioni sceniche
dell’essere famiglia
Ovvero del ragionare sulla pluralizzazione |
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Corrado Pontalti |
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La famiglia può essere qualificata, nel
vivo dell’esperienza storica concreta, dalla compresenza dei seguenti
elementi:
- ambito entro cui uomo e donna si
incontrano ed entrano in relazione;
- luogo di organizzazione di relazioni di
parentela, che consente l’incontro con l’altro (possibilità dell’incontro
inclusivo e pacifico con lo straniero);
- luogo entro cui si genera la prole (le
nuove generazioni) e si definisce la sua appartenenza, che non
riguarda solo la coppia (famiglia nucleare, i soli genitori e figli),
ma che si inserisce nelle stirpi (i sistemi di parentela e
plurigenerazionali);
- strumento per l’inserimento di questi
complessi intrecci in codici del sociale, normati sia per via
giuridica positiva (la società) sia per via culturale-sacrale.
Queste qualità del famigliare,
definite socialmente, devono essere percepite anche
"soggettivamente", da ogni membro di una famiglia, che può, per
converso, metterle in discussione parzialmente o in toto. Così, per
esempio, un individuo può "rifiutare" il legame
intergenerazionale in cui è inserito.
Di fronte a questa duplice necessità definitoria del famigliare (oggettiva/sociale
e soggettiva/personale), oggi siamo di fronte ad una ridefinizione della
famiglia "a partire dal figlio", che rende incerte le
attribuzioni di "ruolo" finora riconosciute (padre, madre,
figli, nonni, ecc.), rivoluzionando rapporti di potere e modalità
relazionali.
Ed è proprio da queste incerte ridefinizioni che si genera una
pluralizzazione di forme familiari che chiama ogni persona, famiglia ed
operatore ad una grande flessibilità e capacità di lettura e di ascolto.
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Dalla frattura del patto
coniugale
alla pluralità dei percorsi coniugali |
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Vittorio Cigoli, Giancarlo Tamanza |
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La considerazione delle situazioni di
frattura coniugale (separazioni, divorzi), evidenzia alcuni aspetti
relazionali che vanno ben al di là della semplice "produzione di
nuove forme familiari", pur operante, se si considerano i nuclei
monogenitoriali, o le famiglie ricostituite che spesso si formano al
termine di un percorso di frattura coniugale: In particolare:
- i percorsi di rottura del patto
coniugale sono estremamente differenziati, e le loro caratteristiche
determinano in modo decisivo il futuro dell’identità individuale,
di coppia e genitoriale; in alcuni casi, ad esempio, il permanere di
una "buona" rappresentazione della propria identità
familiare (storia) agevola il permanere della responsabilità
genitoriale per entrambi; all’opposto, nei casi in cui la rottura
passa attraverso il rifiuto totale dell’altro nella propria vita,
sarà più complesso il permanere della competenza genitoriale,
soprattutto per il partner non convivente con i figli. La qualità del
"genitore sociale", risposato, di fatto non è uguale a
quella del genitore naturale.
- la mediazione familiare può in questa
prospettiva giocare un ruolo di "facilitatore", agevolando
il riconoscimento di una storia che è oggettivamente accaduta, e che
può essere abbandonata, ma non "strappata via";
- anche nelle esperienze di famiglie
ricostituite, inoltre, la qualità delle relazioni educative e dell’esperienza
dei "figli del divorzio" dipenderà direttamente dalla
capacità di alimentare nei figli la speranza e la fiducia nel legame
genitoriale anche rispetto al "terzo coniuge", non più
presente nella quotidianità del figlio ma che permane come referente
di significato e di identità.
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Media e pluralità
familiare. Il contributo della comunicazione televisiva
alla rappresentazione sociale della pluralità familiare |
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Francesco Casetti, Mariagrazia Fanchi |
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Le più recenti indagini sul consumo
televisivo rilevano soprattutto:
- un "governo familiare" del
mezzo televisivo, che appare essere in misura crescente
"controllato" da un sistema familiare capace di inserirlo
nella comunicazione quotidiana; meno frequentata appare una visione
individuale, casuale, passiva;
- una valenza "pedagogica", di
apprendistato, nei confronti dei new media, che vengono usati
in interazione (non in alternativa) con il medium televisivo;
- una rilevante distanza delle
generazioni più giovani dalla televisione, con un uso distaccato,
selettivo, maturo; i consumatori più intensi di televisione risultano
essere invece bambini e anziani (con significativi problemi nel caso
di visione solitaria dei programmi).
Per quel che riguarda invece la
rappresentazione della famiglia da parte della televisione, emerge:
- la prevalenza del linguaggio televisivo
rispetto all’attenzione a contenuti, valori, ideali di famiglia (la fiction
propone modelli diversi dai talk show o dai reality show,
in funzione degli obiettivi narrativi dei singoli formati);
- la descrizione di storie/modelli
familiari diversi, con percorsi, forme familiari o scelte di vita
anche trasgressive, viene in genere accompagnata da un
riferimento/paragone ad un modello ideale stereotipato di famiglia
nucleare, basata sugli affetti e sulla libertà individuale;
- emerge nel complesso una preoccupante
distanza tra le famiglie raccontate in televisione e le famiglie
reali, presenti nel nostro Paese.
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La pluralità dei matrimoni
dal punto di vista religioso
(cristianesimo, ebraismo, islam) |
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Silvio Ferrari |
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Il confronto tra matrimonio civile nei
Paesi occidentali e i matrimoni celebrati dalle tre grandi religioni
monoteiste (ebraismo, cattolicesimo, islam) evidenzia che la dimensione
sacramentale caratterizza solo il matrimonio canonico, mentre negli altri
contesti culturali prevale una definizione contrattuale del patto
coniugale; ciò significa che il matrimonio canonico attribuisce all’impegno
iniziale un valore fondativo "semel pro semper", che
invece deve essere mantenuto nel tempo negli altri percorsi coniugali (e
che può quindi interrompersi, nel caso vengano a cadere o mutare le
condizioni previste dal patto stesso).
Nello specifico, la natura "pubblica" della religione islamica
(che pretende di normare anche l’organizzazione socio-politica delle
nazioni) può entrare in conflitto con alcuni presupposti culturali dell’Occidente,
e in particolare con i valori della parità uomo-donna e dell’autonomia/diritti
dei minori.
Occorre quindi esplicitare quale è il "patrimonio culturale
condiviso" che caratterizza una comunità nazionale, che consenta di
discriminare, in un contesto di crescente multietnicità e
multiculturalità, le modalità e le condizioni di rispetto dei diritti
individuali e relazionali degli individui e delle famiglie, nonché delle
diverse identità culturali, etniche e religiose.
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Welfare e pluralizzazione
delle forme di convivenza:
promozione o smantellamento della famiglia coniugale? |
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Carla Collicelli, Francesco Salvatori |
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Si sviluppa una puntuale ricognizione dei
provvedimenti di politica sociale a livello europeo, nazionale, regionale
e locale indirizzati alle famiglie, ricostruendo in particolare le
soluzioni adottate rispetto al fenomeno della pluralizzazione delle forme
familiari e alla minore presenza dell’impegno socialmente assunto (famiglie
senza matrimonio).
Emerge tra l’altro che, nel nostro contesto nazionale, la pretesa di
assimilare alle famiglie giuridicamente fondate tutte quelle situazioni
che in vario modo sono riconducibili alle "famiglie di fatto"
(per lungo tempo destinatarie solo di provvedimenti assistenziali,
frammentati e riparatori) rischia di penalizzare proprio le famiglie
"a progettualità lunga", che costituiscono ancora il tessuto
connettivo delle famiglie in Italia, e che sono state troppo a lungo
dimenticate dalle politiche sociali del nostro Paese. Non si tratta di
garantire privilegi a chi istituzionalizza e pubblicizza i propri legami
privati, ma di riconoscere e promuovere chi riconosce al marimonio la sua
natura di impegno sociale e di responsabilità pubblica.
In altri termini, l’attenzione alle forme familiari "nuove"
appare figlia di una sorta di rincorsa assistenzialistica, cioè di
istanze compensative e riparatorie, più che di innovazioni vere e proprie
nel sostegno preventivo e promozionale delle famiglie.
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I diritti delle famiglie e
"le famiglie" del diritto:
identità e pluralismo nelle relazioni tra società, diritto e famiglia |
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Riccardo Prandini |
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Viene svolta un’accurata e approfondita
analisi dei provvedimenti normativi e delle proposte esistenti nei Paesi
europei e nel contesto italiano, con particolare attenzione ad alcune
nazioni, che hanno dato rilevanza giuridica a forme di convivenza diverse
dal matrimonio civile (come il Pacs in Francia o la normativa approvata in
Olanda sulle unioni omosessuali).
Dal punto di vista interpretativo emerge che nelle società considerate il
diritto tende comunque a tutelare quelle relazioni che rappresentano e
realizzano "beni di interesse collettivo"; il matrimonio, in
questa prospettiva, promuove:
- uno status sociale certo per i
coniugi nei confronti dei terzi (regolazione della sessualità,
appartenenza ad un luogo sociale definito);
- per i figli la certezza di essere
riconosciuti e accuditi da un padre e da una madre, venendo così
iscritti in una genealogia certa e avendo un contesto che garantisce
la loro socializzazione;
- per lo Stato, la stabilità e la
pubblicità della relazione tra genitori e con i figli, l’identificazione
dei cittadini e dei loro diritti e doveri, la certezza della
trasmissione patrimoniale.
Ciò implica l’attenzione a "non
assimilare ciò che è diverso", riconoscendo quindi una diversità
intrinseca tra famiglia legittima e altre forme di convivenza (incluse le
convivenze more uxorio). In questa prospettiva la proposta di
assimilare scelte di vita private "non familiari" alla famiglia
giuridicamente definita costituisce spesso un tentativo strumentale di
garantire altri diritti (es. degli omosessuali), giuridificando però
intrusivamente scelte che appartengono alla sfera privata.
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Conclusioni: famiglia,
famiglie:
coniugare identità e pluralità |
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Pierpaolo Donati |
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La pluralizzazione delle forme familiari
risponde a impulsi oggettivi e soggettivi, locali e globali, di
differenziazione e integrazione sociale, espressioni di una crescente
soggettivizzazione degli stili di vita, che generano una privatizzazione
delle relazioni familiari.
Tuttavia tale fenomeno non può "privatizzare" anche il diritto
e l’etica pubblica, che richiedono invece un pensiero pro-sociale,
collettivo, pubblico. Ciò implica la costruzione di disposti normativi
che selezionino, tra gli stili di vita liberamente scelti dagli individui,
quelle modalità che si fanno carico della costruzione del bene comune,
attraverso l’assunzione di una responsabilità pubblica, e che li
regolino giuridicamente.
La pretesa di normare altre scelte di vita, più privatistiche,
equiparandole alla famiglia, genera il paradosso di
"pubblicizzare" una libera scelta, generando così una ulteriore
"pubblicizzazione" (invasione) delle relazioni private.
Il vero problema quindi non è tanto quello di declinare la famiglia al
plurale, quanto piuttosto di leggere e promuovere la relazionalità che
qualifica la famiglia, al suo interno e nel suo rapporto con la società
esterna.
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Modificato
martedì 06 maggio 2008
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