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FAMIGLIA
E CAPITALE SOCIALE
NELLA SOCIETÀ ITALIANA
Ottavo rapporto CISF sulla famiglia in Italia
BREVE
SINTESI
DEI CAPITOLI
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1)
La famiglia come capitale sociale primario
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di
Pierpaolo Donati |
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Nel primo capitolo, Pierpaolo Donati
presenta e discute il tema generale del Rapporto chiarendo i
termini del discorso. Vengono presentate le varie concezioni del capitale
sociale e i risultati delle ricerche empiriche. L’autore introduce qui
una nuova distinzione, ancora assente nella letteratura in merito, e cioè
la distinzione fra capitale sociale primario e secondario.
Tale distinzione permette di osservare meglio la specificità del
contributo che la famiglia dà alla creazione del capitale sociale
complessivo di una società. In particolare si chiarisce meglio il ruolo
che le associazioni civili hanno nel produrre capitale sociale rispetto
alla famiglia. L’analisi delle dinamiche che connettono il capitale
sociale della società ai cambiamenti familiari (nelle strutture e
comportamenti) dimostra che la famiglia aumenta – e non già diminuisce
– la sua importanza come produttrice di ciò in cui consiste il capitale
sociale più raro, cioè quelli che l’autore chiama "beni
relazionali". Vengono infine suggerite linee di azione per
valorizzare, anziché far deperire, il capitale sociale della famiglia.
Note biografiche
Pierpaolo Donati
Professore ordinario di sociologia, Direttore del Ceposs e Coordinatore
del Dottorato di ricerca in sociologia presso il dipartimento di
sociologia dell’università di Bologna. Già presidente
dell’Associazione Italiana di Sociologia, è membro della Pontificia
Accademia di Scienze Sociali e Consigliere nel Board dell’International
Institute of Sociology. Ha fatto parte di varie Commissioni nazionali ed
internazionali, sui temi della politica sociale, della popolazione della
famiglia, del volontariato, delle tossicodipendenze, dell’infanzia,
della bioetica. Ha ricevuto il riconoscimento dell’ONU come membro
esperto. Fa parte di Comitati scientifici di varie istituzioni accademiche
di ricerca, nazionali ed internazionali. E’ inoltre direttore della Rivista
Sociologia e Politiche Sociali. Al suo attivo ha circa 500
pubblicazioni.
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2)
Capitale sociale familiare e socialità:
una indagine sulla popolazione italiana
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di
Riccardo Prandini |
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Nel secondo capitolo, Riccardo Prandini
presenta i risultati di una indagine originale condotta su un campione di
1.000 cittadini italiani, realizzata in collaborazione con Luigi Tronca.
Il saggio è diviso in due parti. Nella prima si mostra come la teoria del
capitale sociale sia fortemente pregiudicata da un quadro di riferimento
teorico che non lascia spazio all’originalità della relazione familiare
schiacciata sia dalla preoccupazione per il funzionamento del mercato sia
dalla preoccupazione per la produzione di virtù civiche funzionali alla
coesione sociale. Nella seconda parte, l’Autore propone una specifica
definizione di capitale sociale familiare inteso come quella
proprietà emergente e sui generis della relazione familiare,
capace di generare legami sociali affidabili, continui e basati sui mezzi
di scambio simbolicamente generalizzati del dono e della reciprocità.
Questa definizione viene operazionalizzata in maniera innovativa e diventa
la variabile indipendente rispetto alla quale vengono correlati quattro
indicatori di produzione di socialità. Dalle analisi emerge che quanto
maggiore è il capitale sociale familiare tanto maggiore è la capacità
di generare: 1) atteggiamenti fiduciari positivi sia nei confronti del
mondo familiare e vicino (fiducia locale) sia nei confronti di figure
sociali extra-familiari (fiducia generalizzata); 2) certi tipi di azioni
civiche rivolte alla comunità di appartenenza; 3) beni e servizi
relazionali destinati sia a conoscenti non parenti sia a familiari
coabitanti e non coabitanti; 4) partecipazione alla vita associativa anche
nella modalità della pluri-appartenenza a differenti organizzazioni. Il
contributo mostra in conclusione come capitale sociale familiare sia - con
le sue qualità specifiche di "familiarità" - una risorsa molto
positiva per la generazione di società: le correnti ipotesi sul carattere
negativo di un presunto "particolarismo familista", estraneo
alla generazione di "socialità", vengono pertanto falsificate.
Note
biografiche
Riccardo Prandini
Ricercatore in Sociologia dei processi culturali presso il Dipartimento di
Sociologia della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli
Studi di Bologna. E’ segretario di redazione della rivista Sociologia
e politiche sociali e collaboratore del Centro Studi di politica
sociale e sanitaria di Bologna (Ceposs).
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3)
Quando e come le famiglie generano comportamenti
prosociali nei figli
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di
Eugenia Scabini e Elena Marta |
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Nel terzo capitolo, Eugenia Scabini ed
Elena Marta affrontano il tema relativo al come le famiglie possono
promuovere, generare, sostenere, comportamenti prosociali nei figli. Viene
analizzata la letteratura in merito e vengono presentati i risultati di
una ricerca quali-quantitativa focalizzata sullo studio di uno specifico
ed emblematico tipo di comportamento prosociale programmato: il
volontariato organizzato. La messa a confronto di famiglie con un figlio
giovane-adulto impegnato nel volontariato con famiglie con un figlio
giovane-adulto non impegnato nel volontariato ha consentito di rilevare la
configurazione della famiglia prosociale e la sua capacità di essere e
creare capitale sociale. In estrema sintesi, i dati ci restituiscono
l’immagine della famiglia dei volontari come di una "famiglia
prosociale", in cui sia il padre sia la madre creano un clima
familiare che favorisce e sostiene l’impegno dei figli nell’ambito del
volontariato. Nello specifico, è possibile avanzare l’ipotesi che la
madre abbia un ruolo importante nel determinare l’impegno concreto dei
figli nell’ambito del volontariato, ma che tale influenza affondi le
radici nello sviluppo di atteggiamenti e comportamenti prosociali che
vedono il padre quale agente determinante. In altri termini, possiamo
ipotizzare che i padri, attraverso il "lavoro generativo paterno"
offrano il substrato in termini di prosocialità e di impegno personale e
la madre agisca poi sulla scelta concreta dell’impegno nell’ambito del
volontariato.
Note biografiche
Eugenia Scabini
Ordinario di Psicologia Sociale della Famiglia presso la Facoltà
dei Psicologia dell’Università Cattolica derl Sacro Cuore di Milano e
Direttore del Centro Studi e Ricerche sulla Famiglia della stessa
Università. Da anni si occupa di tematiche relative alle relazioni
familiari e ha dedicato particolare attenzione allo studio della
famiglia che affronta la transizione all’età adulta dei figli. Più
recentemente si è occupata delle diverse manifestazioni di prosocialità
e solidarietà da parte delle famiglie. Ha pubblicato numerosi lavori
teorici e di ricerca su riviste nazionali ed internazionali. E’
direttore, con Giovanna Rossi, della collana Studi Interdisciplinari
sulla Famiglia.
Elena Marta
Associato di Psicologia Sociale presso la Facoltà di Psicologia
dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Membro del
Centro Stuid e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica, le
sue ricerche hanno avuto quale oggetto le relazioni all’interno delle
famiglie con adolescenti e giovani adulti. I suoi studi più recenti
hanno preso in esame vari ambiti del volontariato, soprattutto quello
giovanile, e dell'impegno sociale. Ha pubblicato lavori di ricerca su
riviste nazionali ed internazionali.
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4)
Famiglia, scuola e capitale sociale
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di
Luisa Ribolzi |
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Nel quarto capitolo, Luisa Ribolzi parte
dalla constatazione che il rapporto fra scuola e famiglia nella
letteratura sociologica viene vissuto, per lo più, in termini di lettura
dei condizionamenti che la famiglia stessa precostituisce rispetto
alle possibilità di successo scolastico e, più in generale, alle
prospettive di marginalità sociale, oppure come investimento per la
costruzione di un capitale umano da utilizzare sul mercato del lavoro.
Entrambi questi approcci presuppongono una posizione passiva della
famiglia, che riceve e trasmette - senza elaborarlo ulteriormente - il
capitale culturale, vissuto come esterno all'esperienza familiare.
L’autrice propone di rileggere il ruolo della famiglia utilizzando sia
la prospettiva di Coleman (i cui studi hanno teso a cogliere il ruolo
della famiglia nella costruzione di una comunità di apprendimento che
vede l'apporto dei docenti e dei ragazzi all'interno di un comune progetto
educativo nelle scuole confessionali), sia la prospettiva di Bernstein
(che consente di interpretare la famiglia come frame per la
costruzione di un discorso di significato). La prospettiva della
"redditività" del capitale familiare si esprime sostanzialmente
nell'affermazione che nelle scuole che hanno un progetto educativo comune
fra famiglie e docenti (quali le scuole confessionali) l'esistenza di una
cultura condivisa porta sistematicamente ad un sia pur lieve miglior
rendimento anche di quei ragazzi che non partecipano della medesima
cultura. L'analisi viene costruita su dati originali di ricerca
riguardanti le reti di scuole paritarie in Italia, e su dati di secondo
livello riguardanti il fenomeno delle scuole charter negli Stati
Uniti.
Note biografiche
Luisa Ribolzi
Professore Straordinario di Sociologia dell’Educazione presso la Facoltà
di Scienze della formazione dell’Università di Genova. Si è occupata
degli aspetti istituzionali della formazione, con particolare riguardo ai
modelli organizzativi e al rapporto pubblico/privato, alla valutazione dei
sistemi, e alla professionalità degli insegnanti, oltre che di temi
relativi al rapporto fra scuola e mercato del lavoro, anche in ambito
internazionale. Fa parte del comitato scientifico del Cisf e del
Forum delle Associazioni familiari.
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5)
Quando e come l’associazionismo familiare genera capitale sociale?
Esperienze di sussidiarietà delle politiche sociali in Lombardia
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di
Giovanna Rossi |
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Nel quinto capitolo, Giovanna Rossi
affronta il tema delle funzioni comunitarie delle reti familiari, promosse
da una legislazione che si muove nell’ottica del principio di
sussidiarietà. Nella prima parte del capitolo, illustra – dal punto di
vista sociologico - il percorso che porta le famiglie a legarsi ad altre
famiglie attraverso un patto associativo specificamente familiare:
l’eccedenza di risorse che si crea nella relazione tra famiglie
costituisce capitale sociale sia per le famiglie stesse che per la società
nel suo complesso. Le associazioni, oltre ad offrire risorse strumentali e
relazionali, valorizzano la capacità delle famiglie di promuovere il
benessere della società attraverso una modalità di intervento sui
bisogni che fa perno sulle potenzialità delle reti sociali. In seguito,
l’Autrice documenta attraverso dati empirici originali e recenti, come
un’efficace politica sociale, orientata alle famiglie, possa stimolare
la produzione di capitale sociale da parte dell’associazionismo
familiare, con riferimento al caso della Regione Lombardia. A due anni
dall’istituzione del Registro lombardo delle associazioni di solidarietà
familiare, sono state interpellate le oltre 400 organizzazioni iscritte,
attraverso un’indagine online che documenta l’apporto che tali
soggetti offrono all’incremento del capitale sociale sia delle famiglie
sia del contesto territoriale in cui operano.
Note biografiche
Giovanna Rossi
Professore Straordinario di Sociologia della Famiglia all’Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
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6)
Famiglia e capitale sociale in sanità
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di
Carla Collicelli |
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Nel sesto capitolo, Carla Collicelli
analizza il rapporto tra famiglie e capitale sociale con riferimento
all’area dei servizi per la salute. Ella parte dall’osservazione che
le nuove malattie del benessere, dalla depressione alla anoressia,
riguardano milioni di famiglie italiane. Le cronicità, dall’Alzheimer
alle disabilita di handicappati ed anziani, ne colpiscono un numero ancor
più elevato. I costi sociali che ne derivano per la società e per gli
individui sono assai ingenti, sia in termini di peso psicologico, che di
carico assistenziale, che di cure e servizi retribuiti. L’autrice mette
in evidenza come la famiglia sia il principale soggetto in grado di
sviluppare un potenziale di solidarietà e di impegno civico, che
contribuisce sostanziosamente al capitale sociale collettivo che fa fronte
ai problemi di salute. In questo campo, la collaborazione tra reti di
sostegno e solidarietà familiare risulta intensa, anche se non mancano
casi documentati di sovraccarico familiare, in particolare dal punto di
vista di come vengono alimentate e gestite le reti stesse.
Note biografiche
Carla Collicelli
Vice-direttore Generale del Censis. Dopo la laurea in Filosofia
all’Università La Sapienza di Roma, si è specializzata a Francoforte
sul meno presso il DIIPF (Deutsches Institut fűr Internationale Pädagogische
Forschung). Dal 1980 lavora al Censis, dapprima come ricercatrice, poi
come responsabile del settore delle politiche sociali e dal 1993 come
vice-direttore. Si occupa in modo particolare di stato sociale, sanità,
modelli di sviluppo sociale ed economico, emigrazione, giovani.
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7) Il
ruolo della famiglia nel generare capitale sociale:
un approccio di economia politica
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di
Simona Beretta e Luigi Curini |
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Nel settimo capitolo, Simona Beretta e
Luigi Curini, collocandosi in un’ottica di economia politica, analizzano
il ruolo della famiglia nel generare capitale sociale, inteso come
aspettativa istituzionalizzata di cooperazione. Il contributo cerca di
mettere in luce se e quando la famiglia costituisca un luogo di relazioni
personalizzate che rafforza l’incentivo a generare aspettative di
cooperazione "generalizzate", cioè aperte ai non membri, e non
"localizzate". Gli autori utilizzano un semplice gioco di
interazione per rispondere a tre domande: come si apprende a cooperare in
una rete relazionale? A quali condizioni un attore proietta all’esterno
della rete le aspettative di cooperazione apprese? Esistono effetti di
"contagio" sugli attori terzi della propensione alla
cooperazione? Se si prende come riferimento una famiglia
"intergenerazionale" e "aperta", l’analisi porta a
ritenere che tale forma famigliare possa essere una significativa
determinante del capitale sociale di una data collettività. Il contributo
si conclude con un tentativo originale di verifica empirica del ruolo
della famiglia come explanans del capitale sociale, attraverso un
raffronto tra l’Italia e gli altri contesti europei. I risultati
suggeriscono la rilevanza delle relazioni familiari nel generare capitale
sociale; inoltre, indicano indirettamente che la struttura o forma interna
del nucleo famigliare "conta" nel processo di generazione di
capitale sociale.
Note biografiche
Simona Beretta
Professore Straordinario di Politiche economiche internazionali presso
la Faocltà di Scienze politiche dell’Università Cattolica del Sacro
Cuore. Coordinatrice del Master in European Studies and Global Affairs
presso l’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali. I suoi
interessi scientifici riguardano i processi di integrazione dei mercati
reali e finanziari e i problemi di governance regionale e globale.
Luigi Curini
Assegnista presso il Dipartimento di Studi Sociali e Politici
dell’Università di Milano, Facoltà di Scienze Politiche. I suoi
interessi riguardano la teoria della scelta razionale, gli studi
sull’azione collettiva e lo sviluppo, e la teoria normativa della
democrazia.
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8)
Religione famiglia e capitale sociale
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di
Pierangelo Sequeri |
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Nell'ottavo capitolo, Pierangelo Sequeri
indaga il rapporto fra religione e capitale sociale familiare. Egli parte
dalla constatazione che, uno dei problemi cruciali dell'odierna cultura
civile, imperniata sul modello ideale di un individuo perfettamente
autoreferenziale, risiede nel fatto che viene largamente eluso l'apporto
che l'iniziazione familiare fornisce alla costituzione dell'ethos sociale.
Il codice familiare dell'iniziazione all'umano, infatti, pone il referente
primario dell’esperienza etica nella società, cioè del suo capitale
sociale, e ne assicura la riproduzione e la continuità nel tempo. Sulla
base della illustrazione di queste premesse, il capitolo prospetta il
particolare interesse dello sviluppo della competenza familiare a riguardo
della regolazione sociale del sacro: che inevitabilmente viene in causa
nei punti di connessione dell'ethos con l'origine e la destinazione del
senso dell'umano che è rigorosamente comune. Secondo Sequeri, il sistema
dell'iniziazione familiare, qualora riceva adeguato riconoscimento, laico
ed ecclesiastico, del suo nuovo ruolo di istituzione politica primaria di
un umanesimo fiduciale e cooperativo, si candida obiettivamente a
diventare una risorsa strategica anche per il capitale sociale, e in
particolare per la migliore formulazione di un assetto condiviso del
rapporto fra religione/religioni e società democratiche.
Note biografiche
Ordinario di Teologia Fondamentale presso la Facoltà Teologica
dell’Italia settentrionale di Milano e incaricato di Estetica
teologica presso l’Accademia delle Belle Arti di Brera di Milano.
Redattore di Teologia e della Rivista del Clero Italiano.
Membro del Comitato di Bioetica della Fondazione Don Gnocchi, dei
Consigli Scientifici dell’Istituto Trentino di Cultura, della
Fondazione Cecchini Pace di Milano, e della rivista Chiesa Oggi.
Architettura e Comunicazione. Oltre agli argomenti teologici e
filosofici legati alla didattica istituzionale, i temi di maggior
impegno specialistico sono quelli al confine delle scienze religiose con
la psicologia e l’estetica (psicanalisi e religione, educazione e
società, percezione estetica e conoscenza simbolica)
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CONCLUSIONI.
Per una lettura non capitalistica della famiglia
come capitale sociale
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di
Pierpaolo Donati |
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Nelle conclusioni, Pierpaolo Donati
sintetizza le indicazioni operative del rapporto. In primo luogo, egli
sostiene che è possibile e necessario qualificare positivamente il
capitale sociale familiare. In secondo luogo che è necessario elaborare
un punto di vista culturale, e nuove analisi ad hoc, per
riconoscere le dinamiche di valorizzazione e svalorizzazione della
famiglia come capitale sociale in sé e per la società. Infine, vengono
presentate alcune linee orientative che dovrebbero essere seguite da
un’azione legislativa e da riforme sociali che intendano promuovere la
famiglia come capitale sociale primario.
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Segue: Spunti emergenti
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Modificato
martedì 06 maggio 2008
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