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FAMIGLIA
2000 Sintesi Seminario di studio
Introduzione Sabato 2 ottobre il Cisf insieme alle Edizioni San Paolo ha presentato la nuova collana Famiglia Duemila. I libri di questa collana vogliono essere di facile e rapida lettura, non più di 100 pagine, che abbiano la capacità di sintetizzare ricerca e studi sulla famiglia. Con le parole dell’editore: "Da una parte ci accorgiamo che sulla famiglia si è scritto molto, anche da parte del Magistero e dalle varie diocesi, ma non sempre questi scritti riescono a diventare voce viva nella società, anche perché il vocabolario usato non è più attuale e quindi c’è un non-dialogo con la gente. Contemporaneamente si sente, "dal basso", un forte disagio delle coppie, quasi una crisi d’identità e queste due spinte stanno dietro la scelta della collana". Sono tre le linee di riflessione presenti nei volumi della collana:
Sono già previsti nuovi volumi, di prossima pubblicazione, sempre all’interno delle tre aree qui brevemente descritte:
SINTESI DEL DIBATTITO DEL 2 OTTOBRE 1999 Relatori alla presentazione della collana
Durante la presentazione si è sviluppata un’articolata discussione tra i relatori, che da prospettive culturali e da saperi professionali differenziati hanno affrontato le diverse dimensioni dei problemi sollevati dai volumi nei confronti della famiglia; alla discussione hanno poi contribuito anche gli autori dei volumi già pubblicati. Si indicano di seguito i principali temi evidenziati dalla discussione, riportando le riflessioni degli esperti presenti nel rispetto del tono colloquiale e dialogico che ha caratterizzato la presentazione.
1. Definire la famiglia ovvero di quale famiglia stiamo parlando Oggi definire cos’è famiglia non è più cosa ovvia. Ci troviamo di fronte ad una pluralizzazione di forme familiari che va dalle "famiglie di fatto" alle famiglie con un solo genitore, dalle famiglie ricostituite alle convivenze di persone dello stesso sesso. Bisogna chiedersi se è possibile comprendere tutte queste forme sotto l’unico comune denominatore "famiglia" ed inoltre urge capire, con l’aiuto delle varie scienze sociali, quali sono i punti "forti" e le caratteristiche fondamentali sia dei modelli familiari che appartengono al passato sia di quelli attuali.
Bisogna aprire uno spazio di riflessione sulla famiglia, è uno spazio di
riflessione che manca nella cultura occidentale perché la grande
letteratura è sempre stata una letteratura di crisi. La cultura è sempre
stata più che altro distruttiva rispetto alla famiglia. Non c'è mai stato
un discorso letterario, artistico di valorizzazione della famiglia, ma si è
trattato soprattutto di critica verso questo istituto.
Quindi bisogna aprire
uno spazio di riflessione per vedere quanto di questa dimensione, nonostante
tutto essenziale della nostra vita, possiamo conservare e quanto invece vada
rinnovato.
(Silvia Vegetti Finzi) Nella famiglia borghese, la famiglia laica, che accompagna probabilmente la maggior parte delle coppie, c'è ancora un'eredità dell'amore romantico che vede la famiglia semplicemente momento di coronamento dell'amore tra due persone. E' una tradizione che nasce ai primi di questo secolo, che è stata molto forte, che è stata ripresa anche fortemente dai mass-media, che vede una storia d'amore coronarsi alla fine del film, con un matrimonio. E’ la famiglia come coronamento di un rapporto affettivo in senso forte che però non va al di là di questo fatto; tant'è vero che quando questo rapporto si logora, viene la crisi.
Oggi non si può riproporre un modello di famiglia tradizionale, dovremmo
abbandonare alcune certezze, non è facile; dovremmo trovare un nuovo
modello, a meno di affidarci a questo assoluto non impegno nel senso di
accettare qualunque cosa e chiamare questa cosa famiglia, che sia fatta di
uno, di due, di tre, di sessi diversi ecc. ecc.
(Mario Livolsi) Inviterei a riflettere tutti assieme in opportune sedi, su quello che avviene nel nostro Paese nella seconda metà degli Anni Settanta. Per tanti motivi, alcuni intuibili, altri ancora da approfondire, è nella seconda metà degli Anni Settanta che saltano moltissimi riferimenti, o cominciano a saltare; saltano dal punto di vista degli indicatori statistici perché alcuni dati o alcune tendenze che sono stabili improvvisamente cambiano; per esempio diminuisce la nuzialità, si accelera bruscamente il calo della natalità, aumentano le crisi coniugali e soprattutto cambia effettivamente un modo di concepire la famiglia di cui forse solo adesso si comincia a prendere coscienza e a porci degli interrogativi. Io non lo metterei in relazione con il referendum sul divorzio del '74, c'entra anche quello ma c'entrano anche altre cause; c'entra l'eredità del '68 e tra l'altro è in quel momento che si verifica, si comincia a verificare un salto nella concezione della famiglia.
(Giorgio Vecchio) Sul piano delle politiche sociali la domanda vera da porsi è questa: quali modelli di famiglia, qualcuno ha contato ventisette modelli nella nostra società, ecco accettiamo questo numero di ventisette, di questi ce ne sono alcuni modelli che vanno incorraggiati, sostenuti e altri che vanno semplicemente tollerati, o questi modelli di famiglia li poniamo tutti sullo stesso piano? La risposta in termini sociologici può essere data riandando ai classici, penso per esempio a Parsons, o comunque a coloro che si pongono il problema delle funzioni della famiglia, cioè la società deve porsi questo quesito: tutti i modelli sono uguali per me società, o esistono delle diversità?
(Giorgio Campanini)
Nel cosiddetto contesto di sinistra che è termine molto abusato, liso
proprio, c’è una liquidazione di queste riflessioni sostenendo che la
libertà individuale fa sì che ciascuno possa fare quello che vuole. Ma
questa libertà individuale per non diventare arbitrio, deve trovarsi dei
limiti. Non credo che esista questa libertà senza limiti e comunque il
concetto di libertà individuale non appartiene alla tradizione socialista,
che è sempre stata una tradizione basata sulla comunità e la solidarietà,
anche di difesa della famiglia. La famiglia operaia è stata una struttura
solida. Il richiamo all'individualismo in realtà è molto borghese, viene
gestito dalla famiglia ma fa parte di una logica liberistica, di un
liberalismo ad oltranza che proviene dagli Stati Uniti, che è la forma
diciamo avanzata del capitalismo che non ha nulla a che fare con la
tradizione di sinistra. (Silvia Vegetti
Finzi) 2. Matrimoni fragili Statisticamente, se paragonato soprattutto con il mondo anglosassone, il matrimonio italiano è stabile. Ma negli ultimi decenni si può comunque osservare come la sicurezza della stabilità matrimoniale è venuta meno. Tanti i fattori che contribuiscono a questa tendenza; il cambiato ruolo della donna, il maggior isolamento della famiglia nucleare, un aumentato senso di individualismo ed altri fattori ancora. Non si può sottovalutare però la rilevanza della apparente mancanza di progettualità, o meglio della "crisi di progetto", che insieme alla paura per il futuro portano ad una maggior fragilità. Ora i giovani sanno che il loro matrimonio può essere a termine, lo sanno molto bene, benché io creda che nel momento delle nozze, nel momento del sì sia determinante comunque la proiezione nel tempo illimitato di un futuro possibile, perché altrimenti non è un matrimonio. In questo momento c'è questa voglia sacra di continuità, di eternità, però sanno anche bene che nello stesso tempo è possibile, è molto possibile, che il loro matrimonio non duri.
(Silvia Vegetti Finzi) Ho la sensazione che si stia combattendo una battaglia persa; noi vorremmo che l’immagine della famiglia concepita cristianamente sia una immagine collettiva dell'Italia; questa è una buona volontà, è un pio desiderio che sarà sconfitto dalla storia; da questa storia naturalmente dell'Occidente. Ormai viviamo in un mondo in cui non è possibile che qualcuno imponga qualcosa ad altro.
(Vinicio Albanesi) Per celebrare l'Eucarestia ci vuole un sacerdote validamente consacrato, ma ci vuole anche il pane e il vino; se manca il pane e il vino non si celebra quell'Eucarestia; se al momento del matrimonio non c'è l'amore vero, non c'è quella realtà di vita che le persone si scambiano all'altare, è chiaro che quel matrimonio non è vero, e non possiamo dire che non è vero il progetto cristiano; diciamo che è venuto a mancare qualcosa di essenziale.
(Don Enrico Solmi) Secondo la concezione cristiana del matrimonio si presuppone un maschio e una femmina con un rapporto stabile ordinato alla prole. Almeno nella forma giuridica sono questi i fondamenti della concezione cristiana del matrimonio.
Allora voi capite che
questo progetto cristiano è un progetto che non
solo diventa umano, ma che
sta appoggiato su alcuni presupposti che di
cristianesimo hanno poco. Mi sono posto la domanda: perché dovremmo avere
dei matrimoni cristiani prima di porci la domanda se esiste una
cristianità.
Perché se la cristianità si è abbassata, è evidente che
nella famiglia ma come in altri ambiti questa concezione cristiana è
scomparsa o sta scomparendo; oppure è dovuta a occasionalità che non
dipendono dalla fede. Io mi pongo una domanda: noi crediamo che il Signore,
che dobbiamo amare Dio con tutto il cuore e amare tutti i nostri fratelli
come noi stessi? Perché questa è la domanda centrale. Perché se non è
questa, non si capisce perché devo essere fedele perché devo fare figli,
perché qua, perché là, perché devo dare il mutuo aiuto e tutta una serie
di circostanze. Perché la crisi della famiglia è proporzionata alla crisi
ma nemmeno della cristianità, ma della fede. Perché viviamo in una
dimensione nella quale il cristianesimo ormai c'entra poco; nella nostra
vita! Non voglio fare un lungo elenco della fratellanza, della giustizia,
della tolleranza, della generosità e via discorrendo; se non ci sono queste
perché ci dovrebbe stare all'interno di questa famiglia? La proposta qual
è?
La proposta è semplice: io credo che noi dobbiamo recuperare e vincere
questo senso di insicurezza e di solitudine; perché amare Dio e il prossimo
in fondo significa avere fiducia di qualcuno, di qualcuno che riassume nel
Dio, ma di qualcuno che sta accanto a noi che in qualche modo apre la nostra
vita, altrimenti non potremo noi né essere fedeli, né amare, né stare al
fianco, né in qualche modo formare questa famiglia. (Don Vinicio Albanesi) 3. Memoria e trasmissione di valori Da alcuni anni il Cisf, attraverso ricerche empiriche e reflessioni teoriche, si interroga sull’importanza della memoria, una delle trame essenziali della vita familiare. In una società dove domina il " nuovo", e dove quello che aveva senso ieri non necessariamente lo ha anche oggi, la memoria intesa come legame fra le generazioni sembra smarrirsi. Simile riflessione riguarda specificamente la trasmissione dei valori: come avviene, quali difficoltà incontra, come separare quello non è/non ha valore da quello che invece è e rimane fondamentale?
Ormai spesso ci troviamo con un arco di vita familiare che raccoglie tre
generazioni, qualche volte anche quattro generazioni, e allora quale è il
nesso memoriale che attraversa queste vite, queste generazioni così diverse
tra di loro?
(Silvia Vegetti Finzi) Pensate ai genitori che sono il primo tramite di trasmissione di valori familiari; vedo in loro la difficoltà di trasmettere valori precisi perché loro stessi sono in crisi, molti di loro magari hanno ricomposto una famiglia in modi diversi, ma anche quando non l'hanno fatta probabilmente sentono con grande disagio il loro modo di vivere insieme. Non dimentichiamoci che l'istituto familiare è un istituto del sociale e dentro il sociale vive evidentemente dei tempi, della cultura del sociale; tempi e cultura del sociale che oggi parlano soprattutto di individualismo, qualcuno dice addirittura di narcisismo. Oggi gli autori più seri, cito per esempio Giddens dicono che di fronte alla mancanza di una tradizione, una tradizione che non parla, che non si può riprendere come valore forte, si raggiungi una crisi della memoria. Non necessariamente ha valore quello che io ho fatto trent'anni fa; spesso è un disvalore in genere. Uno degli aspetti più critici della coscienza contemporanea è quello di avere in qualche modo perso il senso della memoria, il senso dei ricordi, insomma il senso di quella trasmissione di valori che comunque deve accompagnarsi alla trasmutazione del valore nel corso della storia.
(Mario Livolsi) 4. Famiglia autopoietica ovvero famiglia che si costruisce da sé Il Primo Rapporto CISF sulla famiglia in Italia concludeva che negli anni ’80, dopo la forte crisi degli anni ’70, era emersa la famiglia autopoietica, una famiglia cioè che in assenza di punti di riferimento esterni forti si fa norma a se stessa, crea le regole da sè. Questa forma di famiglia è ambivalente perché e forte e debole contemporaneamente. E’ una famiglia che può trovare forza, motivazioni e valori al suo interno, ma che può trovarsi in solitudine e isolamento e sfuggire alla società. La famiglia autopoietica è una famiglia che si autocostruisce, che si dà un modello, che si struttura in base a delle proprie necessità senza più conformarsi a questi che sono i grandi modelli; c'è quello religioso, quello sociale e c'è quello psicanalitico. La famiglia si crea un suo stile di vita, un suo modo di aggregazione naturalmente a rischio poi di disidentità perché è molto rischioso appunto creare qualche cosa ex-novo senza dei punti di riferimento.
(Silvia Vegetti Finzi)
Questo autopoietismo fa sì che ognuno deve cercare da solo un ordine, un
senso, un significato alla propria vita. Questa è una grande minaccia, se
io devo da solo pensare qual è il mio progetto di vita, faccio fatica
spesso a trovare spazio per un'altra persona, che non sia esattamente come
io penso, come io ritengo, ma io credo che molte crisi delle famiglie siano
proprio nella incapacità di convergere, di far emergere questi progetti che
sono diversi perché sono diverse le carriere, perché sono diverse le età,
perché sono diverse le aspirazioni; allora se una società è basata sul
fatto che io sono obbligato a trovare dentro di me, perché altri non mi
danno delle valide soluzioni, dei progetti di vita, è chiaro che questo
progetto di vita sarà molto spesso, molto egoistico, molto semplice, non
sopporterà con facilità il fatto di donare agli altri, sarà più
facilmente attento a ricevere piuttosto che a donare.
(Mario Livolsi) 5. Donna e genitorialità diffusa Il Cisf ha sempre avuto particolare attenzione per il cambiamento del ruolo della donna e per i delicati cambiamenti nella relazione tra uomo e donna. Dal momento in cui la riflessione è andata oltre la richiesta d’uguaglianza, giungendo al riconoscimento della reciprocità tra i generi, possono essere valorizzate le capacità meglio sviluppate di entrambi i sessi. La capacità femminile di tenere insieme le relazioni e di fare comunità sono di vitale importanza per la famiglia, ma è una responsabilità che va condivisa con il partner in quanto proprio la genitorialità condivisa e diffusa oggi sembra il nucleo forte della famiglia Non è una scoperta femminista di oggi, nella famiglia italiana il ruolo della donna è sempre stato molto importante; la donna era il cardine dell'organizzazione e porta fra il sociale e l'interno della famiglia. Ha gestito la famiglia, in molte situazioni complicate, nella famiglia meridionale, in molte famiglie borghesi, in famiglie operaie quando queste entravano in crisi. Quindi bisogna cercare di capire se forse lì ci sono dei valori, dei valori al femminile, dei valori non a caso che sono più del donare che non evidentemente del ricevere.
(Mario Livolsi)
Le donne sono portatrici di un'etica della relazione. Nella nostra
tradizione, nella famiglia contadina, nella famiglia operaia, nella famiglia
borghese, il nucleo che manteneva stretta la identità e la funzionalità
della famiglia, è sempre stata la donna. E anche adesso nelle varie forme
di famiglia, è la donna che in quanto competente degli affetti, mantiene
quella rete su cui si basa la solidarietà. Perché la prima rete è una
rete di comunicazione, ma di una comunicazione calda, di una comunicazione
emotiva profonda e di questo è non solo competente ma anche responsabile,
la donna. In questo momento più che mai farei appello a una riflessione
femminile proprio in base a quella che non soltanto è una disposizione, ma
è la storia delle donne, quindi una sedimentazione collettiva di esperienze
e di sapere.
(Silvia Vegetti Finzi) Cisf - Codice fisc/P.
Iva 05023630964
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