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FAMIGLIA E SOCIETÀ DEL BENESSERE
Sesto Rapporto Cisf sulla
famiglia in Italia
Il Sesto Rapporto Cisf sulla
famiglia in Italia
verrà presentato al Palazzo San Macuto,
Roma, 5 novembre
Il tradizionale appuntamento biennale proposto dal
Cisf,
Centro Internazionale Studi Famiglia, sulla condizione della famiglia nel nostro Paese
affronta oggi, a distanza di dieci anni dal "Primo Rapporto sulla famiglia in
Italia" (1989), il tema del benessere e in particolare il modo in cui, nel rapporto
tra famiglia e società esterna, il benessere individuale e familiare viene promosso o
penalizzato. Si tratta, come è ormai consuetudine dei Rapporti
CISF,
di una riflessione multidisciplinare, cui contribuiscono, con il coordinamento del Prof.
Pierpaolo Donati, sociologi, psicologi, terapeuti, economisti, con un approccio
multidisciplinare che fin dallinizio ha caratterizzato in modo innovativo il
Rapporto sulla famiglia in Italia. A maggiore ragione tale approccio diventa essenziale di
fronte ad un tema, il benessere, che non può né deve essere ricondotto a singole
dimensioni (per esempio lo star bene psicologico, oppure il benessere prodotto dagli
interventi di politica sociale), ma si configura come una condizione determinata dallinteragire
di fattori strutturali, economici, relazionali, psicologici, affettivi, sociali, in un
intreccio che deve essere sì scomposto nei suoi singoli componenti, ma deve anche essere
considerato nellinteragire concreto, in situazione, di tali componenti. Due sono le ipotesi di fondo del Sesto Rapporto:
- in primo luogo occorre sottolineare e comprendere la
distinzione tra benessere individuale e benessere familiare; troppo spesso nella società
contemporanea prevale un paradigma individualista, che definisce il benessere in termini
di autonomia, di indipendenza, di autosufficienza, di assenza di vincoli o di legami; lo
specifico del benessere familiare risiede invece proprio nella sua capacità di essere
legame interpersonale, di farsi cura reciproca dellaltro; in modo paradossale, la
libertà e il benessere degli individui vengono maggiormente garantiti attraverso il
perseguimento di un benessere familiare che si costruisce per comunicazione, per legami
solidali, per relazionalità;
- in secondo luogo gli stessi interventi sociali di
sostegno al benessere delle persone e delle famiglie, anziché promuovere la qualità e il
benessere familiare, rischiano spesso di accentuare la separazione tra mondi vitali e
sociale, di espropriare i sistemi familiari della loro capacità relazionale, risorsa
primaria della famiglia nel produrre il benessere proprio e dei propri membri. La tendenza
a far dominare i codici economici e politici, quasi che gli altri codici (associativi e
comunitari), tipici della famiglia, dovessero andare a rimorchio dei primi, fa sì che le
politiche pubbliche si rapportino ai mondi vitali delle famiglie e delle associazioni
familiari in termini di norme legislative e di denaro. Questi mezzi possono essere adatti
per certe dimensioni del benessere, ma non per altre. Sono comunque incapaci di trattare
le relazioni che costituiscono il benessere familiare, e invero la stessa famiglia.
A fronte di queste difficoltà, di queste discordanze tra
quanto la famiglia è in grado di produrre in termini di benessere familiare e quanto
invece, in termini culturali, politici, economici viene proposto dallambiente
esterno, occorre riconoscere lo specifico familiare, e in particolare leggere e sostenere
quegli elementi della vita familiare che ne determinano il benessere, come:
- la sua composizione, per numero e qualità dei componenti;
- le sue rappresentazioni e ai suoi vissuti in quanto
famiglia più chiusa o più aperta rispetto alla società "esterna";
- la presenza di regole chiare e di una buona comunicazione
oppure, viceversa, di condizioni anomiche e di cattiva comunicazione;
- la valorizzazione di beni più materiali o più
immateriali;
- la capacità di accedere e utilizzare opportunità
esterne, date da servizi pubblici e privati;
- il suo simbolismo e le sue pratiche per quanto
riguarda l'apertura alla vita, i rapporti fra generazioni, i compiti educativi, in quanto
decisivi per il clima familiare che ne caratterizza benessere o malessere.
Sono questi gli elementi decisivi attraverso cui
rilanciare il ruolo e la capacità della famiglia come produttrice di benessere, uscendo
da un assistenzialismo che ha fortemente distorto sia il senso sia le pratiche del
benessere familiare, e così ha generato effetti negativi e addirittura perversi che oggi
si mostrano nel crescente malessere delle famiglie. A questo riguardo, affinché lo Stato possa veramente
promuovere il benessere familiare occorrono, fra le altre, due condizioni fondamentali:
- che lo Stato collochi la famiglia nella trama
normale della vita sociale, cioè come soggetto rilevante per la vita pubblica;
- che lo Stato veda, stimoli e ricompensi, le
interfaccie tra la famiglia come sfera privata e i servizi ad essa esterni, in particolare
i servizi che lavorano con le reti familiari, le associazioni familiari, e su di esse.
Ciò che ha invece caratterizzato le politiche di
benessere nel nostro Paese è stata la distorsione degli interventi di tutela del
benessere, che hanno come "dimenticato" la dimensione familiare, spesso anche
nei progetti che esplicitamente la consideravano destinatario privilegiato; così, il
welfare state ha perso cammin facendo proprio quel soggetto solidale, la famiglia, che
aveva detto di voler tutelare, e sulla base del quale aveva potuto perseguire gran parte
dei suoi obiettivi. Ancor oggi, il welfare state non vede le "basi familiari"
della sua crisi: non vede, cioè, che gran parte dei suoi fallimenti derivano proprio
dall'aver eroso le basi della solidarietà familiare, e dal non essere capace di
promuovere nuove solidarietà rispetto a quelle (obsolete) del passato. Tende ancora a
relegare la famiglia nel lato oscuro del suo operare, oppure, quando se ne interessa (per
fini di integrazione sociale funzionali al mercato), tende a considerarla come forma di
relazioni privatistiche orientate al consumo, dato che interpreta la sicurezza sociale
come capacità di consumo (in senso lato, di beni e servizi). La sfida oggi in atto riguarda quindi sia la sfera
sociale che lambito familiare:
- alla società è richiesto di "saper
guardare" alla famiglia, rispettandone leggi, dinamiche interne e valori; in
particolare gli interventi per la famiglia devono essere pensati con le famiglie ,e
con organismi capaci di rappresentarla, e sapersi modulare in funzione delle risorse e
delle modalità operative dei sistemi familiari concreti, mettendo in opera azioni
sussidiarie alle potenzialità e responsabilità autonome delle famiglie stesse;
- alle famiglie è chiesto di sapersi aprire al contesto
esterno, di saper allargare la propria rete relazionale e di reciprocità, di saper
costituire uninterfaccia con lambiente esterno, assumendo quella
responsabilità di partecipazione alla res publica, di collaborazione alla
produzione del bene comune, orizzonte etico e razionale anche dellorientamento
solidale interno. Solo attraverso una nuova responsabilità sociale, potremmo dire, si
invera la capacità solidale delle famiglie, che si trasformano da "bozzolo
protetto" a risorsa di solidarietà e di benessere per se stessa, per ciascuno dei
suoi membri e per la società tutta.
Cisf - Codice fisc/P.
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Modificato
martedì 06 maggio 2008
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