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La dura legge del condominio
Alle assemblee succede di tutto ed emerge spesso un misto di incomunicabilità e intolleranza che possono trasformarsi in qualcosa di ridicolo o anche in una forma sottile di violenza porta a porta


I manuali di guerriglia urbana trascurano, a torto, le assemblee condominiali, arene dai verbali tutti uguali, traboccanti di proteste e ammonimenti per bucati che gocciolano fuori tempo massimo; per frotte di bambini fuorilegge che infliggono pallonate alla povera siepe; per gente che si lava i denti a tradimento dopo il coprifuoco, provocando uragani notturni nella colonna dello scarico; per inquilini del piano di sopra che ciabattano con i ferri da cavallo e tengono il volume della tv troppo alto; per “eventuali e varie” più insidiose di una traversata delle Alpi in canottiera e infradito. A pensarci bene proprio tra le “eventuali” si annidano i rospi repressi e quando uno pensa che la riunione sia finita, magari dopo avere deciso all’unanimità i nuovi colori delle targhette coi cognomi, si ricomincia con uno di quegli argomenti appiccicosi dei quali non si viene mai a capo. 
Naturalmente stiamo cedendo un tantino alla caricatura, ma è l’unico modo per parlare di turbolenze condominiali senza cadere in quella solennità a sproposito che spesso le accompagna, generando malesseri e sottili forme di violenza porta a porta. Magari, prima o poi, la Cia si metterà a studiare le assemblee condominiali, per migliorare la comprensione del fenomeno dell’aggressività. 
Il condominio presenta però qualche cospicuo vantaggio rispetto ai classici contenitori di rudezze che la Cia è abituata a frequentare. Il condominio è eclettico e le offerte varie. Abbondano, per esempio, comici inconsapevoli. 

Difficilmente in una compagine terroristica troverete gente disposta a regalare una battuta spiritosa per dare sollievo alle altre persone. I terroristi si prendono molto sul serio, anzi si fanno fotografare sempre ingrugniti come quei bambini a cui è appena nato il fratellino e loro non vogliono neppure sapere come si chiama, se provate a dirglielo si tappano le orecchie. 
Che diamine, sono terroristi, mica gente qualunque. Del resto un terrorista “deve” essere serio, altrimenti nessuno gli concede credito; un comune condomino invece può evitare. E infatti evita spesso e volentieri, com’è accaduto a quella signora sempre pronta a piantare grane alla giovane coppia che abitava al piano di sopra. I consigli per i piccioncini erano quotidiani, ma il meglio di se stessa lo offriva nel corso dell’assemblea annuale, allorché dispensava indirizzi di rara originalità, come quello di staccare la testata del letto dal muro, onde evitare che vi sbattesse contro in circostanze particolari. La signora su certe cose non transigeva: se proprio non riuscivano a muoversi piano, come lei auspicava e suggeriva, sarebbe stato meglio isolare il letto dalle pareti. I ragazzi erano regolarmente sposati, in chiesa, ma questo non impediva loro di gettare nello sconforto l’inquilina, la quale pure credeva nello stesso valore e li incontrava a messa tutte le domeniche. La irritava alquanto che si comportassero con la medesima strafottenza e “continuità” della coppia di fatto che abitava proprio sullo stesso pianerottolo.

Tuttavia, il vero tormento, l’angustia più grave per lei era costituita da una certa intemperanza dei due giovani nella gestione dei bisognini notturni. Non tanto per il deprecato abuso dello sciacquone a ore piccole, che era già stato terreno di durissimi scontri, risoltisi alla fine con un accordo “calmieratore”. No, stavolta i traumi da sciacquone non c’entravano, e non c’entravano neppure i panni gocciolanti o lo zerbino con quella righina dalla tonalità sospetta che, in particolari condizioni di luce, attentava all’uniformità del condominio. 
Avrebbe persino sorvolato sulla lavatrice che centrifuga dopo le ore 23 perché adesso era urgente concentrarsi sul nemico di oggi. Quella minuscola pozza d’acqua che ristagna sul fondo della tazza del water e rimbomba ogni qualvolta un getto la colpisce direttamente in piena nottata, creando vortici fastidiosi negli animi più attenti. Sarebbe bastata un poco di buona volontà per non fare centro, mirando sul bordo.
Come accade per i titoli di coda di certi film, mi corre l’obbligo di informare che i fatti narrati sono realmente accaduti e che riguardano individui in carne e ossa. Il sottoscritto li ha raccolti da pazienti vari. Se, però, desiderate l’indirizzo dei due sposini cui si fa riferimento, non posso aiutarvi perché nel frattempo hanno traslocato. Senza lasciare tracce e senza salutare l’inquilina del piano di sotto.
 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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