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Navigando a vista nella crisi
Di fronte al cataclisma dell’anno appena concluso, le famiglie italiane hanno risposto con prudenza e saggezza e si apprestano ora ad affrontare il 2009 con il migliore assetto possibile delle proprie
vele
Ancora una volta ci avviamo verso il nuovo anno, scrutando l’orizzonte con il cuore colmo di inquietudine. Questa volta il tifone è venuto da Ovest, dagli Stati Uniti, e ha assunto una violenza che ha superato ogni aspettativa. L’economia manda segnali negativi. Grandi banche, come la City Corp, non sono ancora approdate a un porto tranquillo; i big dell’automobile (Gm, Ford, Crysler) sono in piena tempesta, il pessimismo nelle imprese e nelle famiglie impera.
La politica, invece, ha risposto con lo straordinario successo di Barack Obama spinto da una vibrante speranza di cambiamento e da una dichiarata volontà di rinnovare profondamente la struttura e i metodi della finanza americana. Lo vedremo presto alla prova dei fatti.
In Europa ogni Stato si muove autonomamente, ma il risultato di queste azioni risulta abbastanza coordinato. Gli interventi di salvataggio delle banche sono stati rapidi e efficaci, le richieste di aiuti e agevolazioni sono stati contenuti, il patto di rigore finanziario che rischiava di frantumarsi sembra tenere, la crisi generale appare, per ora, moderataa, salvo per l’Inghilterra che aveva puntato tutto o quasi sulla finanza.
In Italia abbiamo una situazione inversa a quella degli Stati Uniti. Da noi l’economia soffre ma non crolla. Le banche italiane sono le uniche che per ora non hanno avuto bisogno di interventi di salvataggio. Se le grandi banche sono in affanno e sempre più lontane dalle piccole imprese, queste si ritrovano con quel che resta delle banche popolari e soprattutto con il sistema del credito cooperativo, prezioso come non mai.
Alcuni settori soffrono in modo particolare, come il tessile, le costruzioni, i mobili, le auto. Altri, come i siderurgici, hanno grandi riserve per i guadagni del recente passato e si sono dati una struttura di costi flessibile, tale da preservare i margini anche di fronte a una caduta forte del fatturato. Altri denunciano rallentamenti moderati, come la meccanica. È sempre più evidente l’apporto positivo di imprese medie e medio-grandi (il quarto capitalismo) in buona forma tecnologica, manageriale, e finanziaria. Esse sono capaci, quindi, di tenere il mare nella buona e nella cattiva sorte manovrando, con un equipaggio competente, un sistema di vele di alta qualità.
Come scriveva Luigi Einaudi nel 1920, in relazione a una crisi analoga: «Le imprese dirette da gente competente e prudente passano attraverso momenti duri, ma resistono. Gran fracasso di rovine, invece, a chi progettò colossi, dominazioni, controlli e consorzi, a chi fece in grande a furia di debiti, a chi per sistemare l’edificio di carta fabbricò altra carta, e vendette carta a mezzo mondo; a chi, invece di frustare l’intelletto per inventare e applicare congegni tecnici nuovi o metodi perfetti di lavorazione e di organizzazione, riscosse plauso e profitti inventando catene di società, propina ad amministratori-comparse, rivalutazioni eleganti di enti patrimoniali».
Nell’insieme, salva l’inevitabile impennata congiunturale della cassa integrazione, la produzione e l’occupazione mostrano una discreta tenuta. Certo, tutti sono preoccupati e alzano le loro difese. Ma nessuno si è fatto prendere dal panico. Non gli imprenditori, in genere preoccupati ma distruttivi; non i risparmiatori che non hanno dato vita a nessuna fuga dal risparmio; non i consumatori che, pur frenando e cambiando in parte il proprio modello di consumo, continuano ad acquistare. Ancora una volta, gli italiani si stanno dimostrando saggi, prudenti e buoni padri di famiglia e si apprestano ad affrontare il duro 2009 con il migliore assetto possibile delle vele.
Ma la barca non scivola come potrebbe sulle onde, appesantita com’è dalla zavorra rappresentata dalla politica e dalla stampa politica. Trovo semplicemente agghiacciante che in momenti come questi i dibattiti più intensi, che hanno occupato ore e ore di televisione e persino le pagine di giornali, siano stati quelli dedicati all’Iva sulla pay Tv (ma anche Sky che figuraccia a fare tanto strepito per una più che legittima imposta!), alle vicende dell’Isola dei famosi dove la sinistra ha, finalmente, trovato un nuovo leader, e agli scandali di una politica locale sempre più indecente e corrotta, sempre più preda di vere e proprie bande di grassatori.
Un ministro dell’Economia di grande qualità e onestà, come il ministro Tremonti, difende a spada tratta l’equilibrio precario della finanza pubblica. In questa sua lotta ha paradossalmente come alleato il debito pubblico. Senza questo alleato sarebbe travolto dagli insaziabili appetiti dei partiti e delle classi abituate a vivere alle spalle dei bilanci pubblici.

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