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Un fallimento manageriale
Il caso Madoff e il crollo della General Motors: due scandali, seppur di natura diversa, comunque due esempi di cattiva gestione e malaffare che evidenziano la crisi del modello formativo americano
La crisi finanziaria globale presenta tante facce e tante letture. Io mi soffermerò su due casi: lo scandalo Madoff e lo scandalo General Motors. Uso per entrambi la parola scandalo perché, a mio giudizio, in entrambi i casi di scandalo si tratta, anche se di natura molto diversa.
Bernard Madoff era uno degli operatori finanziari più in vista a New York e aveva un grande ammontare di fondi in gestione da tutto il mondo. È emerso che egli agiva utilizzando uno schema fraudolento che gli ha permesso di sottrarre fondi, sembra, per 50 miliardi di dollari, una cifra colossale, più o meno pari alle più severe manovre finanziarie del Governo italiano. Sembra che Madoff abbia utilizzato un classico schema fraudolento, denominato schema Ponzi dall’italo-americano che lo sviluppò negli Usa. È uno schema semplice che consiste nell’assicurare agli investitori un reddito elevato, utilizzando per pagare la rendita il capitale versato dai nuovi sottoscrittori. Ciò attrae sempre nuovi investitori in una infinita catena di sant’Antonio. Qualcosa del genere si verificò alcuni decenni fa nell’ambito del mondo religioso italiano a opera di un tale Giuffré. Ma ciò che fa del caso Madoff un caso esemplare è che questi non si rivolgeva ad anziane signore o a parroci sprovveduti. Si rivolgeva al gotha del mondo finanziario e bancario internazionale. Tra i suoi investitori vi è la crema delle banche e degli investitori mondiali. Per cui la ovvia domanda è: ma come è stato possibile? Tutti i meccanismi di controllo interni ed esterni, nell’ambito dei quali si devono muovere questi enti, tutti sono clamorosamente falliti. Vengono fornite complesse spiegazioni. Ma, in realtà, quello che è successo è già stato descritto benissimo da Collodi in Pinocchio. Il gatto e la volpe convincono Pinocchio che se sotterra i suoi zecchini d’oro in un certo campo lo vedrà ricoprirsi di piante cariche di monete. Invano il grillo parlante lo mette sull’avviso. Pinocchio dà ascolto al gatto e alla volpe e sotterra gli zecchini che naturalmente gli vengono sottratti. Mettete al posto del gatto e della volpe i banchieri d’affari e i gestori alla Madoff, al posto del grillo parlante quei pochi inascoltati che lanciavano preoccupanti avvertimenti e al posto di Pinocchio tutti noi, attratti da una insensata illusione di diventare tutti ricchi facilmente e senza fatica, e avrete una precisa descrizione di cosa è successo.
Da noi si fa molta fatica a chiamare le cose con il proprio nome. Si cercano sempre schemi interpretativi complessi. Ci si vergogna a chiamare ladri i ladri e a chiamare imbecilli e incompetenti imbecilli e incompetenti. Questa crisi non è dovuta a cause esogene e misteriose: rappresenta il fallimento clamoroso di un’intera classe di banchieri internazionali, autentici palloni gonfiati o ladri in guanti bianchi. Certamente i procuratori americani faranno la propria parte sotto un profilo delle responsabilità penali. Ma noi dobbiamo chiederci da dove viene questa debacle, che cosa è mancato a questi signori che pur hanno fatto le migliori università, che cosa è mancato a tutti quelli delle catene di controllo istruiti e profumatamente pagati per assicurare una gestione responsabile dei risparmi dei cittadini? Allora scopriremo che le nostre università non insegnano la materia principale che dovrebbero insegnare: la responsabilità; che i nostri criteri per la progressione delle carriere manageriali sono radicalmente sbagliati; che i nostri controlli sono diventati una serie di adempimenti burocratici e formali che non vanno mai alla sostanza delle cose; che il modo e la misura con cui viene pagata l’alta dirigenza sono perverse e corruttrici.
È uno scandalo, pur se di diversa natura, anche quello della General Motors. Questa azienda, sino a pochi anni fa la più grande e la più famosa del mondo, è agonizzante e senza una manciata di dollari (17 miliardi) elargita dal Governo avrebbe dovuto andare in amministrazione controllata, il che sarebbe stato un bene per tutti compresa la General Motors stessa. Il crollo della General Motors non ha radici nella crisi finanziaria attuale. Naturalmente la crisi attuale ha dato una buona spinta, se è vero che la Toyota, probabilmente la migliore casa automobilistica attuale, ha registrato il primo risultato in perdita dei suoi 70 anni di vita. Ma la Toyota non crollerà e non chiederà aiuto al governo, mentre la General Motors è in stato preagonico. Qui non c’è frode ma inesperienza strategica e manageriale. È da almeno venti anni che la General Motors è regolarmente spiazzata, sul mercato americano, dai migliori concorrenti. È da venti anni che la sua incompetente e arrogante dirigenza punta su direzioni e modelli sbagliati (ancora un anno fa il numero uno della General Motors dichiarava che il futuro sarà tutto delle Suv, il tipo di vettura più assurdo e antieconomico che si possa immaginare). Anche qui dunque un clamoroso fallimento manageriale. Questa crisi porta tante cose con sé. Tra queste la fine del modello manageriale americano che si è dimostrato un autentico disastro. Venendo dal paese che si dice abbia le migliori università del mondo è necessario chiedersi: ma, alla fin fine, che cosa insegnano in queste università?

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