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L'economia malata di politica
Chi ha introdotto e mantiene in vita ingerenze “improprie” nella società civile infligge alla popolazione sofferenze e danni giganteschi. E, alla mattina, guardandosi allo specchio, dovrebbe vergognarsi...

Molti pensano che l’economia sia una cosa astratta e lontana dalla concretezza della vita dell’uomo, una cosa da specialisti. Vorrei illustrare che così non è, con l’aiuto di alcuni esempi che mi sembrano eloquenti.
Quando ci fu il grave incidente dell’impianto nucleare di Cernobyl, che creò tanti dolori alla popolazione e tanta apprensione in tutta Europa, tra i generosi che si recarono sul posto ci fu un giovane medico americano, specialista di radiazioni nucleari, che si spese, senza risparmio, a favore delle persone colpite. Avendolo incontrato a Milano gli espressi tutta la mia ammirazione e riconoscenza per quello che aveva fatto. La sua risposta mi colpì e non l’ho mai dimenticata: «Quando arriviamo noi medici vuol dire che i guai sono già avvenuti. È più importante il vostro lavoro di operatori di economia, perché dipende molto da voi che succedano o meno i guai». 
L’episodio mi è ritornato alla memoria leggendo in questi giorni che una delle più prestigiose riviste di medicina internazionale, l’inglese Lancet, al termine di una ricerca durata quattro anni, ha stimato che il passaggio rapido e violento all’economia di mercato, realizzato all’inizio degli anni ’90 nei paesi del’ex Urss ha aumentato la mortalità del 12,8%. Cioè ha causato la morte prematura di un milione di persone. 

In quegli anni molti esperti di economia americani si precipitarono in Urss per spiegare cosa e come fare. Tra questi il più influente fu un allora giovane economista di 36 anni, Jeffrey Sachs. Fu questi a convincere le autorità sovietiche ad applicare la shock teraphy (improvvisa eliminazione di ogni controllo sui prezzi e sulla moneta, azzeramento dei sussidi statali, liberalizzazioni totali, privatizzazioni di massa). 
Il milione di morti premature e tante altre sofferenze inflitte alla popolazione derivano quindi anche dalle teorie di Jeffrey Sachs, economista americano nato a Detroit, classe 1954. Era possibile fare diversamente? Secondo Lancet sì, semplicemente gestendo il passaggio in modo più graduale. E come Lancet la pensa Joseph Stiglitz, uno dei più rispettati premi Nobel dell’Economia: «Lancet ha ragione. <EM>Quanto alla shock teraphy guardando indietro è stata disastrosa. Pura ideologia, che ha distorto le buone analisi economiche». Io posso aggiungere una notizia inedita. In quei giorni si trovava a Mosca anche Hyman Minskey (scomparso pochi anni fa), un saggio e competente settantenne dalla vastissima esperienza, che mi onorava della sua amicizia. Mi telefonò da Mosca preoccupatissimo di quello che vedeva e poi mi inviò una lettera, che conservo, per illustrare meglio il suo pensiero. In sostanza Minskey mi disse: questi sono pazzi, vogliono creare un mercato libero delle cose prima di organizzare le istituzioni necessarie per un mercato ordinato e prima di dare una disciplina al circuito finanziario; diventerà una giungla; la gente soffrirà e prenderanno in mano tutto le mafie». 
Come sarebbe stata diversa la vita delle donne e degli uomini russi se le autorità avessero dato retta a un vecchio saggio come Hyman Minskey, anziché a un giovanotto rampante e fanatico come era Jeffrey Sachs.

C’è un’altra notizia giornalistica che si presta alla mia riflessione. Attilio Bolzoni, in un documentato servizio su Repubblica, illustra come in Calabria, nelle aziende ospedaliere “sciolte per mafia” e affidate a dei commissari governativi, i calabresi sono curati meglio, mentre i costi sono stati molto ridotti, in alcuni casi alla metà, in altri anche due o tremila volte in meno. «È la sanità pulita. Si può. Si può anche in Calabria e si può anche in Sicilia». 
La Calabria è un caso estremo ma essa è solo la punta di un sistema malato in tutta Italia. La sanità italiana, contrariamente a quello che si crede, è ancora mediamente ottima. Ma sta deteriorandosi a vista d’occhio a causa di un sistema sempre più basato sull’ingerenza dei partiti e della politica nelle scelte economiche e gestionali e nelle nomine dei responsabili. 
Come punto estremo c’è il modello Calabria, ma tutta l’Italia è avviata per questa strada. I politici che hanno introdotto e mantengono in vita queste ingerenze improprie, questa cattiva economia, infliggono al Paese e alla popolazione danni enormi. E, alla mattina, guardandosi allo specchio, dovrebbero vergognarsi. 

 



LA BORSA E LA VITA
di Marco Vitale

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