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Il ladro moderno ruba l'identità
L’immondizia, dove scarichiamo quantità di dati sensibili anche relativi a bancomat, carte di credito e conti correnti, o la memoria dei computer. Ecco la vera miniera d’oro del furfante contemporaneo
Il fenomeno è noto e spaventa: rovistando nella spazzatura i ladri moderni operano come aprissero, anziché un cassonetto, una cassaforte e possono ricostruire l’identità elettronica e finanziaria di ciascuno di noi, creando disastri inimmaginabili, assalti a conti correnti, spese in giro per il mondo, sostituzioni di persona. Le dimensioni di questa nuova area di criminalità sono vaste ma non ancora misurate, anche se la polizia ha fornito alcuni elementi di valutazione. Lo spazio di rischio è larghissimo, basta lasciare una ricevuta di pagamento non strappata in un bidone dell’immondizia e i rapitori di identità sono in grado di utilizzare le informazioni sensibili per mettere su un piano di pirateria informatica, o almeno di archiviare un primo tassello della loro caccia al tesoro altrui.
Una indagine compiuta sui rifiuti di 1.000 famiglie nella raccolta differenziata dimostra che in media i sacchi contengono più di due informazioni sensibili, dati personali, conti correnti bancari, perfino pin e ricevute di acquisto con bancomat e carte di credito. Sono documenti ingenuamente strappati solo in due e quindi subito ricostruibili o addirittura integri. Con quegli elementi un malvivente può fare molto, aprire una utenza telefonica a spese altrui, attivare una carta di credito, tentare di svuotare un conto corrente.
A volte il furto non è via spazzatura ma via Internet. I pirati sono in grado con le loro intrusioni di rubare a una persona non solo l’indirizzo di residenza ma perfino la password segreta e di passo in passo possono davvero impossessarsi di una vita, agire in nome di altri, indebitare, intrigare, succhiare piccoli e grandi segreti. Possono prendere macchine a noleggio e prenotare alberghi, viaggiare e divertirsi a carico dei poveri malcapitati.
Qui mi interessa soprattutto riassumere i rimedi più efficaci per le persone non giovani. Cominciamo dal furto cartaceo della identità. Anche se potrebbe sembrare strumento antidiluviano nell’era elettronica, si rivela ancora efficace il tritacarte, che trasforma in listarelle o in coriandoli ogni tipo di documento da rottamare. Se poi non si vogliono spendere soldi per l’acquisto dell’aggeggio bisogna armarsi di pazienza, strappare il documento in mille pezzi da collocare in almeno due contenitori distinti. Esistono perfino pubblicazioni scientifiche sull’argomento del trashing: si chiama garbology lo studio tecnicamente attrezzato della spazzatura, analizzata come strumento di conoscenza della nostra società.
Ma è nella prevenzione del furto elettronico che si stanno facendo i maggiori progressi: nel 2005 il nostro Parlamento ha approvato una legge per l’istituzione di un sistema contro le frodi ai danni delle carte di pagamento ed è stato creato un Ufficio centrale antifrode. Sta prendendo a funzionare con apprezzabile professionalità. L’Unione europea stima in 1 miliardo di euro l’anno il bottino della malavita elettronica, da noi per fortuna siamo ancora a una quarantina scarsa di milioni. C’è un fatto paradossale: la tradizionale lentezza burocratica della relazione fra pubblico e privato, il ginepraio di leggi, di regolamenti, di controlli e di incroci, di timbri e di continue richieste di nuove carte mette in tilt in Italia i ladri di identità, che dopo aver rubato e ricostruito uno strumento intrusivo si trovano davanti a nuove richieste di adempimenti, altre carte e altri permessi, con lunghe file davanti agli sportelli.
Spiegano gli esperti che l’integrazione degli archivi del ministero degli Interni con quelli del Poligrafico dello Stato permetterà di verificare fra l’altro la veridicità dei documenti di volta in volta presentati e di bloccare sul nascere i ladri di identità che li hanno fabbricati attingendo ai dati sensibili pescati in Rete o nel bidone della spazzatura. Insomma chi si presenta con il nostro nome e la nostra faccia burocratica a chiedere un finanziamento, a sottoscrivere un mutuo, ad aprire un conto corrente, ad attivare un abbonamento o una polizza, dovrebbe venire bloccato da una serie incrociata di controlli. Comunque in materia fidarsi è bene non fidarsi è meglio: in tanto turbinio telematico e innovativo tornano, con antichi trucchi, anche i ladri che frugano nella buca della posta cartacea. È il boxing: si attinge alla cassetta. Buon consiglio tradizionale è svuotare la buca spesso, dopo averla dotata di un taglio trasversale stretto, che faccia passare la lettera ma non la mano furtiva.

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