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Anonimi e cavernicoli
L’ultima invenzione nazionale: gli sms anonimi. Per dimenticare la regola che vale anche per la comunicazione: può essere ammesso solo ciò che non fa male a nessuno e non lede i diritti altrui 

Sempre gentile e tempestivo, magari un tantino martellante, nell’informarmi sulle cose inutili di questo mondo, tra le quali sembra prediligere quelle più intriganti, il gestore di telefonia mobile di cui sono cliente qualche mese fa mi ha inviato il seguente sms: «Vuoi fare uno scherzo? Invia un sms anonimo. Oggi puoi». La comunicazione era corredata delle istruzioni utili per conseguire il fondamentale obiettivo e delle informazioni sui costi. Il messaggino a tradimento, nel caso avessi voluto avvalermene, mi sarebbe costato più del triplo di un normale sms. 
Il gestore sapeva che le emozioni forti si pagano volentieri, ma sapeva anche che l’anonimato sta diventando merce molto ricercata in un mondo sempre più mutilato dall’affettività. Quindi si è messo a vendere sofisticati paraventi. Tendine dietro cui ripararsi. Niente a che vedere, però, con la fuga a gambe levate dopo aver lanciato un sasso dal cavalcavia e neppure con la volgare telefonata anonima corredata di pornolalia, ancora meno col classico bigliettino firmato “la mano nera”. Roba superata, ora è tutto più tranquillo e non c’è neppure bisogno di muoversi da casa. Si fa la bravata tecnologica comodamente seduti sul divano, magari ci si mette il peggio di sé, si consegna il pacco al proprio operatore e lui lo recapita, lasciando le sue impronte digitali ma non le nostre. Comodo e sicuro, come a Carnevale, quando si può manganellare gratis perché comunque protetti dalla maschera.

Diciamocelo in confidenza, da tempo si avvertiva il bisogno di una simile invenzione, immagino fosse una delle due o tre emergenze nazionali, insieme alla esiguità dei salari e alla corposità del debito pubblico, e infatti il gestore deve essersi sentito talmente contento di se stesso da provare sincera meraviglia di fronte alla mia reticenza. Lo comprendo. Non è facile rinunciare a offerte così allettanti, che ti fanno intravvedere il brivido travolgente del tirare il sasso e nascondere la mano.
Così, incapace di sopportare il dolore per la mia insensibilità al richiamo del morboso, dopo un paio di mesi il gestore medesimo si è rifatto vivo. Tenero, rassicurante e particolarmente allusivo, come i mitici sorrisi delle gemelle Kessler: «Vuoi dirle che ti piace ma non hai il coraggio? Invia un sms segreto». Lo confesso, mi sono sentito vacillare, credo mi abbia fermato solo la circostanza che al momento non ci fosse alcun soggetto di sesso femminile cui fare una dichiarazione segreta per soli 50 centesimi di euro. Come si usa dire, il prezzo c’era, mancava la materia prima.
Ma forse sono stato troppo zelante perché in questi casi si può tranquillamente fare a meno dell’interlocutore oppure se ne può prendere uno a casaccio, tanto è un gioco, uno scherzo per riempire il vuoto della solitudine, dunque l’altro è solo un oggetto al servizio della nostra fantasia. Proprio un oggetto.

Quando qualcuno vuole speculare sul bisogno di relazioni umane per fare business, il risultato è più sicuro se i clienti sono docili come amebe. Per tale ragione i mercanti cercano di favorire derive anonime e impersonali, di confondere le persone con le cose. Le cose non pensano, ciò che non pensa diventa servo e si può manovrare con relativa facilità. Forse chi muove i fili in nome del profitto non si rende conto, oppure si rende conto fin troppo bene, che la comunicazione, nel caso specifico, è una questione assai delicata e che al suo interno dovrebbero valere le medesime regole di ogni altra attività sociale, la prima delle quali è l’assenza di eterolesività. 
È lecito solo ciò che non fa male a nessuno, è ammesso solo ciò che non lede i diritti altrui. In questo caso particolare l’azione diventa lecita se la persona che riceve il nostro messaggio è consenziente, se cioè accetta di riceverlo e si dichiara disposta a tollerarne il contenuto. Ciò che è sano non può essere lesivo e deve accadere con il consenso del nostro prossimo.
Consegnare un messaggino anonimo a una persona inconsapevole, quindi non in grado di fornire il proprio consenso, rappresenta un gesto in qualche modo violento, un’arbitraria violazione dello spazio personale di un individuo. Trasformare simili intrusioni in merce da vendere, alla stregua di un qualsiasi altro prodotto, ci spinge a ritroso nel tempo, fino alla soglia delle caverne, quando non avevamo ancora sviluppato la nostra indole decisiva, la capacità di cooperare e di compartecipare. 
 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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