Stampa  |   Chiudi la finestra  | 
...........................................................................................................................................................................

Dirigere attraverso il terrore
Epidemie mondiali, catastrofi economiche, tragedie ambientali. È una vecchia abitudine del potere quella di cercare di “spaventare”i cittadini. Ma saremmo più felici se sapessimo come stanno davvero le cose

Ricordate l’allarme per il rischio epidemico legato a un virus di origine aviaria lanciato tre inverni fa dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)? Il rischio fu quantificato in «almeno un milione di morti». Fortunatamente non è successo niente e il contagio veloce uomo-uomo si è dimostrato una bufala. Ricordate la Sars che ha atterrito il mondo tra novembre 2002 e fine luglio 2003? Moderatamente colpiti furono solo Sud-Est asiatico e Canada: 898 casi, 774 morti, in Italia 4 casi di importazione. Anche qui le previsioni parlavano di milioni di morti.
Ricordate la Bse (l’epidemia della “mucca pazza”) e il terrore che fu scatenato intorno alla stessa, che ci obbligò persino a rinunciare alla costata con l’osso? Bilancio a livello mondiale: 163 casi, di cui 129 in Inghilterra, 6 in Francia, 1 in Italia. Anche la Bse puramente bovina è sparita: nel 2007 in Italia si sono ammalate 2 vacche. Qualcuno può pensare che sono state le opportune difese che hanno evitato il peggio. Queste difese, forti e tempestive, sono state una buona cosa e testimoniano di un sistema difensivo efficiente; ormai esiste un consenso sul fatto che il messaggio terroristico fu molto esagerato e creò un ingiustificato panico.

Queste ondate di terrore sanitario non esauriscono il fenomeno. Vi è il terrorismo economico-finanziario. A ogni crisi congiunturale si evoca il fantasma della grande crisi del ’29 del Novecento. Eppure gli studiosi seri, come Hyman Minskey, uno dei maggiori di quel tempo, ci hanno spiegato che evocare <TB>quel periodo non ha alcun senso. Da allora tutto è cambiato, nelle istituzioni, nel sistema finanziario internazionale, nel livello di integrazione delle economie mondiali, negli strumenti di tutela e di sorveglianza, nello spazio e nei metodi difensivi da parte dei Governi e delle banche centrali, nella maturità delle persone, nel peso assunto dal risparmio gestito, per cui rievocare quel tempo e quella crisi serve solo a fare pericoloso terrorismo.
La crisi bancaria odierna non è dovuta a fatti misteriosi, né a eventi esterni come la crisi della Borsa nel 2001 dopo l’attacco terroristico alle Torri Gemelle, né a particolari difficoltà dell’economia. È dovuta a cattiva gestione bancaria. A dimostrazione che non parlo con il senno di poi, lasciatemi citare quanto scrivevo nel luglio 2006 quando le fonti ufficiali americane negavano l’esistenza della bolla immobiliare e prevedevano una discesa della crescita dell’economia solo dal 4 al 3%: «E se nel 2007 la crescita americana scendesse all’1,5%? La bolla immobiliare è negata dalle fonti ufficiali, ma esiste ed è grossa e può venire misurata dallo squilibrio tra il reddito prodotto dalle famiglie e il patrimonio soprattutto immobiliare che questo reddito deve sostenere».

Vi sono state ondate di terrorismo alimentare, di terrorismo legato ai grandi fenomeni di immigrazione, e in altri campi. Vi è qualcosa in comune tra queste ondate di terrorismo psicologico? Perché questa evidente tendenza a esasperare paure, anziché a spiegare alla gente i reali termini dei problemi? Non è facile dare una risposta. Dobbiamo, per ora, accontentarci di ipotesi, per impostare delle prime riflessioni. In relazione alle ondate di terrorismo sanitario è stato autorevolmente sostenuto che sono state alimentate dai produttori di farmaci. Ritengo questa ipotesi demagogicamente attraente, ma poco verosimile. È più convincente indirizzarci verso spiegazioni politico-burocratiche. È un’antica tendenza del potere cercar di governare attraverso il terrore. È una tendenza nota anche nel governo delle imprese, dove si è coniato il termine management by terror.
Un popolo o una comunità è più facilmente governabile se li domina la paura. Questa è l’idea di fondo, e in certe situazioni può essere vero. Ma il mondo sarebbe un luogo più gradevole in cui vivere, se prevalesse una politica alternativa basata invece su conoscenza scientifica, informazione corretta, senso di responsabilità, partecipazione informata dei cittadini. Ma ciò richiederebbe governanti responsabili, organismi mondiali (tipo Oms) indipendenti, banche dirette da persone serie e per bene, informazione oggettiva e professionale, popolazioni responsabili e dotate di capacità critica tale da resistere alle grandi ondate mediatiche. Nella sua memorabile lezione ad Harvard nel 1977, Solzhenitzyn disse: «Anche voi avete una grande dittatura; sono le ondate delle grandi mode che vi attaccano e contro le quali non avete alcuna possibilità di resistere». Aveva ragione. 

 



LA BORSA E LA VITA
di Marco Vitale

ARCHIVIO

:: Il dio mercato non incanta più

:: E ora tenere alto il morale

:: Quale fiducia e quali sacrifici?

:: Prima fare, poi dire, per favore

:: Buon governo, buona economia

:: In navigazione nella burrasca

:: Dirigere attraverso il terrore

:: L'etica e la buona economia

:: Coraggio + sdegno = speranza

:: La buona economia è più forte della mafia

:: Emergenza Rom, emergrenza Italia

:: Sono le tasse bellissime?

:: La brutta estate del 2007