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Internet con i capelli bianchi

Solo il 5% dei pensionati sa usare la Rete. Gli altri perdono così la 
possibilità di adoperare una forma di comunicazione sempre più 
diffusa nei rapporti personali e importante a livello pubblico

Se i nipoti navigano, i nonni devono almeno saper nuotare. Vale per il mare delle vacanze, vale per il mare di Internet. La conquista conoscitiva degli strumenti elettronici da parte delle generazioni anziane è uno dei passi essenziali per creare uno standard più equilibrato e sereno di convivenza collettiva. Non voglio qui soffermarmi sulle cifre impressionanti del Digital divide, cioè sulla percentuale grave di analfabetismo elettronico che isola i non giovani, sottrae a essi metà della comunicazione possibile e rende arduo perfino l’esercizio dei diritti dei cittadini, visto che i pubblici adempimenti vengono sempre più affidati alla informatizzazione delle amministrazioni decentrate e statali. 
Dalla dichiarazione dei redditi all’anagrafe, dalla bolletta al conto in banca, dalla ricerca di un numero telefonico alla consultazione di una circolare, tutto corre in Rete e taglia fuori gli “infopoveri”, che così si muovono con fatica in retroguardia o devono ricorrere al badante telematico di turno.

Almeno due terzi degli anziani attendono ancora di potersi inserire nel flusso, anche se le iniziative di recupero finalmente si moltiplicano. Bisogna prendere il problema di petto. 
Esso riguarda più le donne che gli uomini: le anziane senza computer 
patiscono una doppia discriminazione, quella dell’età e quella del sesso. La percentuale delle casalinghe che usano Internet è del 15%, 
pari a quella di tutti gli italiani, uomini e donne, privi di qualsiasi titolo di studio. Anche la percentuale dei pensionati “navigatori” è solo del 5%. Bisogna fare presto a reinserire gli anziani, perché altrimenti la situazione di isolamento peggiorerà. La tecnologia wireless, in grande espansione, via via consente di raggiungere per la navigazione con Internet aree rurali che oggi le compagnie telefoniche considerano poco profittevoli e quindi non collegano bene con la rete fissa. Chi saprà governare il computer trarrà vantaggio dalla telematica senza fili, chi non avrà imparato resterà ancora più solo.
Ma il dislivello informatico si paga soprattutto in famiglia. Leggere il quotidiano online, sbrigare file e pagamenti dalla propria casa, buttare un’occhiata alle previsioni meteorologiche, ricevere posta e rispondere, aggiornarsi, giocare, coltivare amicizie in città dalla circolazione impossibile, sono tutte attività negate in famiglia a chi diventa elettronicamente prigioniero della propria incolpevole ignoranza. I rapporti si volatilizzano o si inaspriscono.

Ci sono programmi che insegnano i primi passi del computer. Ma realisticamente va detto che rompere il ghiaccio è arduo, il primo impatto si scontra con la rigidità degli anni. Alcune amministrazioni locali hanno organizzato corsi gratuiti di navigazione assistita per gli anziani. L’alfabetizzazione di Internet coinvolge molte iniziative pubbliche e private, associazioni di categoria, università della terza età. Le formule di semplificazione tecnologica, dal computer che obbedisce agli ordini vocali alla grafica scarnificata, sono ancora indietro e restano per adesso troppo costose. Penso che la strada migliore sia quella di gruppo, anche di caseggiato, di vacanza, di parrocchia, di circolo.
Al fondo però resta un problema di volontà e di consapevolezza: non bisogna, quindi, lasciarsi seppellire dal vuoto, bisogna ricordarsi che ogni giorno nel mondo circolano dieci miliardi di e-mail via Internet, e più di un miliardo di esse è composto da messaggi personali. Una mail, almeno una al giorno, può riguardarci, può essere scritta per noi o scritta da noi. 
Non ha senso restare senza penna e senza buca della posta, silenziosi e privi di comunicazione in un mondo fatto di comunicazione. Un tempo si aspettava che un bambino imparasse a parlare: qualcuno, entrando in casa, domandava: «Il piccolo parla già?». Non vedo perché ogni anziano non possa rispondere «sì» alla domanda: «Sai scrivere una mail?». 

 



PENSIAMOCI
di Gaspare Barbiellini
Amidei

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