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Tv e realtà, parenti lontani
La televisione può stabilire l’ordine d’importanza delle cose prescindendo dal loro valore. Per esempio, che la morte di un bimbo valga più di una guerra facendoci guardare da una parte invece che da un’altra

Molti nostri lettori rammenteranno la vicenda del piccolo Alfredino Rampi, risalente a una trentina d’anni fa. Il bambino era caduto in un pozzo artesiano in campagna, incastrandosi a qualche decina di metri di profondità. Cominciarono i tentativi di sottrarre il piccolo a quella drammatica situazione, mentre una folla di curiosi sempre più numerosa aveva preso a seguire le operazioni. La televisione, nelle fasi iniziali di quello che si sarebbe poi rivelato un incidente irreparabile, aggiornava gli spettatori attraverso i notiziari, con rispetto e con la giusta distanza.
Poi, a qualcuno venne in mente il colpo di genio e la situazione fece un salto di scala, trasformando la disgrazia privata di una famiglia in uno psicodramma collettivo, dove ognuno si sarebbe sentito parente intimo di un bambino che non conosceva neppure. L’idea consisteva nel portare le telecamere Rai sul posto e trasmettere in diretta, 24 ore su 24, i vari tentativi di salvataggio, con tanto di primi piani della madre disperata e interviste ai personaggi che facevano parte di quell’operazione di soccorso. I collegamenti ebbero uno strepitoso successo ma da quel pozzo Alfredino sarebbe uscito senza vita. Tutto, infatti, era stato vano, ogni espediente si rivelò una beffa. Alla fine l’Italia, che era rimasta incollata ai teleschermi per giorni, levò le tende come le troupe televisive, e quel bambino fu archiviato come una qualunque partita di calcio quando si spengono i riflettori. 

Da quel giorno, niente fu come prima. Se era sopravvissuta una briciola d’innocenza nel rapporto tra noi e i mezzi d’informazione, lì andò smarrita per sempre. Scoprimmo la capacità della Tv, mostruosa per certi versi, di concentrare per un tempo indefinito l’attenzione di una nazione intera su un singolo particolare della vita collettiva. Lei, la Tv, poteva selezionare a piacere il frammento di realtà su cui indirizzare l’interesse dei cittadini, distraendoli da tutto il resto, così come una mamma cerca di tranquillizzare il suo bambino. 
Una giovane paziente mi raccontava così le vicende del suo primo giorno di scuola: «Ero spaventata e piangevo, non volevo stare in quel luogo che non conoscevo, non volevo lasciare la mano della mamma, poi qualcosa deve avermi distratta e mi sono dimenticata di piangere». Anche noi, nei giorni di Alfredino, sperimentammo che la Tv poteva distrarci, prenderci per mano e farci dimenticare il resto. La televisione poteva stabilire l’ordine d’importanza delle cose, arbitrariamente, prescindendo dal loro valore reale. Poteva decidere che la morte di un bambino vale più di una guerra, poteva spingerci a guardare da una parte piuttosto che dall’altra. 

Il 15 marzo 2002 l’intero Tg1 delle ore 20 fu dedicato all’arresto della signora Anna Maria Franzoni. Lo rammento bene, una mia intervista su quell’argomento passò alle 20.29 e per tutti i precedenti 29 minuti si era parlato solo della vicenda di Cogne. Il resto del mondo aveva cessato di esistere perché un direttore aveva deciso che il pianeta fosse diventato grande quanto la villetta di un paesino di montagna e che tutto ciò che accadeva al fuori delle sue mura non avesse rilievo. 
La ragione per la quale un uomo solo possa decidere i confini del mondo può sembrare oscura, ma non è detto che lo sia. Magari parlare troppo di qualcosa può essere un ottimo espediente per non parlare d’altro. Distogliere lo sguardo delle persone è come accecarle. Certo, bisogna comunque fare delle scelte quando si confeziona un notiziario, il punto è comprendere cosa ispira quelle scelte. Nessuno può decidere che per un giorno nel mondo non è accaduto nulla, salvo quello che interessa a lui.
Dobbiamo sempre stare attenti agli eccessi quanto alle omissioni della Tv. In questi tempi di crisi economica massiccia, per esempio, a qualcuno potrebbe venire la tentazione di farci credere che basterebbe vedere le cose in modo diverso per trovarsi di fronte il piatto pieno e l’avvenire roseo, ma è meglio non abboccare. Conviene tenere gli occhi aperti, perché una situazione economica complicata come quella attuale, se “coperta” da una Tv lontana dalla realtà, può dare luogo a risvegli traumatici. 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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