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La montagna di leggi diventa collina
Dovrebbero essere 50.000. E all’estero? In Gran Bretagna sono solo 3.000, in Francia 7.000, in Germania 5.500

Che l’Italia sia un Paese paradossale, lo sappiamo. Ma ogni volta che ci troviamo di fronte a un’assurdità, lo stupore sembra sincero. «No, non è possibile!»: questo il commento. Ecco un caso molto fresco: l’azienda milanese dei trasporti urbani cerca mille nuovi conducenti di tram e autobus da assumere nel giro di tre anni ma i suoi concorsi vanno puntualmente deserti. Le domande arrivano a migliaia e sarebbe strano se fosse il contrario, con la fame di posti che c’è in giro! Però i curricula ammissibili sono appena un centinaio. Evidentemente al Nord non amano questo mestiere. L’Atm allora prova ad attingere all’insauribile serbatoio meridionale. Non basta. Ricorrerebbe anche agli extracomunitari, molti hanno i numeri giusti, ma non può. E sapete perché? C’è un regio decreto del 1931: i mezzi pubblici urbani possono essere guidati solo da italiani.
Una legge antistorica, l’ha definita Elio Catania, presidente dell’Atm. Ma quante leggi obsolete sono tuttora in vigore in Italia? Nessuno sa rispondere. È incerto il numero stesso di leggi. Chi parla di 300.000, chi di 150.000 e chi, come l’ex ministro Franco Bassanini, assicura che sono solo 45.000. C’è da credergli, se sia lui che il professor Sabino Cassese, quando divenne ministro della funzione pubblica, furono i primi a porre il problema delle norme inutili o superate che appesantiscono l’apparato burocratico.
Del resto è sufficiente questo calcolo: ogni anno la Gazzetta Ufficiale pubblica mediamente 500 fra leggi e atti aventi forza di legge. In un secolo, dunque, 50.000. Una montagna. Perciò l’attuale Governo ha creato il ministero della Semplificazione normativa, per ridurla magari a una collina. E il taglia-leggi è Roberto Calderoli. Nel luglio 2008, il ministro leghista falciò di netto 7.000 leggi e il 17 febbraio scorso 29.000. Solo che nella furia di alleggerire il fardello, la commissione è incorsa in un errore. Tra gli innumerevoli regi decreti emessi dal 1° gennaio del 1861 al 31 dicembre del 1947, figuravano anche quelli istitutivi di nuove città, come Aprilia, 72.000 abitanti; Sabaudia, 15.000; Pontina, Guidonia e poi Sestriere, Mestre, Follonica, Anacapri. Tutte cancellate! Quando alcuni funzionari dell’Associazione nazionale dei Comuni (Anci) si sono precipitati a Roma allarmati, il ministro li ha tranquillizzati. Quei centri sono già rinati. Come? Con un nuovo decreto.
Curiosamente, l’infortunio coincide con l’ipotesi di accorpamento dei piccoli Comuni, ventilata negli anni Ottanta da Bettino Craxi e tornata d’attualità con un altro taglio, quello degli enti locali. Per ridurre le spese, creando servizi unici nella vigilanza, nello sport, nell’assistenza, nell’educazione scolastica, nei trasporti, si parla con insistenza di “città diffusa”, un consorzio di amministrazioni contigue per territorio. In Lombardia e nel Veneto l’alleanza di Comuni contigui già funziona (con un’unica polizia locale e un unico scuolabus). D’altra parte, i campanili in Italia sono più di 8.000. «Troppi», disse Craxi. E qualcosa prima o poi bisognerà fare. Tornando alla normativa, il lavoro di Calderoli sarà lungo per mettere l’Italia alla pari con l’Europa. Significativi tre riferimenti: in Gran Bretagna la vita è regolata da 3.000 leggi, la Germania ne conta 5.500 e la Francia 7.000.
Volete qualche esempio di leggi inutili e persino ridicole? Ecco qua. Un regio decreto del 1890 vieta la fabbricazione di salami e salsicce di pesce “con carni guaste”. Uno del 1901 proibisce “in ogni tempo la lavatura degli erbaggi in vicinanza degli sbocchi fognari cittadini”. È immaginabile che qualcuno all’epoca coltivasse quest’abitudine. Un altro del 1929 sancisce che “i locali destinati all’esercizio delle latterie non possono in alcun caso essere adibiti ad abitazione”. È vietata la vendita di marmellate che contengano organismi animali (1926). Negli stabilimenti termali è vietato sputare per terra (1927): “Vi debbono essere dovunque sputacchiere con calce e sulle soglie dei vestiboli non debbono mancare i nettascarpe”.
Un’idea esplicita del superamento di certe disposizioni ce la dà un regio decreto che riguarda il treno. Dice: “È in facoltà dell’amministrazione ferroviaria di prescrivere in alcune circostanze che il viaggiatore si presenti col denaro corrispondente al prezzo del biglietto; salvo questo caso, si fa il cambio della moneta, sempre che il resto non superi il quinto della valuta presentata”. Un tale linguaggio ci spiega anche perché ancora oggi gli annunci sui convogli viaggianti cominciano con un “Si da avviso...”. Ma come si fa a calcolare il risparmio per ogni legge abrogata? Fonti ministeriali citano “le spese di mantenimento” di questa o quella norma. Ebbene, tale voce corrisponde a 2.000 euro. Moltiplicando 36.000 cancellazioni per 2.000, il bilancio dello Stato avrebbe recuperato 72 milioni di euro. Un paio di esempi anche qui. La durata e il rinnovo della carta d’identità: l’azione di semplificazione consiste nell’allungamento della durata da 5 a 10 anni, con avviso automatico della scadenza. Una stima orientativa parla di 30 milioni di euro risparmiati. Altro caso, la posta elettronica certificata: i risparmi sono collegati alla sostituzione delle raccomandate A/R e dei flussi cartacei tra imprese e pubblica amministrazione. Un bel salto: le raccomandate in questo giro sono nell’arco di un anno 245 milioni!

Ufficio reclami

L’appartamento in un altro Comune
Il signor Giuseppe Baroni di Bascapè (Pavia) scrive: “Sono proprietario di un appartamento in altro Comune; dopo aver effettuato uno sfratto per morosità, l’appartamento è rimasto sfitto, vuoto (non arredato) e con nessun collegamento a utenze quali luci gas acqua telefono per oltre un anno. Il Comune di Casaletto Lodigiano, dov’è ubicato l’appartamento, mi invia avviso di pagamento per tassa smaltimento rifiuti e tributo provinciale per l’anno 2008, dicendomi con una lettera che non è possibile accogliere la richiesta di esonero (da me richiesta) non ravvisando i presupposti che sono espressamente indicati dalla legge”

La tassa d’igiene ambientale è dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte sia che siano utilizzate o meno. Tuttavia, in merito a questo argomento, si attendono da tempo chiarimenti e correzioni che facilitino l’accesso a esenzioni e agevolazioni, per venire incontro a situazioni come la sua, signor Baroni. Per questa ragione non resta che aspettare.

Laureato sì, ma senza il lavoro
Patrizio Indoni da Cagliari, scrive: “Ho presentato domande tramite due bandi per assegni di ricerca presso l’Istituto superiore per la protezione e ricerca sull’ambiente (Ispra). Prima di inviare le domande ho chiesto i bandi mettendo in evidenza che sono senza titoli aggiuntivi o curriculum di eccellenza, se non una laurea vecchio ordinamento in geologia. Ho chiesto informazioni sull’evolversi dei bandi, in previsione anche del fatto che se avessi passato la valutazione selettiva mi occorreva sapere qualcosa in anticipo per cercare un alloggio al fine del colloquio a Roma. Poi ho chiesto se ci fossero novità ma mi è stato risposto con menefreghismo che non ne sapevano niente, e poi bisognava vedere quale valutazione avrebbero avuto i miei titoli nonostante avessi messo in evidenza che non eccellevo avendo allo stato 18 anni di disoccupazione e inoccupazione senza un lavoro e quindi senza un reddito a 38 anni. Ma a nulla è servito”

La situazione del lettore è simile a quella di tanti suoi colleghi laureati che non riescono a trovare occupazione. Una condizione drammatica che la crisi e il mercato del lavoro italiano non favoriscono, soprattutto quando si supera l’età dei 30 anni. Oltretutto, molti concorsi hanno di pubblico solo la dicitura e i posti sono riservati a pochi eletti sempre accompagnati dalla giusta spintarella. Posso consigliare di non rassegnarsi, di continuare a bussare a tutte le porte.
(Ha collaborato Matteo Acquafredda)

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