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L'uomo e la particella di Dio
Più si sa e più prende al cuore dell’intellettuale onesto la sensazione di troppo poco sapere. Le cose, comunque, sono molto complicate: troppo complicate per le scorciatoie del neomaterialismo
E se alla fine di due secoli di chiacchiere materialistiche, impegnate a cancellare ogni ipotesi trascendente, andasse a finire di ritrovarci di fronte una “particella di Dio”? Lo scenario scientifico più attendibile potrebbe rivelarsi quello che la nostra tradizione religiosa ci aveva metaforicamente anticipato. Dopo tante certezze darwiniane, dopo tanto frugare al cuore dell’infinitamente piccolo potrebbe venir fuori proprio quella “particella di Dio”, di cui oggi si parla come immagine e come traccia originaria. La fortuna di avere per fratello Guido Barbiellini, uno dei maggiori fisici del mondo, autore di una scoperta recente di cui molto si discute negli ambienti internazionali, mi aiuta a dare un minimo di sostanza alla tentazione tuttologica mia, tipicamente giornalistica, di sconfinare in campi che potrei definire della cosmologia e della escatologia, del come è stato creato e del come finirà l’universo.
Vent’anni fa scrissi un libro, fra filosofia e divulgazione: La riscoperta di Dio (edito da Rizzoli) che fece più di centomila copie. Era una ricognizione del rapporto fra scienze di frontiera e domande di senso che l’uomo moderno si pone: da dove vengo? Dove andrò al di là dei miei tempi biologici? C’è una mano che ha disegnato il mio mondo? Ne veniva fuori la constatazione che l’ipotesi creazionistica manteneva una sua non contestabile fondatezza. Parlai con scienziati atei, scienziati agnostici, scienziati credenti, pochissimi pretendevano di estrarre verità definitive dalle conoscenze acquisite nei laboratori. Non estrapolavano dalle loro teorie conclusioni liquidatorie per la versione religiosa della realtà. Nel settembre del 2006, venti anni dopo il mio libro, sono stato relatore a Venezia nell’Isola di San Giorgio, alla Fondazione Cini, durante il congresso mondiale sull’evoluzionismo. Ho registrato, fra gli europei più che fra gli americani, fra i biologi più che fra gli astrofisici, una prevalenza di scetticismo nei confronti di un Dio creatore. Erano rispettabili idee, ma non deduzioni logicamente obbliganti.
Molti sono attualmente gli archivi aperti per il libro della vita. Le cose sono molto complicate, troppo complicate per le scorciatoie del neomaterialismo, assai diffuso nella mezza cultura anticlericale dei mass media. Sono attualmente al lavoro nel mondo più di venti laboratori, costruiti per fare ricerca a livello nanometrico, insomma in una dimensione così piccola che per noi uomini normali risulta quasi impensabile. Di sicuro non è raccontabile con le nostre parole.
La scienza non si concede respiro ma non si fa travolgere dalla fretta. Nel 1973 veniva introdotto il Modello Standard, coerente sia con la meccanica quantistica sia con la relatività speciale di Albert Einstein. Quasi trentacinque anni dopo, nell’ormai vicino novembre di questo 2007, si accenderà presso il mitico Cern di Ginevra il Large hadron collider, che sarà l’acceleratore a più alta energia del mondo. Spiegano gli scienziati che in definitiva sono in costruzione le nuove sorgenti con cui arriveremo a filmare il dinamismo dei fenomeni alla base di tutti i materiali.
Ne sapremo molto di più. Ma questo di più ci rimanda da un mistero a un altro mistero, fino a quella “particella di Dio” che custodisce il primo e l’ultimo mistero. Scriveva con saggezza islamica un venerabile uomo sufi del 1200: «Non è velato il Verace, sono velati gli occhi di noi uomini che scrutiamo Dio da lontano». Oggi le vertiginose conoscenze dell’astrofisica ci fanno intendere quanto enorme sia questa lontananza.
Più si sa e più prende al cuore dell’intellettuale onesto la sensazione di troppo poco sapere. Non siamo più neanche certi che solo il nostro sia l’universo reale: l’antimateria, costituita da particelle non difformi a quelle presenti nella nostra realtà, con caratteristiche simmetriche e opposte, ci indica la possibilità dell’esistenza di un universo rovesciato, simile ma non eguale al nostro. Il mondo quotidiano, tutto ciò che percepiamo non registra al nostro livello la presenza di antimateria, non sappiamo neppure più se la struttura dell’universo che concettualmente ci siamo dati sia corretta o meno. Una cosa però sappiamo: che pensiamo, amiamo e possiamo pregare, attività quest’ultima fra gli esseri viventi praticata soltanto dagli uomini.

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