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La natura ci dice: se sbagli, paghi
Il recente terremoto d’Abruzzo insegna che progetti come il ponte sullo Stretto di Messina rischiano di trasformarsi in una scommessa irragionevole che l’uomo è destinato a perdere in maniera tragica

Nessuno di noi dimenticherà il terremoto, rovinoso, che si è portato via quasi per intero il capoluogo dell’Abruzzo e altre località della zona. Più o meno. Nella realtà le cose funzionano con vincoli meno rigidi: tutto viene avvolto in fretta nelle candide lenzuola dell’oblio. Complice l’accadere precipitoso degli eventi, che rende vecchio quello che il giorno prima era di stringente attualità. Case, scuole, edifici ma soprattutto persone, di ogni età. Anche bambini, ragazzi. Tutto inghiottito in una ventina di secondi. I mattoni, sparsi al suolo, ci sono ancora. Loro, quando si verifica un cataclisma, si limitano a cambiare posizione e, se è possibile, tornano al loro posto, grazie a mani esperte che li recuperano. Le persone, invece, non ci sono più, estirpate dalla terra e dalle loro famiglie, per sempre. 
Il punto è proprio in quella minuscola espressione, “per sempre”. Per gli esseri umani, sparire “per sempre” rappresenta la fine dell’unica possibilità concessa. Noi, a differenza dei nuclei degli atomi di ferro, sempre gli stessi fin dai tempi in cui il nostro pianeta era un inferno ribollente, non possiamo essere così disinvolti quando è in gioco la nostra sopravvivenza, perché nessuno ci riciclerà in un cannone o in un bel servizio di pentole piuttosto che nella fusoliera di un aereo, come accade a un pezzo di ferro qualsiasi. 

Noi non siamo ferro, non siamo oggetti inanimati, bensì la materia più preziosa di questo pianeta, però la più effimera. Per questo non possiamo né dobbiamo accettare sulla nostra pelle, o su quella dei nostri figli, scommesse irragionevoli, come costruire un manufatto dove la natura pone un divieto. Conosco bene i terremoti, essendo nato in un luogo dove storia, economia e urbanistica sono stati ispirati dai sismi, dove i palazzi non superano i pochi piani consentiti da rigide norme. Rigide, perché tali debbono essere dove la natura è prepotente per tradizione. Centinaia di migliaia di morti in un paio di secoli, sempre nello stesso luogo, distrutto più volte. È l’area dove dovrebbe sorgere un ponte a campata unica di quasi tre chilometri.
Ogni tanto, si scendeva in strada perché la terra aveva tremato. Poi si rientrava a casa. Negli anni ci si fa l’abitudine, ma un terremoto non è un evento qualunque; quando accade, capisci in modo subitaneo che il controllo che pretendiamo di avere sulla natura è solo un’illusione. Ti senti perso. Puoi fare tutte le previsioni che vuoi, opporre i più sofisticati modelli matematici, ma la realtà, impietosa, dice che il mazzo non è più nelle tue mani, e quando “parla la natura” puoi solo attendere, impotente, che smetta.
Quasi tutta la gente nata o vissuta nell’area dello Stretto di Messina sa bene che un ponte da quelle parti è una sfida tra un nano e tutti gli dei messi assieme, una sfida segnata. Non importa quando accadrà, ma un giorno quel manufatto, al pari di un fuscello, potrebbe perdersi tra i muscoli poderosi della natura. Anche il vulcanologo Renato Funicello, che nei giorni del terremoto abruzzese ricordava la possibilità tecnologica di costruire un ponte antisismico, non dimenticava di aggiungere che «lo Stretto di Messina è la zona a più alto rischio sismico d’Italia». 

La natura è come le persone, possiede uno stile di vita preciso e individuabile, basta osservarla più o meno a lungo. A volte è noiosa e ossessiva, fa sempre le stesse cose. Marc Bloch, noto storico francese del Novecento, ci ricorda con la sua opera che la Storia non è solo ed esclusivamente la scienza del passato, ma l’esito di un continuo movimento che lo studioso compie incastrando passato e presente. Per questo egli scrive, come riporta l’ebreo francese Marek Halter: “L’incomprensione del presente nasce fatalmente dall’ignoranza del passato. Ma risulta forse altrettanto vano esaurirsi per comprendere il passato quando non si conosce nulla del presente”.
Nel nostro rapporto con la natura vale esattamente la stessa regola. Non c’è posto per le furbizie. Tutte le volte che l’uomo sgarra paga pegno, ma la disgrazia più intollerabile è che il prezzo non lo paga mai il vero responsabile, bensì coloro che in un tempo differito passavano, magari per caso, da quelle parti. I responsabili non si fanno mai male, per questo sono così audaci. 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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