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Mangiare oggi? Un atto di fede
Tagliando un carciofo, si rischia di farlo esplodere. 
E al ristorante mangiamo funghi e pesci del 1998...

Una massaia di Avezzano (L’Aquila) sta preparando il pranzo come fa ogni giorno. Oggi ha pensato di fare il tortino di carciofi che piace tanto a suo marito. Sennonché, all’improvviso, uno dei carciofi che sta pulendo gli scoppia in mano. Letteralmente, tant’è che per le ustioni deve ricorrere al pronto soccorso.
Sull’episodio (accaduto ai primi di maggio) le congetture si sono sprecate. Chi ha pensato addirittura a Unabomber, chi ai sabotatori dell’acqua minerale o dei panettoni al supermercato di qualche anno fa, ma un esperto di colture agricole ha avanzato l’ipotesi a mio avviso più sconvolgente: la fonte dello scoppio sarebbe un eccesso di concimi chimici. Tagliando con il coltello dapprima il gambo e poi le foglie più dure dell’ortaggio, la signora ha prodotto calore e il calore è diventato una miccia per la piccola bomba chimica a base di zolfo che ricopriva quel carciofo. Due mesi prima era successo a una casalinga di Belluno e anche lei aveva pensato a un atto di terrorismo ma i tecnici accorsi sul posto hanno individuato il colpevole nello zolfo usato come antiparassitario. Episodi del genere aprono scenari sempre più inquietanti sulla nostra tavola, come se non bastassero le mille insidie del mercato (dal vino adulterato al pesce spada venduto per fresco ma decongelato) o le mozzarelle alla diossina. La cronaca ci fa credere, insomma, che mangiare oggi sia un puro atto di fede. Del resto non è già un atto di fede, per esempio, andare al ristorante?
Esemplare la storia dei surgelati scaduti da anni, ringiovaniti con una nuova confezione e un’altrettanto nuova data di scadenza che la Guardia di finanza mesi fa ha sequestrato a Torino e dintorni. Funghi del 2005, gamberi del ’98, seppie del ’99, calamari del 2001. Erano destinati a supermercati e ristoranti del Piemonte e della Lombardia, capite? Diciotto tonnellate di surgelati provenienti, diceva il Corriere della Sera, «da una delle due aziende leader in questo settore alimentare, la S.AI.Pi. spa di Collegno».
Qualcuno ha ricordato che se la catena del freddo non è mai stata interrotta, ovvero se i prodotti sono sempre rimasti surgelati nell’arco di dieci anni, si possono escludere rischi di intossicazione e si configura “soltanto” la frode. Ma allora, tanto vale non indicare la data di scadenza sui surgelati. Tuttavia, se sul menu del ristorante ci fosse scritto “surgelati d’annata”, apprezzeremmo almeno la buona intenzione.
Scherzi a parte, i sofisticatori di alimenti, i truffatori della nostra tavola meriterebbero la galera ma in un Paese come il nostro, dove nemmeno gli assassini ci finiscono, è inutile sperarlo. Viviamo di contraddizioni, è la nostra anormalità. 
Allo stesso tempo, infatti, dovremmo smetterla con gli allarmismi. Senza risalire all’aviaria e ai polli demonizzati, prendiamo il caso della mozzarella di bufala. I cumuli di monnezza, è stato accertato, non c’entrano, la diossina deriva dai terreni inquinati. Giustamente, il professor Giorgio Calabrese, uno dei più noti nutrizionisti italiani, ha detto che bisognerebbe procedere alla bonifica dei pascoli campani su cui le bufale mangiano, per ridare al prodotto genuinità e a noi consumatori sicurezza. Ma – come hanno fatto notare altri esperti – la diossina in dosi più o meno pari a quelle della mozzarella è presente anche in altri alimenti e non possiamo più nascondercelo.
Un Paese, abbiamo detto, permissivo con i delinquenti ma allo stesso tempo (confermando le contraddizioni) un Paese che vanta una legislazione rigorosa in materia alimentare. La tutela della sicurezza dei cibi è affidata come sappiamo al ministero della Salute, attraverso diversi organi di controllo: i presidi multizonali di prevenzione; le Arpa, ossia le agenzie regionali di protezione ambientale; gli istituti zooprofilattici sperimentali e i Nas, i nuclei antisofisticazioni dei carabinieri. Allo stesso modo vigilano il ministero delle Politiche agricole e quello delle Finanze, con una particolarità che purtroppo ci rende unici in Europa: non esiste in Italia un ente che raccolga tutti i dati che arrivano ai ministeri e che sia capace di coordinare i controlli, valutando di conseguenza i rischi reali per la popolazione. Anche per questo, mangiare diventa un atto di fede.

Ufficio reclami

In quanti sul furgone?
Antonio Totino, di Soverato, chiede se nel trasporto di merci di valore sia obbligatoria la presenza di due persone sul veicolo: «Lavoravo in un Dfl (Deposito fiscale rivenditori locale) dove vengono smistate le sigarette in base alle richieste settimanali delle tabaccherie e consegnavo la merce con un furgone. Mi sono sempre rifiutato di andare solo, perché trasportavo merce ad alto rischio e non ero assicurato contro furto e rapina. Il 17 febbraio mi hanno mandato in ferie per 15 giorni perché a causa del troppo lavoro non avevamo iniziato a fare le ferie del 2007. Dovevo rientrare il 3 marzo 2008. Una settimana prima, mi hanno convocato per darmi la lettera di licenziamento senza i 20 giorni di preavviso e con la motivazione esubero personale». Non è obbligatoria la presenza di una seconda persona sul furgone (non trattandosi di un trasporto valori). Questa lettera però dimostra la difficile realtà nel mondo del lavoro italiano: scarsa tutela contrattuale e a livello di sicurezza dei dipendenti, sfruttamento per mansioni fuori dal contratto, politica dell’usa e getta. In certi casi non si può fare altro che farsi tutelare da un legale, ma si tratta di un’arma a doppio taglio, che spesso compromette in maniera irreparabile il rapporto con la proprietà.

L’Inps e i contributi
Il signor Gianni Minoli di Cassano Magnago è uno dei tanti pensionati che si sente defraudato dall’Inps: «Ho 67 anni e nel 2002 ho percepito una pensione mensile lorda di 728 euro con 38 anni di lavoro, così suddivisi: 10 anni commerciante, 10 artigiano e 18 dipendente. Considerando che è pur sempre l’Inps che ha incassato i miei versamenti, mi chiedo se sia costituzionale e razionale che i contributi come artigiano e come commerciante non vengano ricongiunti e perché, a parità di chi ha versato solo come artigiano o commerciante, percepisca la metà di loro. Avrei un’altra possibilità, onerosa, per aumentare la pensione: ricongiungere i contributi a quelli di dipendente, ma la richiesta avrei dovuto farla prima della domanda di pensione. Forse c’era un’altra strada ma il patronato non ha saputo darmi informazioni». L’Inps prevede il ricongiungimento di periodi assicurativi come lavoratore autonomo purché l’interessato abbia almeno 5 anni di contributi versati come dipendente prima della domanda e si tratta di una richiesta onerosa. Inoltre è confermata l’impossibilità di effettuare una richiesta successiva all’entrata in pensione. Purtroppo, in Italia, per mettere al riparo il proprio futuro non è sufficiente dissanguarsi tanti anni, bisogna anche informarsi, seguire l’evolversi dei propri contributi perché nessuno lo fa al posto nostro. Men che meno lo Stato.

Detrazioni d’imposta
Tommaso Tanas, di Catanzaro, lamenta la nuova procedura richiesta dall’Inpdap per il calcolo delle detrazioni d’imposta: «La legge pone solo l’obbligo di presentare la dichiarazione dei propri redditi e non di rivolgersi a privati (Caf), come pretende l’Inpdap. Perché non posso presentarla direttamente e debbo ricorrere alla mediazione di un centro di assistenza fiscale facendo conoscere a terze persone i miei redditi? Non si viola il diritto alla privacy? Chi ha emanato tali disposizioni ha pensato ai disagi e alle spese cui andranno incontro i pensionati in centri dove non esistono i Caf e altri soggetti abilitati a ricevere le dichiarazioni?». L’art.1 comma 221 della Finanziaria 2008 stabilisce che all’inizio di ogni anno, o quando si modifichi una situazione tra quelle previste, i pensionati devono rilasciare una dichiarazione che attesti il reddito annuo e il nucleo familiare a carico del pensionato. L’omessa dichiarazione comporta la revoca dei benefici eventualmente conteggiati nella pensione. La nuova procedura riduce il rischio d’errore. Inoltre, sul sito dell’Inpdap c’è l’elenco dei Caf che effettuano i conteggi e la presentazione gratis. Per gli eventuali rischi sulla privacy, il reddito non rientra tra i dati sensibili. 
(Ha collaborato Matteo Acquafredda) 

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