|
Questa nostra vita digitale
Scompaiono le macchine da scrivere, sostituite dai pc e dalle stampanti. Inutili macchine fotografiche
e registratori, oggi ci sono i lettori digitali. Così la tecnologia occupa le nostre case e ci cambia la vita
Gli scienziati sociali la chiamano “Multimedia family”. È un modo di vivere dentro una tecnologia digitale che ormai appartiene all’abitazione come i mobili e i ritratti. Entro in una casa di famiglia italiana con il taccuino in mano, cercando di recuperare l’attenzione e la capacità di analisi che accompagnarono una mia ricerca sociologica di trent’anni fa sugli oggetti che cambiavano all’interno di un gruppo. Quel lavoro, svolto in Barbagia, zona di forti e resistenti tradizioni, mi portò sulla cattedra universitaria. Ebbi conferma che gli uomini parlano fra di loro tanto attraverso gli oggetti che cambiano quanto attraverso gli oggetti che rimangono immutati. Mi accorsi che l’insieme degli oggetti tende a creare una prigionia impalpabile, a legare gli individui in una ragnatela di bisogni sempre meno reali e di consumi sempre meno necessari. Ma allora i miei elenchi da studiare erano pentole, fornelli, al massimo frigoriferi, raramente lavatrici, molte radio, qualche televisore. Oggi tutto o quasi tutto è elettronico.
La mutazione è avvenuta negli ultimi dieci anni del millennio scorso e ha subito una notevole accelerazione in questi sette primi anni del Duemila. Se prima un ricercatore a metà strada fra antropologia e semiologia poteva con la scienza dei segni decifrare i cambiamenti lenti ma simultanei degli arredi e del linguaggio, se ogni novità si portava cioè appresso nuove parole e nuove abitudini, ora la ventola tecnologica gira così veloce da far cambiare il volto alle case e da far nascere un intero modo diverso di parlare. All’inizio della invasione domestica erano il televisore e il computer, ingombranti sul tavolo grande di casa, poi sono arrivati cellulari, PlayStation, videotelefonini. Nella casa cablata e inserita nelle reti le macchine da scrivere cedono da 15 anni il posto a pc e stampanti. Vanno in cantina giradischi e Hi-Fi, sono eliminate le audiocassette, diventano inutili macchine fotografiche e registratori magnetici, ci sono i lettori digitali. Non si fanno più fotocopie, c’è lo scanner.
Ma è ancora una fase intermedia, la tecnologia digitale è a metà strada, resistono gli anziani, la parte di essi che non si è elettronicamente alfabetizzata. Interessante è per noi registrare il lato quotidiano del cambiamento. Uno studioso, Fabio Magrino, in un saggio nel numero di marzo di Release magazine, dedicato proprio all’“Info-eco system”, segnala il diffondersi di un inedito linguaggio ipertecnologico: «Abbiamo imparato a misurare la frequenza di elaborazione in megahertz, la capacità di memoria in mega e gigabyte, la risoluzione delle immagini in megapixel, la velocità di connessione a banda larga in megabit per secondo, e via discorrendo».
Osserva Magrino con un esempio utile e chiaro per chi tende a sentirsi tagliato fuori da queste informazioni importanti ma infarcite di parole difficili: «Un chiaro segnale che questi cambiamenti sono ormai irreversibili l’ha dato l’Istituto Nazionale di Statistica nel febbraio scorso, cancellando dal “paniere” di beni sul quale viene costruito l’indice del costo della vita alcune voci ormai senza peso nella spesa in tecnologia delle famiglie italiane. Tra queste voci le calcolatrici tascabili, gli apparecchi fotografici tradizionali e i costi di acquisto e di sviluppo delle pellicole fotografiche a colori, nonché le videocassette; al loro posto sono entrati nel “paniere” il costo delle stampe da foto digitale e quello delle schede di memoria che vengono utilizzate su cellulari, fotocamere digitali e lettori multimediali».
Se non mi stanco nel censimento elettronico di una casa tipo, finito nella camera dei ragazzi trovo una foresta di nuovi oggetti, spesso regalati da nonni che non sanno neppure a cosa servano. Alcuni sostituiscono altri oggetti donati anni fa al fratellino maggiore, come il walkman, che ha dovuto cedere il posto all’iPod e ai lettori mp3. Del resto arrivati nel soggiorno si può constatare che spesso non c’è più il panciuto televisore a colori con tubo catodico, ci sono schermi piatti a cristalli liquidi o al plasma. Qui per ora mi arrendo perché seguire le tracce del consumismo informatico con i notebook al posto dei pc e dei cellulari di terza generazione su piattaforma Umts mi pare troppo. Mi è venuto mal di testa. Vado a trovare un mio amico cinquantenne, uomo semplice e pratico, felice dopo l’appena conclusa festa per il matrimonio della figlia. Ma lo trovo intento a scaricare le foto digitali della cerimonia e a metterle in Rete per i parenti lontani.

|
|
|