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Per non perdere baro al gioco
Una filosofia sbagliata che fa scivolare nel dramma delle droghe, leggere e pesanti. E i più fragili sono destinati non solo alla sconfitta, ma a essere stritolati, moltiplicando i propri insuccessi
Qualche mese fa gli organi di informazione riferivano che un parlamentare su tre, così sembra, farebbe uso di sostanze stupefacenti. Ne sono seguiti solo un paio di giorni di pettegolezzo mediatico poi il nulla, come accade per migliaia di altre cose importanti. L’informazione deve correre veloce, esattamente come il mondo di cui si occupa, non c’è tempo per fermarsi sui particolari, neppure quando sono piuttosto vistosi. Una notizia dura quanto la vita di una farfalla, nella migliore delle ipotesi, poi passa tra le cose scadute, come il formaggio fresco. Ci difendiamo rimuovendo ostinatamente, una scelta collettiva di autotutela, e la stampa si mette al servizio di questa necessità.
Accade anche ai bambini, quando cercano di schermarsi da esperienze traumatiche, nascondendole in qualche anfratto della loro memoria. La rimozione è un meccanismo prezioso, talvolta in grado di aiutarci a vivere ma non di risolvere i problemi, al massimo può differire l’inevitabile faccia a faccia tra noi e loro.
Poco tempo prima di conoscere il predetto scenario, a proposito dei nostri parlamentari, ero rimasto assai più colpito nell’apprendere che un muratore cottimista su cinque sarebbe dedito al consumo di cocaina. Una notizia a suo modo rivoluzionaria, che conferma la rottura degli argini tra le diverse categorie sociali, purtroppo, però, solo nelle cattive abitudini, dal momento che il divario economico tra le persone rimane.
In passato la sostanza di cui stiamo parlando era assunta prevalentemente da persone agiate, dunque da una quota relativamente limitata di individui, oggi è invece alla portata di quasi tutte le tasche e dunque va imponendosi come fenomeno di massa. I prezzi di una dose partono da 50 euro e, a seconda della sua qualità, salgono di qualche decina di euro. Prezzi non impossibili.
La cocaina è una sorta di “acceleratore” artificiale, migliora le cosiddette prestazioni, incrementa il senso di sicurezza, illude il consumatore sulla reale consistenza della proprie forze facendolo sentire al piano di sopra. Ma è solo un’illusione, come quando sogniamo di volare e sentiamo un grande senso di benessere. Purtroppo e tutto finto.
Un additivo, la cocaina, fatto apposta per i nostri tempi e per la nostra cultura, dove tutti siamo chiamati a spendere più energia di quanto possiamo disporre. «Se ti senti stanco ti risolleva», mi dice un diciannovenne che ne fa uso da due anni, con un significativo intervallo, quando aveva avvertito di essere una persona quasi normale, come gli altri: «Nel periodo in cui ho avuto la fidanzata non mi sono fatto neppure una riga di cocaina, stavo bene, non avevo più bisogno di dimostrare nulla, contrariamente a quando ero da solo e pensavo di essere un’eccezione. Poi lei mi ha lasciato e io sono tornato a sentirmi l’incapace di sempre, riconsegnandomi al maledetto vizio della droga».
Un doping collettivo che travolge interi gruppi sociali, risucchiando le persone meno attrezzate di fronte ai collaudi della vita. I timori di inadeguatezza spingono a cercare compensazioni ad ogni costo, persino attraverso pratiche autodistruttive. Tentativi di risalita attraverso la chimica, che si mutano spesso in lunghe discese agli inferi per tutta la famiglia, posta in situazioni drammatiche, anche dal punto di vista economico, poiché se è vero che una dose di cocaina possiede un costo ragionevole rispetto al passato, il suo uso sistematico “espone” a rovesci economici significativi. Di recente la madre di un paziente trentenne, che vive ancora con lei, è stata ripetutamente “visitata” e minacciata da spacciatori che reclamavano il pagamento di molte migliaia di euro, debiti contratti dal figlio comprando cocaina a credito.
Il mercato, con il suo carico di prodotti letali, incombe sulle nostre debolezze, anzi le usa, rimestandovi incessantemente per moltiplicare i propri successi. Quando la sua avidità incontra i nostri bisogni di sicurezza più profondi, gli individui fragili possono uscirne stritolati, poiché in loro la tentazione di barare è ossessiva e il mercato può offrire muscoli posticci per soddisfarla.
endo, sono l’incomunicabilità, l’estraneità, infine il conflitto.
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