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Il Nord ci manda a dire...
La “questione settentrionale” sta in primo luogo nell’incapacità del centro-sinistra di capire il Nord. La cui rivolta si esprime in un’evasione fiscale che si deve controllare ma anche interpretare 

«C’è una questione settentrionale», è stato il commento di numerosi leader del centro-sinistra dopo le recenti elezioni amministrative che hanno visto la vittoria schiacciante del centro-destra. Ma esiste davvero una questione settentrionale, e se sì di che questione si tratta? A me sembra che non esista nessuna questione settentrionale, nel senso in cui la intendono i pensatori del centro-sinistra, convinti che essa consista nel fatto che il Nord non capisce molto della grande politica del centro-sinistra e che deve essere convertito. È vero invece il contrario: il centro-sinistra non capisce nulla del Nord. Solo in questo senso esiste una questione settentrionale. Il Nord è un’economia fiorente, di natura imprenditoriale, basata sul fare e sul saper fare diffuso tra la popolazione, inserita nelle grandi correnti della globalizzazione. Questa parte del Paese è sempre più insofferente a una gestione centralistica dell’economia, a un’amministrazione pubblica incapace di svolgere con correttezza i suoi compiti, a una classe politica parolaia e soprattutto affaristica, alla crescita di ceti parapolitici parassitari di proporzioni gigantesche.

In questo consiste la questione settentrionale, è questo che il centro-sinistra non vuole capire. Ci sono politici e amministratori importanti del Nord, come il sindaco di Torino, l’ex comunista Chiamparino, e il sindaco di Venezia, Cacciari, che lo hanno capito. Per questo sono stati ignorati nell’avvio del Partito democratico. A questa insofferenza il popolo del Nord reagisce con gli unici mezzi che ha a disposizione. Il primo consiste nel voto e questo spiega la tenuta di forze politiche, ormai non esaltanti né nei leader che esprimono né nell’affarismo a cui spesso indulgono come la Lega (basti pensare a tutta l’orrenda storia Lega-Banca di Lodi, documentata nell’ottimo libro di Offeddu-Sansa Milano da morire). Le scelte di fondo, antistataliste, a favore della libera impresa e del mercato fanno premio su qualsiasi cosa, anche quando sono parolaie e demagogiche come con il Governo Berlusconi, che ha a sua volta sviluppato clientele poderose, soprattutto in questa Milano da morire. 
Il secondo mezzo è l’evasione fiscale. E questa è la vera emergenza nazionale. L’evasione è schiacciante nel Sud, ma è diventata assai importante anche nel Nord. Nell’evasione si intrecciano fenomeni molto diversi tra loro. Vi è il peso crescente dell’economia illegale. Vi è il peso di ceti professionali ricchi che vogliono arricchirsi ulteriormente attraverso l’evasione. Queste sono degenerazioni gravi, da combattere con la massima durezza. Ma poi vi è il grosso fatto da piccole imprese e piccoli artigiani. Si tratta di brave persone che sanno che la loro piccola impresa non può sopravvivere sotto il peso spropositato delle imposte, tasse, contributi del sistema italiano. E che si difendono, per sopravvivere. 
E infine vi sono quei padri e madri di famiglia che, fruendo di salari o stipendi troppo modesti, integrano con un secondo lavoro nero. A queste due categorie si aggiunge un terzo gruppo, in gran parte formato da bravi lavoratori che, pur non essendo così pressati dal bisogno, non vogliono pagare tutte le imposte perché le trovano esose, squilibrate rispetto ai servizi, e finalizzate, in parte, a mantenere le clientele politiche. 

Questi gruppi sociali non verranno mai ricondotti all’ortodossia fiscale con una politica fatta solo di terrorismo fiscale. Questa avrà l’effetto di aumentare i voti del centro-destra con l’apporto di gruppi che, naturalmente, non dovrebbero appartenergli. Qualche lettore frettoloso mi accuserà di apologia dell’evasione. Ma così non è. Io mi sforzo solo di capire. L’evasione fiscale non è un’esclusiva italiana. Ma non si è mai visto, in nessun Paese, crescere l’evasione in una fase avanzata di sviluppo economico. Man mano che l’economia e la società si sviluppano, l’evasione tende a decrescere. Così è stato da noi nel Nord per tutti gli anni ’60, ’70, ’80 e parte dei ’90. Poi l’evasione è tornata a impennarsi. 
È mia tesi che con la pura politica del terrorismo fiscale la situazione sia destinata a incancrenirsi. Sino a quando non capirà questo il centro-sinistra continuerà a picchiare la testa contro il muro. In questo consiste sostanzialmente la questione settentrionale. Poi vi è la questione meridionale, ma di questo parleremo la prossima volta. 

 



LA BORSA E LA VITA
di Marco Vitale

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