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Se il bancario lo vuole variabile
«Il tasso fisso, caro signore, non le conviene». Dicevano così, sicuri di sé. Però, da quando è scoppiata la terribile crisi finanziaria, vanno a frotte dallo psicoterapeuta, a curare i sensi di colpa
Mi piacerebbe chiamarlo “il senso di colpa del bancario” e sarei fiero se fosse riconosciuto come una sindrome, una malattia dalla preclara dignità scientifica, citata nei più grandi consessi accademici e sistemata nei dizionari di psichiatria, dopo “balbuzie”, ma prima di “barbiturici”. In questo caso lo trovereste alla voce: “bancario, senso di colpa del”. E per capire i contorni di questa nuova sofferenza della psiche, bisognerebbe provare a chiedere un mutuo a tasso fisso presso la banca più vicina od origliare alla porta di uno psicoterapeuta, mentre è impegnato in un colloquio con un bancario.
Nei mesi precedenti lo scoppio dell’attuale crisi economica, l’umore dei dipendenti bancari del settore degli investimenti era pessimo. Sapevano bene ciò che stava precipitando sulla testa dei quei cittadini a cui loro stessi avevano venduto prodotti finanziari non proprio sicuri. «Sapesse cosa ci costringono a vendere i nostri superiori», mi diceva un amico, responsabile di tali prodotti presso una banca importante. La professione di psicoterapeuta ti mette a contatto con tutto l’arco costituzionale delle professioni, dal soffiatore di vetro al coltivatore di riso, dalla badante all’industriale, dallo spazzacamino al portinaio del condominio, dalla suora alla prostituta, dal venditore di pubblicità al truffatore di professione. Se vi viene in mente un mestiere strano e sconosciuto, è assai probabile che qualcuno che lo praticava sia transitato da uno studio come il mio.
Figuriamoci dunque i bancari. A frotte. Loro vanno in Oriente in vacanze contemplative oppure dallo psicoterapeuta. Svolgono una professione che logora, essendo praticamente sparita la figura del bancario che vi aspettava dietro il vetro antiproiettile e che poteva andare a bere con calma il caffè al bar di fianco (di fianco a una banca c’è sempre un bar). Adesso il bancario è un uomo da combattimento, gli hanno pure tolto il vetro antiproiettile per aiutarlo a essere più svelto. Deve portare a casa la pagnotta per sé e i suoi cari, così appena vede che un conto corrente supera i cinquemila euro comincia a corteggiarne l’intestatario perché investa i propri soldi in una qualche prodotto “sicuro”. “L’è il so mesté” (è il suo mestiere) direbbero a Milano, quindi niente di male. Molto di male, invece, quando cerca di portarvi dove dice lui, risucchiandovi in un gioco dove il conflitto d’interesse è spesso formidabile e violento, perché la banca vuole guadagnare e l’operatore che sta trattando con voi è un dipendente di quella banca. Se le cose vanno male per la banca anche per lui saranno dolori.
Ma non perdiamo di vista il tasso fisso. Paolo si è rivolto alla sua banca per chiedere un mutuo casa per una cifra piuttosto modesta. Lo voleva a tasso fisso, poiché desiderava avere la certezza di una rata senza rischiose oscillazioni. Voleva sapere esattamente cosa ne sarebbe stato tutti i mesi del suo stipendio, quello sì fisso, quindi preferiva non scommettere sui tassi di interesse.
Parlandomene, non aveva mancato di presentarmi la sensazione che volessero spingerlo a preferire il tasso variabile. Infatti, nei giorni successivi, è iniziato una specie di corpo a corpo, fatto da parte del bancario di mezze parole e di argomenti sempre avversi al tasso fisso, di mille scuse per affermare che era meglio il tasso variabile, quello che sale se i tassi vanno su e scende in caso contrario. Sempre omettendo, però, l’aspetto fondamentale della faccenda, e cioè che in questo momento i tassi sono talmente bassi che è ipotizzabile solo un movimento in un’unica direzione, ossia verso l’alto. Quindi alla banca (non al cliente) conviene il tasso variabile, una lotteria in cui solo lei può vincere.
È come se una piuma fosse appoggiata al pavimento. Più in basso non può certo andare, mentre basterebbe un piccolo colpo di vento per riportarla in alto e più va in alto più la banca ci guadagna. In tempi recenti, lavoratori che erano partiti con una rata di mutuo da 500 euro al mese (tasso variabile) si sono ritrovati a fare i conti con cifre raddoppiate, grandi come l’intero stipendio.
Ma i bancari non mollano mai, sono come il pacchetto di mischia di una squadra di rugby, così dopo l’ultimo assalto andato a vuoto al povero Paolo, l’impiegato ha tirato fuori la carta della disperazione: «Comunque, sappia che dopo dieci anni il tasso fisso diventa automaticamente variabile, a meno che lei non esprima una volontà contraria». Accidenti, che costanza, che applicazione. Per forza che poi gli vengono i sensi di colpa.
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