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In marcia verso le Termopili
La differenza fra non voler fare qualcosa e non poterla fare. Un economista non si sente sminuito per non aver visitato il luogo dove Leonida vinse i persiani, ma solo perché volendo, potrebbe visitarlo anche subito

Durante un convegno dedicato alla qualità della vita degli anziani nel nostro Paese, mi era venuto spontaneo affermare che una pensione bassa, come altri mille inconvenienti legati ai bisogni più essenziali, riduce la capacità delle persone di muoversi nello spazio. Ovvio, dal momento che spostarsi implica l’utilizzo di mezzi di trasporto il cui costo è legato alle distanze. Prendere un aereo diretto in Cina, per esempio, in linea di massima non è un’operazione compatibile con le risorse di un comune pensionato. Ovvio e banale, ma anche iniquo. Quando le finanze sono modeste, la Terra può ridursi alle dimensioni del proprio condominio. È così per la maggior parte delle persone, che nel corso della vita si spostano al massimo di qualche chilometro dalla propria casa. 
Le mie parole erano state accolte con una certa simpatia dall’uditorio, tuttavia uno degli ospiti, un noto economista, aveva eccepito: «Il mio idolo fin da ragazzo era Leonida, il grande guerriero greco che alla testa di trecento valorosi fermò l’enorme esercito persiano al passo delle Termopili. Ebbene io non sono mai stato alle Termopili e non mi sento diminuito per questo. Non è detto che tutti debbano andare dappertutto». 

Il suo discorso non faceva una grinza. Forse l’economista voleva dire che si può viaggiare anche con la fantasia, che in fondo inquina meno dei mezzi di trasporto. Eppure, mentre lo ascoltavo, nella testa mi si aprivano un paio di autostrade, che conducevano giusto dalla parte opposta a quella indicata dal professore.
Mi era venuto in mente che ci sono persone impossibilitate a viaggiare perché non possiedono mezzi e ce ne sono altre che, pure avendone in abbondanza, preferiscono non muoversi, forse per pigrizia, disinteresse o altro. Il risultato finale può apparire il medesimo; il lettore però sa che esiste una bella differenza tra non volere fare qualcosa e non poterla fare per mancanza di risorse. 
In occasione del convegno, il sottoscritto, come immagino gli altri relatori, aveva viaggiato in prima classe, era stato alloggiato in uno dei migliori alberghi e la prestazione gli era stata pagata con una cifra più alta di quella contenuta in una pensione minima. 
Questo, a me, all’economista e a tanti altri conferenzieri, accade piuttosto regolarmente e quindi i nostri viaggi alle Termopili, aerei, alberghi di ottimo livello e soggiorni inclusi, li pagano gli altri. In genere, coloro i quali godono di certi privilegi, quindi anche chi scrive, tendono a non rendersi conto di quanto gli stessi vantaggi siano lontani dalla disponibilità altrui, per questo si finisce per ritenere che in fondo, per gli altri, rinunciare alle Termopili non sia poi la fine del mondo. È facile suggerire viaggi virtuali o di fantasia quando noi possiamo permetterci quelli reali.

La seconda autostrada riguardava mio padre, che alle sue Termopili ci era stato, cambiando per sempre il mio destino. Luciano Barrilà, giovane soldato, era stato catturato al fronte dagli inglesi, in Africa per l’esattezza, e trasferito per sette anni in un campo di prigionia oltremanica. Io sono arrivato anni dopo il suo ritorno in Italia, avvenuto nel 1946, ma quel viaggio forzoso avrebbe prodotto conseguenze a cascata anche nella mia vita. 
In quegli anni di prigionia lui, munito di terza elementare, aveva imparato la lingua inglese, ma soprattutto aveva preso l’abitudine di leggere il quotidiano, così come faceva il personale del campo. Un’abitudine che, per mia fortuna, mantenne per tutta l’estensione della sua breve esistenza. Così, nel nostro quartiere malfamato, la mia casa era forse l’unica, o una delle poche, dove entrava ogni giorno un quotidiano. Io lo sfogliavo pieno di curiosità e imparavo un sacco di cose che i miei coetanei potevano solo sognare perché i loro papà non leggevano il quotidiano. 
Questo avrebbe incrementato i miei interessi facilitandomi la vita scolastica e non solo quella. In fondo anche la circostanza che io tenga questa rubrica è legata al viaggio di Luciano alle Termopili.
Potersi muovere in spazi sconfinati, vivere in un mondo più vasto, magari conosciuto di prima mano e non attraverso servizi giornalistici o documentari, modella in modo nuovo le nostre emozioni, apre opportunità inaspettate per la nostra esistenza. Nell’interazione con un paesaggio sconosciuto, con una località storica mai visitata, con un luogo di spiritualità lontanissimo, il mondo interiore può trovare sorprendenti pretesti per espandere i propri confini, migliorando la nostra esistenza e, non di rado, quella delle collettività.



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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