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Un'ora sola ti vorrei
L’educazione civica è la cenerentola delle materie,
nessuno la insegna più. Eppure sarebbe la cura del bullismo

Si preannuncia come l’anno scolastico dalle molte novità. Il ripristino, per esempio, della divisa per gli alunni delle elementari e delle medie, quel grembiule che hanno indossato fino a qualche decennio fa nonne e nonni, padri e madri e che fu abolito in nome della insorgente libertà del look. <EM>Il ritorno, altro esempio, alla maestra unica nelle classi primarie. Ve la ricordate la maestra-seconda mamma? Fu cancellata dal panorama educativo con una legge del giugno 1990 e sostituita dal team docente (il cosiddetto “modulo didattico”) costituito di norma da tre insegnanti per ogni due classi o quattro su tre classi. Come prototipo dell’antica figura, si può citare il caso della maestra di Sannicandro Garganico, Grazia D’Evola, insignita del titolo di Cavaliere all’ordine e al merito della Repubblica per l’attività svolta. 
E se le promesse e le dichiarazioni d’intenti, saranno mantenute, è possibile che la scuola restituisca valore alle regole, allo studio soprattutto, abbandonando finalmente (come s’è cominciato timidamente a fare) la moda del 99% di promossi.
Dovrebbe essere affrontato più efficacemente, poi, il fenomeno dilagante del bullismo. Ha trovato ampi consensi, a questo proposito, il progetto del ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini di far pesare il voto in condotta nella valutazione finale dello studente.
Il ministro ha inoltre fatto sapere che dal prossimo anno scolastico, nelle scuole secondarie, sarà introdotta la disciplina “Cittadinanza e costituzione”, oggetto di specifica valutazione, con 33 ore annuali di insegnamento previste. Come in Spagna, dove il Governo Zapatero ha istituito una materia chiamata “Cittadinanza e diritti umani”: due ore a partire dalle materne e fino ai licei proprio per combattere il bullismo.
Vi chiederete: ma perché è stata abolita? In realtà era solo scomparsa. Nel senso che da alcuni anni risulta accorpata all’insegnamento di storia e questo assorbimento in un’altra materia, pur consanguinea, non le ha giovato: il docente di storia, anche involontariamente, finisce col trascurarla.
Chi ha vissuto come me la stagione dei “decreti delegati”, la famosa legge Malfatti che sancì l’ingresso dei genitori nel governo della scuola (1974-75), con l’elezione dei loro rappresentanti nei consigli d’istituto e di classe, ricorda sicuramente l’entusiasmo col quale l’attuale derelitta fu accolta allora: finalmente la democrazia spiegata ai ragazzi fin dalla più tenera età, istituzioni, comportamenti, diritti e doveri, rispetto delle regole, i principi insomma su cui si basa una società moderna.
Oggi, invece, tutte le regole sono saltate e i bulli si moltiplicano. Una recente indagine di Cittadinanzattiva (l’associazione di consumatori a cui fa capo il Tribunale per i diritti del malato) ci dice che uno studente su due (il 51,5%) delle medie e delle superiori ha assistito a episodi di violenza, il 37% ha subìto brutti scherzi e aggressioni, il 36% degli insegnanti è stato testimone delle imprese dei bulli e non ha reagito. Anzi, qualche docente di fronte alle loro bravate, è entrato in crisi, è scoppiato a piangere. Ma questo non emerge dalla ricerca, bensì dalla cronaca. Il preside di un istituto tecnico di Milano, di fronte ai professori piangenti, ha ritenuto opportuno ingaggiare degli psicologi che li aiutassero a rinfrancarsi. Capite?
Sono gli stessi studenti, però, che chiedono un’azione decisa nei confronti dei teppisti (come altro potremmo chiamarli?) e professori severi che sappiano punire i trasgressori e i prepotenti. Per ora, contro gli studenti indisciplinati si registrano alcune iniziative esemplari. A Pavia quelli che hanno forzato il distributore di merendine e si sono autofilmati col cellulare, sono stati costretti a dedicare il loro tempo libero alle persone anziane che vivono sole, una sorta di neobadanti. A Milano, quelli che nel 2002 allagarono il loro liceo hanno trascorso un anno intero a riordinare i libri della biblioteca. A Torino, gli imbecilli che nel 2005 molestarono un disabile e se ne vantarono filmando il sopruso, furono condannati dal Tribunale dei minori a prestare servizio all’arsenale della pace. Non si hanno notizie di espulsioni per gli autori di atti osceni in classe.
Tutti, ovviamente, cerchiamo di capire le cause della recrudescenza del fenomeno, un fenomeno generato dall’ignoranza e dal lassismo che caratterizza la società attuale. «Gli adolescenti – ha detto per esempio al Corriere della Sera il criminologo Luca Pisano a proposito dei cyberbulli – crescono da soli, in famiglie dove la coppia è in crisi, e mostrarsi come spacconi sul web è il loro modo per avere visibilità e approvazione».
Nel suo saggio più recente, L’ospite inquietante, il filosofo Umberto Galimberti dice che «la mancanza di un futuro come promessa priva genitori e insegnanti dell’autorità di indicare una strada». E di conseguenza, potremmo dedurre, famiglia e scuola brancolano nel buio. Le idee chiare mostra di averle il presidente dei presidi italiani, professor Giorgio Rembado, che indica due principi da difendere fino in fondo: 1) le sanzioni incidono d’ora in poi sul profitto, sicché due sono le cose: o i bulli mettono la testa a posto o sono bocciati ed espulsi dalla scuola. Concorda quindi con la Gelmini; 2) i danni agli edifici scolastici provocati dagli alunni teppisti devono essere ripagati dai loro genitori. 
E chissà che a dare un primo segnale di reazione non sia utile anche il ripristino dell’ora di educazione civica. 
Poca cosa, obietterà qualcuno. E invece, posso sbagliarmi, l’incultura va combattuta con la cultura. 

Ufficio reclami

Etichette trasparenti 
La signora Simona Viceguerra, di Empoli, vuole sapere in che misura sono ammessi gli ogm e come sono indicati in etichetta. L’etichettatura sugli ogm è molto complessa. Non c’è l’obbligo di scrivere “ogm” quando la quantità di organismi geneticamente modificati è al di sotto dell’uno per cento (tale esenzione si applica anche ai prodotti alimentari destinati all’alimentazione particolare dei lattanti e dei bambini nella prima infanzia). Sono solo tracce, provocate da una non netta separazione fra produzioni ogm e non ogm. La disciplina che si sta discutendo è precisa: non ci deve essere contatto fra una produzione e l’altra, addirittura anche i mezzi agricoli debbono essere separati. Si registrano tuttavia delle incongruenze: una mucca può essere alimentata con ogm, ma chi ne consuma il latte non deve obbligatoriamente esserne informato. Per gli alimenti preconfezionati senza lista degli ingredienti, l’indicazione relativa all’origine ogm deve apparire sull’etichetta attraverso la menzione “geneticamente modificato” o “prodotto da (nome dell’ingrediente) geneticamente modificato”. Esempio: “mais geneticamente modificato” in preparati per polenta. Per gli alimenti preconfezionati con l’elenco dei componenti l’indicazione dell’ingrediente deve essere completata dall’informazione sull’origine ogm. Esempio: “sciroppo di glucosio prodotto da mais geneticamente modificato”. Per gli alimenti venduti sfusi o imballati in confezioni di superficie quadrata inferiore a 10 centimetri, l’informazione relativa all’origine ogm dovrà essere resa evidente sull’espositore o sull’imballaggio. Esempio: “pane con farina di soia prodotta da soia geneticamente modificata”. Il prodotto contenente o costituito da un ogm (esempio: germogli di soia geneticamente modificati in vendita 
al reparto verdure o contenuti in un'insalata) deve venire presentato con indicazione apposita. Esempio: “questo prodotto contiene soia geneticamente modificata”.

Le televendite notturne
Il signor Giuseppe Tornito, da Brindisi, scrive: chi controlla le televendite notturne? Nel 2002 fu istituito il Comitato di controllo, ma ha mai sanzionato qualcuno? 
Il Comitato di controllo entra in azione dietro segnalazione di comuni cittadini ma anche di associazioni o camere di commercio ma non ha potere sanzionatorio, solo consultivo, mentre dev’essere l’Autorità garante delle comunicazioni a intervenire. Per effettuare una segnalazione scrivere a: Comitato di controllo televendite c/o Ministero delle Comunicazioni 
viale America 201 00144 Roma; 
tel. 06.54.44.75.06/09/18 
fax 06.54.44.75.04; comitato.televendite@comunicazioni.it Abbiamo parlato col consigliere Baldoni, che presiede il Comitato televendite. 
Le segnalazioni più frequenti arrivano dagli ispettorati territoriali e dai Corecom, ma sono poche, una decina l’anno: ormai sono attente, perché infrangere il regolamento causa la perdita dei finanziamenti pubblici. Il vero far west sono le Tv satellitari, dove non esiste controllo e le infrazioni al codice di autotutela sono quotidiane. Sarebbe auspicabile una legge che risolva alla radice il problema.
(Ha collaborato Matteo Acquafredda) 

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