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E ora tenere alto il morale
La capacità di fare degli italiani ha superato tanti momenti difficili. Supererà anche questo, purché non vinca il pessimismo, anche di fronte ai nuovi segnali internazionali che tendono a peggiorare lo scenario

All’inizio del 2008 avevo delineato un possibile scenario positivo per l’Italia. Molti mi chiedono se oggi ripeterei le stesse cose. La risposta è evidentemente negativa. Ho, almeno in parte, sbagliato. Ma può non essere inutile ragionare su questo cambio di scenario e sulle sue cause. 
La mia visione di allora era basata su due pilastri: la constatazione di un sicuro ricupero di competitività dell’industria italiana e la percezione dei primi segnali di una possibile semplificazione del quadro politico nazionale. Il primo punto era e resta innegabile. Ma, nel corso dell’anno, è andato crescendo un nuovo spiazzamento interamente dovuto a cause internazionali e principalmente: l’esplosione del prezzo del petrolio e quindi di tutta la componente energetica e di altri materiali fondamentali per la nostra industria (in special modo l’acciaio che tanto grava sul settore meccanico, uno dei nostri punti forti); la svalutazione del dollaro e l’eccessiva valutazione dell’euro, soprattutto nei confronti delle monete dei più forti Paesi asiatici che colpisce il tessile-abbigliamento (un altro dei nostri punti forti); la crisi finanziaria e bancaria con epicentro negli Usa ma i cui effetti dirompenti si estendono in tutto il mondo e soprattutto in Europa, con conseguente aumento del costo del denaro, restrizioni creditizie diffuse e crescita delle incertezze. 
L’insieme di queste tre cause internazionali, alcune prevedibili ma non nell’intensità che hanno raggiunto, hanno creato un nuovo spiazzamento per il nostro apparato produttivo, colpito duramente anche dalla caduta dei consumi interni, forse esagerata da una percezione troppo pessimistica della crisi e dal martellamento supernegativo che viene dalla maggior parte della stampa. 

Poco possono, soprattutto a breve, il Governo e il popolo italiano contro questi tre formidabili cause internazionali di crisi. Tutto ciò è una grande riconferma di come profonda sia l’integrazione della nostra economia nell’economia mondiale e, di conseguenza, di quanto essa sia esposta alle vicende internazionali. La consapevolezza di questa esposizione e di questa debolezza non deve, però, giustificare esagerate paure, pessimismo, demoralizzazione. 
La capacità di fare del popolo italiano ha superato tanti momenti difficili. Supererà anche questo, purché non si lasci prendere dallo scoraggiamento. Ci sono dei segnali che quest’estate altri nuovi fatti negativi internazionali possano rendere lo scenario ancora peggiore. Dobbiamo essere psicologicamente pronti anche al peggio ma per alzare e non per indebolire il nostro livello di coraggio e di impegno.
L’industria italiana ha saputo fare prima una ristrutturazione di processo importante, poi, più recentemente, una ristrutturazione di prodotto altrettanto importante. Ora è necessario impegnarci in una nuova strategia, insieme di difesa e di attacco, capace di affrontare il nuovo difficilissimo e pericolosissimo scenario mondiale. Si tratta di una ristrutturazione di sistema e di settore. Non basta più fare bene le cose singolarmente, bisogna farle bene insieme. È ancora più difficile, ma abbiamo le premesse per farcela. E qui le osservazioni positive dell’inizio dell’anno ritrovano, una almeno parziale, validità.

Il secondo pilastro (primi segnali di una possibile e auspicabile semplificazione del quadro politico) ha trovato invece pieno sviluppo. La semplificazione del quadro politico c’è stata e anche più forte di quanto si potesse sperare. Il livello di governabilità del Paese è molto cresciuto e migliorato, e ciò ha anche prodotto i primi frutti (l’avvio a soluzione del vergognoso problema dei rifiuti di Napoli, che tanto danno ha fatto a questa grande città e a tutto il Paese). Ma l’azione politica è stata anche offuscata e indebolita da azioni molto discutibili (il caso Alitalia ne è un esempio), da interessi personali (vicende giudiziarie) e soprattutto da una marea indecente di chiacchiere futili (la risibile discussione sull’inno nazionale). 
Ciò ha smorzato tanti entusiasmi e tante speranze e non è certamente positivo in un momento in cui un morale elevato è fondamentale. «Come è il morale delle truppe?», è la tipica prima domanda che, in guerra, un nuovo comandante pone, prendendosi carico della guida di una nuova unità. La verità è che siamo in guerra, una dura guerra mondiale e dobbiamo, quindi, nell’interesse del Paese e di tutti noi lavorare e collaborare per cercare di tenere elevato il morale delle truppe.

 



LA BORSA E LA VITA
di Marco Vitale

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