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Bilance e bilancini
Settanta milioni di strumenti di misura in un limbo burocratico per mesi finché non è stato soppresso un articolo da un decreto legge

Il taxi vi ha portato dove volevate, c’è solo da pagare la corsa: mai sfiorati dal sospetto che il tassametro non segni il prezzo giusto? In qualche angolo della casa, in cucina o nel vestibolo, il contatore del gas silenziosamente prende nota dei vostri consumi: siete sicuri che non sbaglia? Andate in farmacia per pesarvi o dal salumiere per ordinare il classico etto di prosciutto: la bilancia elettronica secondo voi è infallibile? Fate benzina: saranno proprio dieci litri quelli che il distributore ha immesso nel serbatoio della vostra auto?
Domande inutili, dirà subito qualcuno, le verifiche si fanno, eccome! Sì, ma per almeno tre mesi sono state cancellate o relegate in un limbo burocratico, quasi un black-out. È un mistero che merita d’essere raccontato. Ed è anche l’occasione per capire chi controlla se la bilancia ci dà il peso giusto. 
Dunque, il 25 giugno, il Governo vara un decreto legge (n. 112) che all’art. 34 attribuisce «ai Comuni le funzioni esercitate dalle Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, in materia di verificazione prima e verificazione periodica degli strumenti metrici». Il provvedimento passa quasi sotto silenzio ma a dare l’allarme per prima è Milena Gabanelli, la coraggiosa autrice e conduttrice di Report (Raitre), che su un periodico femminile si chiede: e adesso chi stabilisce che un chilo è un chilo? Secondo la nuova norma dovrebbe stabilirlo «un responsabile delle attività finalizzate alla tutela del consumatore e della fede pubblica», in ciascuno degli 8.100 comuni italiani.
Dunque, i Municipi devono attrezzarsi, assumere personale competente, acquistare le apparecchiature necessarie per i controlli e collocarle in una sede adeguata. La fase transitoria, prevedono preoccupati gli esperti, non potrà concludersi in poco tempo; per andare a regime occorreranno anni. E poi, i costi dell’operazione: appaiono subito rilevanti. Gli uffici metrici delle 104 Camere di commercio italiane, coi loro 350 tecnici specializzati, ci costavano 20 milioni di euro all’anno. Qui, invece, si rischia di raddoppiare la cifra e con i tagli che i bilanci comunali hanno subìto è abbastanza difficile supporre che ce la faranno a mettere su la baracca.
Ma intanto, si sono chiesti in molti, che cosa succederà? Succederà quello che tutti già immaginiamo: profitteranno della mancanza di controlli i soliti furbi che militano in ogni categoria, dai commercianti ai tassisti, ai gestori delle pompe di carburante. Bisogna dire però, a prescindere dai disonesti, che gli strumenti di misura (in Italia sono 70 milioni) possono avere dei margini d’errore, come dire, strutturali, correggibili solo attraverso le “verificazioni” di cui parla il decreto legge. Proprio grazie ai tecnici delle Camere di commercio si è scoperta la truffa del gas.
Su segnalazione di un ufficio metrico, infatti, tre anni fa la Procura di Milano aprì un’indagine su alcuni contatori che calcolavano i consumi in modo non corretto. A danno dell’utente, ovviamente. Dopo i primi sequestri nel maggio 2007 e le denunce nei confronti di otto aziende distributrici, fra cui l’Aem e l’Italgas (gruppo Eni), l’Arcalgas, nella primavera scorsa si è accertato che l’errore oscilla dal 6 al 15% e che una delle cause sarebbe da attribuire alla vetustà degli apparecchi. Su alcuni, per esempio non si legge più la data di fabbricazione, altri risalgono agli anni Quaranta e Cinquanta. Ora dovrebbero essere risarciti tutti i clienti danneggiati che, secondo un calcolo non so quanto attendibile, sarebbero addirittura cinque milioni.
Il decreto legge aveva gettato l’allarme anche tra i produttori di strumenti di misura, come nei mesi del limbo, fece sapere Sandro Minuti, presidente dell’Associazione dei costruttori (l’Acism). Di norma, chi fabbrica bilance chiede una concessione alla Camera di commercio e deve dimostrare che è in grado di produrre strumenti affidabili. La verifica periodica avviene ogni tre anni e anche questo compito il benedetto articolo 34 lo trasferiva ai Comuni. <EM>Non è casuale che la bilancia sia il simbolo della giustizia e un rallentamento dei controlli avrebbe revocato in dubbio il suo verdetto sul peso, non solo nel commercio. La parola “peso” significa forza di gravità e forse non tutti sanno che un oggetto o una persona posti su una bilancia a Milano pesano sei grammi in più dello stesso oggetto e della stessa persona misurati a Caltanissetta. Questo perché la distanza dal centro della Terra varia in base all’altitudine da una provincia all’altra, e quindi varia anche la forza d’attrazione di quell’oggetto o di quella persona verso il centro del pianeta. È la ragione per la quale nel 1997 il ministro dell’Industria fissò con un decreto i valori di gravità per ogni provincia, allo scopo di conferire una maggiore precisione alle bilance. È il caso di aggiungere che in Italia la forza di gravità più bassa si registra a Caltanissetta e la più alta a Udine.
Ora, per fortuna, il pericolo del caos è passato: il famigerato articolo 34 del decreto legge n. 112/08 è stato soppresso. Forse il Governo si è accorto del disastro che avrebbe provocato ed è corso ai ripari. Dalla fine di agosto sono tornate di competenza delle Camere di commercio «le attività relative ai servizi di vigilanza e controllo in materia di metrologia legale».

Ufficio reclami

Le etichette bugiarde
La signora Giuditta B., di Abbadia San Salvatore (Si), vuole sapere se è vero che la gran parte delle etichette alimentari è menzognera, promettono cose che non possono mantenere.
L’Efsa (European food safety authority, l’autorità europea per la sicurezza alimentare), ha bocciato formaggi, latte e yogurt vari oltre che i soliti integratori. Affermare che “la gran parte delle etichette alimentari è menzognera” non dipinge una situazione realistica e non permette di inquadrare in maniera precisa il problema.
L’occhio vigile dell’Efsa ha controllato la dimostrabilità scientifica di alcuni proclami salutistici (per esempio, lo yogurt che rinforza le ossa o anche il formaggio che di light ha solo il nome). L’analisi effettuata tende a fare chiarezza sui possibili allergeni presenti nei cibi confezionati. Servono più trasparenza e più informazione ma gli allarmismi non sono giustificati. A dimostrarlo, nei circa 92.000 prodotti controllati e negli 11.000 campioni analizzati nel 2007 dall’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari (Icq), è il fattocche solo il 9% sono risultati irregolari. I prodotti sui quali si è concentrata l’attenzione sono vini, oli, grassi, latte, formaggi e ortofrutta. L’Ispettorato centrale per il controllo, sempre nel 2007, ha eseguito circa 39.500 ispezioni esaminando oltre 29.500 operatori: solo nel 13% dei casi sono state evidenziate irregolarità

Torna l’evasione? 
Il signor Ulderico Frenato da Modena protesta per quella che definisce “caduta di tensione” nei confronti degli evasori fiscali. Aver riportato a 12.500 euro la franchigia per gli assegni (non è più necessario giustificarne la ragione) e il tetto del contante per questa o quella operazione, ha rianimato i furbi e quelli che non vogliono pagare le tasse. Tanto più, dice, che il fisco può fare un controllo ogni undici anni, secondo un calcolo di Contribuenti.it. È così?
Il repentino dietro-front su alcune norme antiriciclaggio e antievasione ha causato disorientamento. Bisogna tenere presente che il Governo nell’innalzare la soglia per i pagamenti in contanti e con assegni trasferibili, non si è uniformato al più alto limite europeo di 15.000 euro, che al di là delle Alpi fa scattare l’obbligo per gli intermediari di registrare e verificare le operazioni. Il calcolo sulle ispezioni effettuato dall’associazione Contribuenti.it è prettamente statistico, ma rispecchia lo stato dei fatti. A dimostrarlo, gli ultimi dati parlano di un ulteriore aumento dell’evasione.

Scuola d’oggi
Valeria Cosimante, di Foggia, studentessa, è favorevole all’uso della calcolatrice in classe. Alcuni insegnanti dicono che fa impigrire i bambini delle elementari e perciò si oppongono. Ma è giusto? L’utilizzo della calcolatrice nelle scuole elementari non viene sconsigliato a priori, ma se ne suggerisce un impiego intelligente. Lo strumento elettronico deve servire come complemento ai calcoli manuali, e non può assolutamente sostituirsi a questi. Insomma, dovrebbe farne uso solo chi padroneggia le basi del calcolo, e non i bambini delle elementari.
(Ha collaborato Matteo Acquafredda) 

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