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Se la badante se ne va
Un’inchiesta delle Acli dice che il fenomeno “toccata e fuga” si estende. Intanto
le assistenti familiari sono spesso protagoniste di fatti di cronaca
Con un nodo alla gola aveva detto ai carabinieri: «Mi hanno portato via persino le fedi nuziali, ci avevo fatto incidere il nome mio e quello della mia povera moglie». Giovanni D., pensionato, 66 anni, vive a Rozzano in provincia di Milano. Si era affidato a due “assistenti familiari”, come si chiamano adesso le badanti, oppure “addette alla cura della persona”; due rumene che s’erano prese tanta cura di lui, al punto di appropriarsi del suo tesoretto, 53 preziosi tra anelli, bracciali, collane e sparire. «Hanno approfittato della mia fiducia per derubarmi dei ricordi più cari». Per fortuna, poche ore dopo la denuncia del signor D. i carabinieri hanno intercettato una vecchia Mercedes: tra i cinque viaggiatori, tutti rumeni, due donne, e dentro la borsa di una di loro hanno ritrovato i gioielli del pensionato di Rozzano, comprese le due fedi.
La storia di Giovanni D. non è unica né ultima in ordine di tempo. Da alcuni mesi le nuove protagoniste delle cosiddette monofamiglie assurgono con una certa frequenza agli onori della cronaca. Guai a fare d’ogni erba un fascio, per carità, ma è un fatto che gli episodi poco o per nulla edificanti si ripetono. L’estate scorsa a Terni una coppia di badanti, marito e moglie, ha legato al letto la loro assistita ottantenne e se n’è andata al mare. Un’altra badante, invece, a Roma se ricordo bene, ha mollato il suo vecchietto in pessime condizioni di salute e ha trascorso un’intera serata sulla pista da ballo. Durante il turno di lavoro, non nel giorno di libertà. Nell’agosto scorso si è registrata persino una presunta o reale storia d’amore: un’anziana signora di Salerno è scomparsa con il giovane assistente familiare indiano...
I riflettori sulle badanti, tuttavia, si sono accesi anche per un altro motivo: la progressiva estensione del fenomeno della “toccata e fuga”. Il campanello d’allarme lo ha fatto squillare una inchiesta delle Acli: tre badanti su quattro non sognano più di stabilirsi in Italia, lavorano con lo scopo preciso di tornare al più presto nel Paese d’origine. In pratica si trattengono qui il tempo necessario – sei mesi, un anno, massimo due? – a raggranellare un po’ di soldi e poi scappano via. Su che cosa basano però i loro calcoli, è arduo stabilirlo. La retribuzione media è di 880 euro al mese (42 ore di lavoro settimanali), che non è poi una gran cifra. Per giunta, l’indagine ha rilevato che oltre la metà delle addette alla cura della persona lavora in nero (il 57%).
Nella primavera scorsa, in una puntata di Noi cittadini, programma realizzato per un circuito di 40 televisioni private fra cui Telenova, ho avuto come ospite il professor Roberto Bernabei, primario di Gerontologia al Policlinico Gemelli di Roma, che ha avuto il merito di aprire il primo corso di formazione per badanti in Italia, «perché a queste donne bisogna pure che qualcuno insegni come si assiste un vecchio malato, aiutandolo per esempio a girarsi nel letto o a scendere dalla poltrona». Ebbene, Bernabei sostiene che proprio il crescente numero di anziani soli renderà sempre più centrale il ruolo di queste donne.
Attualmente le assistenti familiari regolarmente registrate in Italia sono 250.000 ma si calcola che siano più di un milione: ucraine il 19%, rumene il 17%, filippine il 12% e per un’altra buona metà provenienti da altri Paesi, fra cui la Polonia. <EM>
A Milano, la città più europea d’Italia, i vecchi in cerca di assistenza sono 60.000 e le badanti disponibili non arrivano a 5.000. Si dovrebbe ipotizzare un incremento del flusso migratorio, invece la tendenza rivelata dall’inchiesta Acli mette in crisi un sistema che pareva stabilizzato: nessun vecchio avrà più la certezza di avere sempre la stessa badante, tutto l’impegno speso per fidelizzarla si rivela incongruo.
«Senza di loro l’Italia crollerebbe», ha detto il ministro per la Famiglia Rosy Bindi. Lo conferma un dossier della Caritas: il nostro sistema sanitario riesce a raggiungere a domicilio solo l’1% degli anziani rispetto all’8% della Francia o al 20% di Gran Bretagna e Scandinavia.
Ufficio reclami
La signora Sandra Remigi di Pescara chiede lumi circa le quote necessarie per mantenere un anziano non autosufficiente presso una Rsa (Residenza sanitaria assistenziale): «Da alcuni mesi mia madre (89 anni) affetta da una grave forma di artrosi, vive in una Rsa perché necessita di assistenza ventiquattr’ore su ventiquattro. Il problema è che la tassa mensile da pagare è ben al di sopra della povera pensione di mia mamma, che senza il già provato contributo di tutta la famiglia non potrebbe vivere. È mai possibile?».
La legge prevede che la quota prevista per il ricovero presso una residenza sanitaria sia pagata per metà dal sistema sanitario e per il restante 50% diviso tra il Comune e l’anziano, in base al reddito. Purtroppo, però, la prassi vuole che le casse comunali calcolino la parte che spetta al cittadino non in base al singolo reddito dell’anziano, ma a quello di tutto il nucleo familiare, costringendo spesso a esborsi astronomici. Ma ci sono delle eccezioni: il Piemonte, per esempio, ha erogato un particolare fondo proprio per alleggerire questo genere di condizioni. E anche a livello legislativo qualcosa si muove: il Tar della Toscana (Tribunale amministrativo regionale) ha stabilito che «le rette di ricovero in residenze sanitarie assistenziali devono essere calcolate con esclusivo riferimento al reddito dell’assistito e i Comuni e le Asl non possono richiedere somme di denaro ai parenti». Bisogna solo sperare che questa politica venga seguita anche nel resto dello Stivale.
Mario Ciriaci di Potenza vorrebbe chiarimenti sulle detrazioni possibili per i farmaci da banco: «Ho letto che dal primo gennaio 2008 cambieranno le regole e in farmacia ci sarà uno speciale scontrino fiscale con le indicazioni dettagliate dei medicinali. Ma non è chiaro invece cosa bisogna fare fino a quella data per ottenere il rimborso».
La legge finanziaria 296/06 ha introdotto dal 1° luglio 2007 una serie di novità tra cui la “detrazione sui medicinali subordinata al possesso del cosiddetto scontrino parlante”, in cui devono essere specificati non solo natura, qualità e quantità del bene ma anche il codice fiscale del destinatario. Tuttavia, solo poche farmacie sono pronte con i nuovi registratori di cassa (da qui la decisione di una proroga fino al primo gennaio del prossimo anno) e per questa ragione si potrà rispettare questo obbligo con un’attestazione, da rilasciare contestualmente all’acquisto, nella quale indicare le caratteristiche di quanto acquistato. Ricordo che la detrazione d’imposta (con una franchigia pari a 129,11 euro) è riconosciuta per tutti i farmaci, compresi quindi anchequelli omeopatici, ma anche per alcuni prodotti parafarmaceutici come occhiali e lenti.
(Ha collaborato Matteo
Acquafredda)
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