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Più vicini per non essere travolti
Se accorciamo le distanza fra noi e quelli che chiamiamo “altri”, riusciremo a comprendere meglio le esigenze e le difficoltà di chi ci appare, da lontano, solo un fastidio da combattere e isolare
Provo a osservare il pianeta Giove con un piccolo telescopio. Si vedono anche alcuni dei suoi numerosi satelliti, perfettamente allineati come i nani di Biancaneve. Il quinto pianeta del sistema solare, un vero gigante del cielo, è decisamente inospitale, incompatibile con la nostra idea di vita, ma visto dal mio balcone non mette paura, anzi affascina per la sua irresistibile bellezza.
Cromaticamente, poi, è un vero spettacolo, eppure la famosa Grande Macchia Rossa, che da qui sembra una splendida pennellata di terra di Siena, non è altro che uno spaventoso uragano permanente le cui dimensioni gli permetterebbero di ospitare al suo interno decine di pianeti grandi come la Terra e di sballottarli come fuscelli, annientandoli.
Guardare i fenomeni da lontano attenua le preoccupazioni fino a farle sparire, la distanza sdrammatizza, stempera l’essenza di ciò che guardiamo. Questa regola geometrico-psicologica vale anche quando ci occupiamo delle persone, anzi “soprattutto” quando ci occupiamo di persone, perché se è vero che Giove non si lascia influenzare dalle imprecisioni del nostro sguardo, gli esseri umani possono rimanerne stritolati.
Una volontaria che conosco piuttosto bene mi chiede di accompagnarla a casa di una ragazza straniera di cui si occupa da qualche settimana. Deve consegnare degli scatoloni contenenti aiuti alimentari e la mia auto, nonché le mie braccia, sono utili. La nostra “meta” è giovanissima, vent’anni, aspetta un bambino. Il suo compagno, straniero pure lui, l’aveva cacciata di casa ed era disposto a riprenderla solo se avesse deciso di abortire, ma lei non si è fatta intimidire e si è tenuta il suo bambino.
Altre volte, in passato, aveva dovuto cedere in situazioni analoghe, liberandosi del “peso”, stavolta però non intendeva farlo, anche a costo di rimanere in mezzo alla strada. La sua resistenza, alla fine, oltre a rivelarsi coraggiosa, è stata premiata, poiché il compagno, aiutato a riflettere da una sensata assistente sociale, si è deciso a riconsiderare la sua scelta e la crisi è rientrata.
Giudicando una situazione del genere da lontano, come quando guardiamo Giove col telescopio, attraverso le lenti tranquillizzanti di una tavola imbandita e di una casa confortevole, si potrebbe facilmente cadere nella tentazione di dare un giudizio severo su quest’uomo, magari aggiungendo qualche considerazione poco lusinghiera sui forestieri.
Il fatto è che questo ragazzo di colore fa l’operaio e guadagna 900 euro al mese, sfortunatamente ne paga altrettanti di mutuo, per una casetta meno che modesta. Pensava di farcela, ma poi il suo mutuo, a tasso variabile, si è quasi raddoppiato e ora lui è disperato. Non cattivo, solo disperato. Quando si è in difficoltà così radicali, a sei o settemila chilometri da casa propria, in un Paese che non sempre riesce a mostrare il proprio lato amichevole verso il forestiero, non è facile ragionare con la serenità necessaria.
In una situazione del genere le vie di uscita non sono molte. La contabilità elementare delle persone come quelle di cui stiamo parlando, non presenta quasi mai scappatoie. Bisogna abbandonare il telescopio se si vuole comprendere, trovare la pazienza di avvicinarsi, possibilmente senza pregiudizi, per capire e, se proprio si vuole, per imparare cose sorprendenti.
Non risolveremo mai le questioni pendenti dentro di noi, a proposito degli stranieri, se non accorciamo la distanza. Nessuno ci chiede di convivere sotto lo stesso tetto, ma la visione a distanza con loro non funziona perché quasi sempre si sostanzia in giudizi grossolani e sovente ingiusti.
Diffidare di ciò che è diverso, di ciò che arriva da lontano, può essere un riflesso rispettabile. Assai meno rispettabile è scrivere alla cieca su questo delicato spartito, vellicare paure, evocare giudizi “a mucchio”, perché si confondono le coscienze e si creano le premesse per una violenza che può travolgere ogni cosa, all’interno di un processo degenerativo che è già in atto. Poche settimane orsono, un padre e un figlio, baristi a Milano, hanno ucciso a bastonate un diciannovenne originario del Burkina Faso, cittadino italiano. Pare gli avesse sottratto dei biscotti. Infatti, le lenti del telescopio possono tradire, fino ad annullare le differenze tra un biscotto e una persona.
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