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La memoria e i legami spezzati
Ogni essere umano tiene vivi dentro di sé solo alcuni ricordi del passato, non tutti. E quelli che non scompaiono finiscono per dare un senso compiuto al cammino quotidiano di ogni persona

La strada che porta dalla casa dove vivo allo studio dove esercito la mia attività è lunga poche centinaia di metri. Li percorro alcune volte al giorno da quasi 25 anni. In tutto questo tempo è stata teatro di piccoli incontri che talvolta sono diventati fonte di ispirazione per i miei pensieri o i miei scritti. Per questa ragione non mi è sembrato strano ritrovarmi tra le mani quel bigliettino. «Offro – c’era scritto – euro 10 a chi trova orsetto Winnie the Pooh alto 20 centimetri, con la data “2004” sotto la zampa (perso su questa pista ciclabile)». Seguiva nome della bimba e numero di telefono.
Purtroppo niente orsetto, in compenso conservo il bigliettino che ne invoca il ritorno a casa. Quando l’ho raccolto era sgualcito, calpestato, impolverato, sembrava un soldatino appena tornato dalla guerra. Anch’io, a dire il vero, ci avevo involontariamente camminato sopra, poi però mi ero riscattato recuperandolo. Senza occhiali mi era sembrata la solita lista della spesa che tanti gettano per terra dopo l’uso, quasi fosse un corpo di reato ma, mi sono detto, è difficile che una massaia scriva col pennarello verde e a caratteri così vistosi, cose del tipo: un etto di prosciutto, mezzo litro di latte, pasta corta, acqua minerale, fette biscottate, eccetera. Proprio no, doveva essere una cosa più seria, conosco fin troppo bene le famigerate liste della spesa, talmente lunghe che se fossero scritte con quei caratteri ci vorrebbe un romanzo per contenerne una. 

I lettori maschi possono raccontare le insidie che si celano nelle liste della spesa, fatte apposta per ripulire gli scaffali dei supermercati, così come non sfuggono loro i terribili presagi che si annidano dietro certe innocenti espressioni delle mogli: «Andiamo al supermercato a prendere solo due cosette». Insomma, non poteva essere una lista della spesa. Così mi sono abbassato e ho recuperato quel foglio. Forse un colpo di vento o, chissà, qualche ragazzaccio in vena di dispetti, lo avevano staccato dal palo su cui mani amorevoli e speranzose l’avevano affisso. Potevano, il vento e il ragazzaccio, rendere inutile quell’appello, scritto da uno dei genitori della bimba o dalla sua tata; invece, con l’orsetto probabilmente ancora contumace, eccoci qui a parlare di una storia fatta di legami, di legami spezzati. Winnie the Pooh è un pezzo di stoffa eppure manca fino alle lacrime alla bimba, che nel tempo l’aveva certamente “addomesticato”. 

Addomesticare, secondo il semplice ma profondo significato che ce ne offre la Volpe parlando al Piccolo Principe, significa proprio “creare legami”, e perdere un legame di sicuro non è un evento qualsiasi, neppure quando uno dei due poli è un pupazzetto che a un qualsiasi adulto potrebbe apparire un semplice giocattolo. Figuriamoci quando si tratta di una persona. 
Un legame non è una commedia dove gli attori si possono cambiare a ogni recita, perché esso è tale soltanto se i soggetti coinvolti sono costanti nel tempo, inoltre un legame vale solo con quella precisa persona, con quel particolare animale o con quell’oggetto bene identificato. Ecco perché la piccola non si dà pace, lei non vuole ritrovare un orsetto qualsiasi ma il “suo” orsetto, esattamente quello che sotto la zampa ha scritto “2004” e che lei riconoscerebbe tra una folla di pupazzetti. 

È il suo primo lutto, potrebbe ricordarlo a lungo, capita. I ricordi remoti di molti di noi sono popolati di episodi di “perdita”, memorie pregne di malinconia che forse preferiremmo sostituire con scene più allegre, ma la sceneggiatura della nostra infanzia non la scriviamo noi, se non in piccola parte, così come non sempre scriviamo per intero quella della vita adulta. Le “sottrazioni”, poi, sovente le subiamo e a esse non ci facciamo mai l’abitudine. Non potranno mai esistere vaccini contro certe evenienze perché noi siamo l’esito delle interazioni con gli esseri che abbiamo amato. Dentro ognuno di essi abbiamo depositato una parte di noi e viceversa, per questo quando qualcuno ci lascia si porta via per sempre la parte che custodiva del nostro mondo. Impossibile riprendersela, ma in compenso possiamo tenere vivo tutto ciò che rimane dentro di noi. Il ricordo. Un patrimonio etereo, impalpabile, ma non di rado capace di dare senso al cammino di chi è rimasto. 
 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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