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Parliamo di più di chi è in difficoltà
È vero, a tutti noi piacerebbe volare alto e serenamente ma di questi tempi difficilmente si può fare. C’è più gente “nella polvere che in aria” e allora converrebbe fare più attenzione a chi sta soffrendo

La mia professione conduce su terreni costellati di soggettività, di singolari esperienze che risulta difficile mettere in sintonia con precetti di carattere generale, anche quando questi possiedono una rispettabile carica di nobiltà. Poche settimane orsono nel dibattito culturale e civile è stato autorevolmente rilanciato il tema del rapporto dei cattolici con la contraccezione. 
Con i pazienti discuto di questioni che essi ritengono centrali nella propria esistenza oppure di problemi che nel momento specifico generano sofferenza e inquietudine. Tra questi non si incrocia la contraccezione, tornata alla ribalta, come si diceva, per la denunciata disobbedienza specifica dei cattolici. Ma chissà se si tratta di disobbedienza o di senso di estraneità. 
C’è un altro argomento che segue più o meno la stessa onda, quello dei rapporti prematrimoniali. Ai corsi di preparazione al matrimonio vi sono spesso coppie di conviventi, che non seguono particolari regimi di castità e appare chiaro che la situazione non è molto diversa per le coppie di fidanzati non conviventi. I sacerdoti che dirigono tali corsi conoscono benissimo la situazione e vi si espongono con saggezza e senso della misura. Le religioni e i loro rappresentanti si trovano spesso e volentieri, come i salmoni, a risalire correnti formidabili. Non di rado vi sono aspri gradini tra il “dettato” e il terreno.

Questa è la situazione generale a cui, naturalmente, sfuggono eccezioni più meno numerose, ma girarsi dall’altra parte o limitarsi a un atteggiamento di rimprovero non migliorerà le cose, che non sono messe un granché bene, vista anche la caduta verticale della pratica religiosa. 
I grandi mistici di una volta passavano attraverso il controllo dei propri istinti prima di approdare a conquiste più alte; oggi questo percorso potrebbe essere ancora valido, se solo si vivesse come vivevano quei padri. Che avevano parecchio tempo disponibile. Addomesticare gli istinti richiede un rapporto col tempo oggi impossibile anche solo da immaginare. L’uomo, ferito da una ritmica sempre più innaturale, è vittima della costante violazione della sua intima natura. Non è detto che avere più tempo servirebbe allo scopo, ma averne troppo poco non lascia speranza.
In Occidente gli esseri umani sono smarriti dalla frattura nei riferimenti, dall’indebolirsi delle agenzie capaci di marcare e testimoniare una diversità rispetto allo stile dei tempi. Se non percepiscono una sensazione di vera novità in chi cerca di proporsi a loro, rimangono indifferenti. Se non si sentono colti in maniera perfetta, nella loro reale problematicità, non faranno un passo verso chi li reclama.

Le persone comuni faticano sempre più, affrontano problemi pratici che non danno loro tregua, si misurano con disagi lavorativi, coniugali e con quelli, spesso conseguenti, che si sviluppano nella vita dei figli, a loro volta soggetti all’instabilità dei legami e dunque mai definitivamente fuori dalle mura della famiglia d’origine. 
Debbono fare i conti, gli individui, con un progressivo ed epocale impoverimento economico che li mette in soggezione e angoscia. Bisogna vivere accanto alle persone per comprendere. Lui fa l’operaio nella bergamasca, la sua terra. Lei si dedica ai cinque figli, alcuni dei quali arrivano dal precedente matrimonio di entrambi. Sono così molte famiglie, oggi. Lei lo comprende, dice che è nervoso, sgarbato, che bestemmia come un turco perché lavora anche dodici ore al giorno e non vede mai la luce. È avvilito perché i soldi non bastano mai e i figli sono una continua fonte di tensione, tanto più che non si sente adeguato per i loro complicati bisogni. 
Altri non si guardano in faccia da un anno ma sono costretti sotto lo stesso tetto. Loro non si sono mai sposati ma non riescono lo stesso a rompere la convivenza perché si raddoppierebbero tutte le spese.
Certo, non è tutta qui la normalità, tuttavia di questi tempi i bilanci solo di rado sono brillanti. Ci piacerebbe volare, invece spesso siamo costretti a strisciare, forse per questo si incontra più gente nella polvere che tra le nuvole e converrebbe, per questo, dirigere il megafono da quella parte. 



IN ARMONIA
di Domenico Barrilà

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