|
Quando la multa diventa una trappola
Si lascia passare tempo, non si paga e le conseguenze possono essere disastrose: in alcuni casi si arriva persino a pignorare la casa
«A quale tipo di civiltà comunale appartiene l’attribuirti una multa a tre anni di distanza, gravata da balzelli pesantissimi che derivano soltanto dall’inefficienza degli uffici o da pura speculazione? Qualcuno dovrà risponderci».
Così, esattamente un anno fa, alla vigilia di Natale, scriveva sul Corriere della sera Candido Cannavò, uno dei più popolari giornalisti sportivi italiani. Nel 2003, multato più volte nello stesso giorno nella stessa strada, nello stesso minuto, dalle prime telecamere istallate in via Garibaldi a Milano, a 300 metri di distanza l’una dall’altra, l’ex direttore della Gazzetta dello Sport fu assolto dal giudice di pace che rilevò l’assurdità. Ma tre anni dopo, Cannavò s’era trovato nella cartella esattoriale l’addebito di nove multe per un totale di circa 400 euro. Naturalmente al suo interrogativo nessuno si è mai degnato di rispondere.
La vicenda di Cannavò è esemplare, riflette la rabbia di tutti quegli automobilisti che si ritengono vittime – e assai spesso a ragione – dell’incomunicabilità delle istituzioni. Una volta la contravvenzione è prescritta, un’altra volta è stata notificata male, un’altra volta ancora il prefetto ha accolto il ricorso oppure il giudice di pace ha dato ragione al ricorrente: il fatto è che queste “notizie” non passano da un ente all’altro come sarebbe normale nell’era elettronica che viviamo. E capita che ci si ritrovi, a distanza di anni, con la multa gonfiata di balzelli dentro la cartella delle tasse.
Il guaio è che una multa non pagata può avere conseguenze disastrose: le ganasce fiscali, per esempio. Il fermo amministrativo, vale a dire il divieto di circolazione del veicolo, viene imposto dopo i solleciti dell’erario andati a vuoto. Questo genere di punizione risulta in continuo aumento: più di un milione e mezzo le ganasce nel 2006 e già due milioni nei primi sette mesi del 2007. La casa pignorata, altro esempio. Un maresciallo della Guardia di finanza di Milano (ironia della sorte), beccato dall’autovelox nei pressi di Firenze con la sua Alfa Romeo 156 mentre superava i limiti di velocità, si è trovato dopo quattro anni con una multa di un milione e 240 euro (cifra iniziale 283,30) e la casa ipotecata. A un tale estremo si arriva, è opportuno ricordarlo, quando il debito supera i 10.000 euro e nel caso del povero sottufficiale, del tutto ignaro della contravvenzione, siamo ben oltre.
Se non bastasse, c’è il prelievo forzoso dal conto corrente. Non più tardi di due mesi fa, mille presunti o reali morosi di quattro città, Roma, L’Aquila, Latina e Grosseto, hanno scoperto che la società concessionaria della riscossione dei tributi aveva prelevato direttamente dal loro deposito in banca le somme dovute per altrettante contravvenzioni. E sapete qual è stata la giustificazione? «Quando non è possibile ipotecare una casa, né fermare un veicolo, non abbiamo altra strada che questa».
Si capisce bene, dunque, lo stato d’animo degli automobilisti: oltre alle tasse che paghiamo per il possesso del veicolo, per la circolazione e per i carburanti, la multa maggiorata per le inefficienze burocratiche ci sembra il colmo. Ma mettendo da parte i nostri torti, che pure sono tanti, c’è un sospetto che fa montare la rabbia: quello che i Comuni vogliano pareggiare i loro bilanci traballanti infliggendo multe. Più che sospetto, talvolta diventa una certezza. Dovunque si assiste al fiorire di telecamere sui semafori, gli ormai famigerati “T-Red”, destinati a colpire gli automobilisti che passano col rosso. Per carità, l’intento è sacrosanto ma poi scoppia il caso del Comune di Segrate, accusato di truccare il giallo, ossia di aver ridotto a un niente il tempo della luce intermedia tra il rosso e il verde. Vedremo che cosa stabilirà la magistratura.
È innegabile, tuttavia, che le telecamere siano un affare e un freno agli indisciplinati. A Segrate i sinistri sono scesi del 50% ma le multe hanno fruttato due milioni di euro. A Milano, il primo anno di installazione fece entrare nelle casse di Palazzo Marino due milioni e 700 mila euro. Così, percorrendo l’autostrada, nessuno ci può impedire di pensare che dietro certi cartelli che riducono la velocità senza un motivo plausibile, vi sia il “trucco” dei Comuni attraversati.
Ufficio reclami
Scontrini parlanti. Il signor Matteo Temesio di Imperia si chiede se i nuovi scontrini parlanti delle farmacie, necessari per la detraibilità, non divulghino informazioni private circa la salute di una persona. «Il nome del farmaco palesato è sinonimo di malattia e seguendo l’iter dello scontrino troppe persone sanno il farmaco da me assunto. Un esempio: il commercialista e i suoi impiegati, Caf e relativi collaboratori, ufficio delle entrate, ecc. Secondo me sarebbe sufficiente uno scontrino con la dicitura ricetta o farmaco per differenziare l’acquisto». Secondo la risoluzione n. 156/E del 5 luglio 2007 dell’Agenzia delle entrate, il nuovo scontrino non viola la legge sulla privacy. Viene specificato che «affinché siano soddisfatti i citati requisiti, è sufficiente che sul documento fiscale sia riportata – quale indicazione della natura – la dizione generica di “farmaco” o “medicinale” ma – dal momento che la norma richiede, tra l’altro, l’informazione sulla qualità del prodotto – occorre che venga espressa anche la denominazione del farmaco». Infine è bene ricordare che per statuto l’amministrazione finanziaria è tra i soggetti pubblici autorizzati al trattamento dei dati sensibili, tra i quali anche quelli idonei a rivelare lo stato di salute delle persone.
Scarpe come nuove. Esiste una garanzia anche per le scarpe? È quanto chiede Rossella Morelli di San Lazzaro di Savena (Bologna): «Ho acquistato per mia figlia che ha 5 anni due paia di scarpe Falc Naturino e ho speso 160 euro. Dopo averle indossate una sola volta le scarpe si sono “sbucciate” nella punta e sembrano vecchie. Le ho riportate al negozio; la gerente le ha tenute una settimana e quando sono andata a riprenderle mi ha detto che non poteva farci niente perché non era un difetto di fabbricazione e le scarpe erano di un pellame delicato». Al pari di ogni altro prodotto o servizio acquistato, il consumatore ha diritto a una garanzia sui difetti di fabbricazione pari a 2 anni. In questo caso, però (visionate anche le immagini inviate dalla lettrice), non sono evidenti cuciture mal fatte o scollature ma solo una delicatezza della pelle in prossimità della punta della scarpa (possibilmente causata anche da un uso delle scarpe diverso da quello previsto). Tuttavia, il consumatore è molto tutelato: starà al venditore (o alla Falc Naturino) dimostrare che non si tratta di un vizio di fabbricazione e per questo è possibile iniziare l’iter classico attraverso la messa in mora.
Contatore Enel. Chiudere un servizio può talvolta trasformarsi in un incubo, come nel caso di Marco Esposito di Milano. «Da circa sei mesi (25-05-2007) sto chiedendo la chiusura del contatore Enel in quanto non abito più in quella casa, ma niente. Ho contattato molte volte il call center spiegando la situazione, ho inviato il questionario di chiusura contratto ma non sono mai stato richiamato. Ho sentito solo scuse e dopo mesi mi ritrovo con un nulla di fatto». In queste occasioni, bisogna tenersi alla larga dai call center e presentare un reclamo scritto all’esercente (l’Enel) attraverso una modalità che consenta di provare la data del ricevimento (per esempio, presentazione agli uffici dell’esercente, che è tenuto a rilasciarne ricevuta; raccomandata con avviso di ricevimento ecc.). Poi bisogna attendere la risposta scritta che l’esercente deve fornire. Se la risposta dell’azienda non è soddisfacente, si può presentare un ulteriore reclamo direttamente all’indirizzo dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (allegando quello già presentato all’esercente): piazza Cavour 5, Milano
fax 02.65.56.52.30
02.65.56.52.66
(Ha collaborato Matteo Acquafredda)
_________________________________________________
Se hai un reclamo, puoi scriverci per raccontare il tuo caso.
Ti preghiamo di indicare sempre l’indirizzo per eventuali riscontri e di essere chiaro e conciso nell’esposizione.
Non diamo risposte private ma solo in questa pagina.
scrivi
ad Antonio Lubrano

|
|
|