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AAA Cercasi appartamento... orto incluso
Coltivare un pezzetto di terra propria è sempre più in voga, anche ai margini delle grandi città

Anselmo V. è un ex bidello delle scuole medie, ha comprato casa a Torre del Greco e vorrebbe dare un senso ai suoi 72 anni “con un lavoro utile”. Mi scrive: «Non sarebbe bello che lo Stato desse un pezzo di terra a ogni pensionato per consentirgli di produrre cibi genuini? Io so che un tempo le ferrovie lo offrivano agli ex dipendenti lungo i binari». Però, pensando al suo futuro possibile orticello... vorrebbe sapere se deve pagare l’Ici.
Di sicuro il signor Anselmo è uno dei milioni di italiani a cui arride l’idea di un fazzoletto di terra da coltivare a pomodori, melanzane, fagiolini, insalata. Milioni sì, se è vero – come sostiene la Coldiretti – che il 37% della popolazione italiana si dedica già con passione all’orto, persino in terrazzo. Innanzitutto, tranquillizziamolo: la legge del 1992 istitutiva dell’Ici dice che l’imposta si applica anche ai terreni agricoli, ma si riferisce a quelli destinati ad attività imprenditoriali. Poiché, però, qualche Comune ha equivocato, pretendendo l’Ici anche sugli orticelli, il Ministero delle finanze con una circolare ha precisato che l’imposta non è dovuta per quei terreni sui quali l’attività agricola è esercitata non in forma imprenditoriale.
La domanda del signor Anselmo, poi, ha avuto una prima risposta in un piccolo centro del casertano, San Nicola La Strada. Non lo Stato, ma il Comune ha creato in un’area incolta e abbandonata un “orto urbano”, suddiviso in undici lotti destinati ai primi anziani o disabili che ne hanno fatto richiesta.
Il lodevole tentativo ha avuto lo scopo di far uscire dall’emarginazione le persone in età che vivono sole. Ma in linea generale il fenomeno ha motivazioni più ampie. Una l’ha indicata lo stesso Anselmo V., e cioè il crescente desiderio di ritrovare sapori genuini. La fortuna dei prodotti biologici non è forse frutto di questa spinta?
La seconda ragione mi pare intuibile: la crisi economica che sta ulteriormente riducendo il potere d’acquisto di tante famiglie. Sempre la Coldiretti ha calcolato che con l’orticello si risparmiano anche trecento euro all’anno. Infine, terzo ma non ultimo motivo, si è scoperto che il pezzo di terra in città alimenta il dialogo fra le generazioni. Una ricerca ha stabilito che un quarto del totale degli appassionati è costituito da giovani tra i 25 e i 34 anni.
Il numero di Comuni che assumono iniziative per incoraggiare la riscoperta della terra, si va moltiplicando. A Milano sono già attive, per esempio, 430 particelle ortive. Si tratta in generale di appezzamenti di 40 metri quadri in media corredati di pompa d’irrigazione, box per gli attrezzi e persino posto macchina. A Padova sono nati cento ortisti e addirittura vi si tengono corsi di formazione per gli aspiranti contadini. A Roma idem. Gli affitti variano dai cento ai settanta euro annui a Savona come a Treviso, a Bologna come a Napoli, Ancona, Firenze, Modena, Parma.
Per completare il quadro, mi sembra il caso di ricordare un precedente storico: nel 1935 Benito Mussolini, allo scopo di fronteggiare le misure di ritorsione adottate contro l’Italia dai Paesi che condannavano la dittatura fascista, decise di favorire lo sviluppo della produzione nazionale, coinvolgendo anche le famiglie. Ogni lembo di terra disponibile nelle nostre città fu trasformato in un campetto coltivato. Questi fazzoletti di frutta e verdura presero il nome di orti di guerra.
Adesso anche il balcone di casa è influenzato dall’ortomania, come anche Club3 ha rilevato in un servizio di settembre dell’anno scorso. Dice Carlo Casti, governatore di Slow Food Italia: «L’assaggio finale dei prodotti della propria fatica ripaga sempre dei sacrifici che, se realizzati con altre persone del quartiere, sgomberano anche il campo da pregiudizi e diffidenze verso gli altri, creando insospettabili fonti di socializzazione». In un comune lombardo, Settimo Milanese, dove nel parco pubblico sono già trenta i rettangoli rossoverdi, stanno pensando di organizzare il primo convegno internazionale di ortisti. Entusiasti come sono manderanno l’invito anche a Michelle Obama, che nel giardino della Casa Bianca ha inaugurato mesi fa il suo orto; e nientemeno che alla regina Elisabetta d’Inghilterra, che a Buckingham Palace ha imitato la nuova first lady americana.

DIANA BIANCHEDI, FIORETTO “VERDE”
Anche le campionesse s’appassionano alla cura dell’orto. È il caso di Diana Bianchedi, due volte oro alle Olimpiadi con la squadra italiana di fioretto e cinque volte campionessa del mondo. Oggi, l’ex schermitrice milanese, medico dello sport, dirige il centro Isokinetic di Roma per la riabilitazione e la rieducazione post traumatica e fa parte del consiglio nazionale del Coni.
Sposata con Giammarco Amore (ex campione europeo 
di fioretto) e mamma di Giulia e Federico, Diana coltiva 
la sua passione sia a Roma sia nella casa dei genitori, 
sul lago di Como, a Civenna. Attenta da sempre alla corretta alimentazione – ora a maggior ragione
avendo due figli – ha capito che il cibo più sano 
è quello della terra che coltiviamo personalmente,
come dimostrano i suoi orticelli.

Ufficio reclami

Farmaci e 730
Lilliana Brunet di Moncalieri scrive: “Ho letto che si possono scaricare dal 730 o modello unico i farmaci per l’automedicazione acquistati senza ricetta. Il Caf si è rifiutato di scaricare i miei scontrini citando le risoluzioni 396/E e 256/E. In definitiva, si possono detrarre o no?”. Facciamo un po’ di chiarezza: la risoluzione n° 256/E del 20 giugno 2008 dell’Agenzia delle entrate si riferisce agli integratori alimentari e stabilisce che, contrariamente a quanto affermato nel 2006, non sono mai detraibili/deducibili neppure se prescritti dal medico specialista. 
La risoluzione n° 396/E del 22 ottobre 2008 invece riguarda i parafarmaci 
e ne afferma la non deducibilità e la non detraibilità. 
Per quanto riguarda i farmaci da banco senza prescrizione medica rimane valida la regola entrata in vigore lo scorso anno che ne prevede la detrazione (del 19% con franchigia
di 129 euro) solo a condizione che
lo scontrino sia parlante, e cioè che riporti esattamente natura, qualità 
e quantità dei farmaci, e codice fiscale del contribuente.
(Ha collaborato Matteo Acquafredda)

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