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Club 3 n. 4 aprile 2002 - Home Page

 
  


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SANITÀ
    
Cosa cambia


   
di Monica Melotti
  

I LEA, I LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA. CON LE NUOVE DISPOSIZIONI SOLO LE CURE INDISPENSABILI
  

Dal 23 febbraio scorso, dopo l’entrata in vigore dei Lea (livelli essenziali di assistenza), i cittadini dovranno pagarsi per intero alcune prestazioni, mentre prima era sufficiente il ticket. Ma cosa si cela dietro questa sigla? I Lea non sono altro che dei paletti che stabiliscono quali prestazioni potranno essere rimborsate dal sistema sanitario e quali, invece, resteranno fuori. «Non è pensabile che il Servizio sanitario paghi tutto a tutti, deve rimborsare soltanto le prestazioni che servono davvero alla salute», così ha detto il Ministro della Salute Girolamo Sirchia, difendendo la scelta del Governo e invitando le Regioni a rispettare i patti. Infatti in questa rivoluzione le Regioni avranno un ruolo importante: sono loro che dovranno decidere quali prestazioni, anche se escluse dai Lea, potranno ancora essere a carico del Servizio sanitario. In pratica si faranno carico dei relativi costi e avranno due mesi di tempo per stilare una nuova classificazione delle prestazioni su base regionale.

Quali sono, allora, le cure che il cittadino dovrà pagare di tasca propria? La lista è piuttosto lunga (vedi box) e ha suscitato numerose proteste. Tra le escluse eccellenti: l’omeopatia, il che ha deluso i milioni di italiani che hanno scelto di curarsi con le medicine naturali, l’agopuntura, l’elettroterapia. Addio anche alla chirurgia estetica, alla medicina riabilitativa, alle cure odontoiatriche, alla chirurgia rifrattiva (laser ad eccimeri). Tra le prestazioni a carico intero del cittadino, tutte le vaccinazioni non obbligatorie: chi vuole trascorrere una vacanza in un Paese africano dovrà pagarsele da solo; come pure i certificati medici, con l’esclusione di quelli necessari per la riammissione a scuola o al lavoro, oltre a quelli legati all’attività sportiva praticata a scuola.

Il Ministro Sirchia assicura che dell’effetto Lea i cittadini non si accorgeranno nemmeno, anzi le prestazioni non sono state diminuite, ma aumentate. Ma l’allarme monta e le voci fuori dal coro aumentano.

L’agopuntura, vittima illustre

Non ci sta proprio il dottor Carlo Di Stanislao, segretario della Società Italiana di agopuntura, a sentirsi dire che questa disciplina non ha un’efficacia sufficientemente provata in ambito scientifico. «Insieme alle altre società di medicine naturali abbiamo già inoltrato una lettera di protesta al ministro» dice, «sottolineando come l’agopuntura sia a costo zero e quindi non incida assolutamente sulla spesa sanitaria. Anzi, può solo ridurla. Inoltre ci sono numerose prove scientifiche che ne testimoniano l’efficacia: documenti dell’Oms, del Nih (National Health Institute) americano, della British Medical Society. Basti solo dire che negli Usa per potenziare lo sviluppo dell’agopuntura gli organi statali hanno investito 81 milioni di dollari. Inoltre nel 2000 era stato recepito dai precedenti ministri (Bindi e Veronesi) un libro bianco sull’agopuntura che raccoglieva 15 anni di ricerche, dove venivano dimostrati l’efficacia, l’economicità, l’assenza di effetti collaterali e il gradimento da parte del paziente di questa terapia». Chi vorrà continuare a usufruire dell’agopuntura al posto del ticket di 36,15 euro per sei sedute, dovrà dunque sborsare di tasca propria dai 26 ai 31 euro per una seduta. Per invocare un ripensamento, il 1° giugno presso l’Ordine dei Medici di Firenze ci sarà un convegno nazionale di tutti i rappresentanti delle medicine non convenzionali, dove si studierà anche un piano strategico. Tuttavia non tutte le Regioni sono intenzionate ad eliminare dalla prestazioni rimborsabili l’agopuntura. La Regione Lazio ha già annunciato il salvataggio di alcune terapie fisiche: laser, ultrasuoni, elettroterapia antalgica e molto probabilmente anche l’agopuntura.

Cosa dice il Tribunale del malato

«Ci piacerebbe poter condividere l’ottimismo del Ministro Sirchia, ma temiamo che comunque bisognerà fare i conti con la necessità di mettere a disposizione delle Regioni adeguate risorse finanziare», così commenta Teresa Petrangolini, segretario nazionale del Tribunale per i diritti del malato, l’accordo tra Stato - regioni. «Il fatto è che si tratta di un accordo che segue un criterio economico-finanziario e non tecnico-scientifico come dovrebbe. Il rischio ancora una volta è quello di aumentare il divario tra le regioni del Nord e del Sud, in pratica quelle più ricche erogheranno più servizi e i più colpiti saranno i cittadini più deboli delle regioni più povere. Ma questo è solo l’inizio di un restringimento progressivo delle prestazioni che vengono erogate al cittadino, a breve ci sarà anche la sorpresa sui farmaci in fascia A (quelli che sono totalmente a carico del Ssn). Con l’introduzione dei Lea, la Cuf (Commissione unica del farmaco) ha individuato una serie di farmaci "non essenziali", la cui rimborsabilità o meno sarà decisa dalle Regioni: queste potrebbero stabilire di far pagare un ticket all’assistito. Per esempio, la regione Veneto, dal 1° marzo chiede una quota fissa di 1 euro per ricetta, più una quota fissa aggiuntiva di 0,90 o 3 euro a seconda del tipo di farmaco».

Non demonizziamo i Lea

Il nuovo decreto assicura prestazioni essenziali ma rapide e invita le Regioni a identificare i percorsi più opportuni per dimezzare le lunghe liste di attesa (in media ci vogliono tre mesi per un elettrocardiogramma). «Sono sicura che i tempi d’attesa saranno ridotti sensibilmente e, finalmente, verranno privilegiate quelle persone affette da gravi patologie» dice la professoressa Laura Strohmenger, direttore del Dental Building all’Ospedale San Paolo di Milano. «La sanità sta cambiando e dobbiamo ragionare in un’ottica di costi-benefici. Per quanto riguarda il mio ambito, le cure odontoiatriche sono quasi sempre state pagate dal paziente: non sono molte le strutture sanitarie in ambito nazionale che erogano questo servizio. Con l’introduzione dei Lea non c’è un sostanziale cambiamento, ma viene fatta più chiarezza: le cure vengono passate agli anziani sopra i 70 anni, ai giovani al di sotto dei 20 anni e a determinate categorie (diabetici, cardiopatici, handicappati). Il Pronto soccorso continuerà a funzionare per tutti, ma curerà solo il disturbo momentaneo. Inoltre ogni Regione stabilirà dei protocolli di diagnosi e cura: la Lombardia, per esempio, attuerà dei programmi di prevenzione per le carie nei giovanissimi e si comincia già a parlare di fondi integrativi per la sanità, di cui una quota sarà a carico del cittadino, un’altra del datore di lavoro e della Regione».

Lombardia: noi faremo così

Due mesi di tempo per decidere quali prestazioni escluse dai Lea potranno ancora essere rimborsate, grazie ai fondi stanziati dalle Regioni. E così la Regione Lombardia si sta già organizzando. La prima mossa è stata quella di riammettere la medicina sportiva esclusa dai Lea, in pratica i ragazzini che vorranno iscriversi in piscina o a judo, non dovranno pagarsi la visita che certifichi la "sana e robusta costituzione". 

«Sarà la Regione a rimborsare direttamente le strutture che effettuano la visita» spiega Carlo Borsani, assessore alla Sanità, «perché la medicina sportiva è fondamentale per la salute pubblica. Ma la nostra Regione mette già a disposizione numerose prestazioni non previste a livello nazionale attingendo al proprio bilancio. Dopo l’entrata dei Lea, valuteremo quali prestazioni reintegrare, considerando un criterio di adeguatezza: per esempio è chiaro che una persona anziana non possa essere esclusa dalla densitometria ossea (l’esame per valutare l’osteoporosi) e tantomeno dalle cure odontoiatriche». Vedremo come funzionerà questo patto tra Stato e regioni per garantire un equo accesso alla salute a tutti. Va precisato, però, che nei prossimi quattro anni lo Stato destinerà alle Regioni oltre 13 milardi di euro (una cifra più elevata del quadrienno precendente) e che i Lea verranno rivisti periodicamente, anche più di una volta all’anno.

Monica Melotti
    

FUORI DAI LEA

Il regolamento sui Lea (DPR 29 novembre 2001, pubblicato in G.U. 8/2/02) è articolato su tre grandi aree: la prevenzione contro l’inquinamento, gli incidenti di lavoro, la sanità veterinaria, la sicurezza degli alimenti, la profilassi delle malattie infettive e i programmi di diagnosi precoce, la medicina legale.

Nella seconda area sono elencati i servizi di assistenza distribuiti sul territorio: dalla medicina di base all’assistenza farmaceutica, dalla diagnostica ai consultori. Infine è trattata l’assistenza ospedaliera, dove viene precisato il regime più appropriato per erogare certe cure: pronto soccorso, day hospital, day surgery in strutture di lunga degenza e di riabilitazione.
   

PARZIALMENTE ESCLUSE

Le Regioni possono decidere di escludere solo parzialmente la laserterapia antalgica, l’elettroterapia antalgica, l’ultrasuonoterapia e la mesoterapia.E sono parzialmente escluse dai Lea (erogabili solo in casi particolari o con evidenze cliniche): l’assistenza odontoiatrica, la dentometria ossea, la medicina fisica, riabilitativa, ambulatoriale, la chirurgia rifrattiva con laser ad eccimeri.
   

TOTALMENTE ESCLUSE

  • chirurgia estetica non conseguente a incidenti, malattie o malformazioni congenite P circoncisione rituale maschile P medicine non convenzionali (agopuntura, a eccezione delle indicazioni anestesiologiche, fitoterapia, medicina ayurvedica, omeopatia, chiroropratica, osteopatia, ecc.)
  • vaccinazioni non obbligatorie in occasioni di soggiorni all’estero
  • certificazioni mediche (escluse quelle richieste dalla scuola per la pratica non agonistica dei propri alunni) che non rispondono ai fini di tutela della salute collettiva, anche quando richieste da leggi (incluse le certificazioni di idoneità alla pratica sportiva, agonistica e non, idoneità fisica all’impiego, idoneità al servizio civile, rilascio patente, porto d’armi, ecc.).
  • prestazioni di medicina fisica, riabilitativa ambulatoriale: esercizio assistito in acqua, idromassoterapia, ginnastica vascolare in acqua, diatermia a onde corte e micronde, agopuntura con moxa revulsivante, ipertemia, Nas,massoterapia distrettuale, riflessogena, pressoterapia, elettroterapia antalgica, ultrasuonoterapia, trazione scheletrica, ionoforesi, laserterapia antalgica, mesoterapia, fotoforesi terapeutica, fotochemioterapia extracorporea.

 

PATOLOGIE A CARICO DEL SERVIZIO SANITARIO
  • malattie reumatiche (osteoartrosi ed altre forme degenerative, reumatismi extra articolari)
  • malattie delle vie respiratorie (sindromi rinosinusitche, bronchiali croniche, bronchiti, rinopatia vasomotoria, faringolaringiti e sinusiti croniche)
  • malattia ORL (sinusiti e faringolaringite croniche, stenosi tubariche, otiti catarrali, otiti purulente, sordità rinogena)
  • malattie ginecologiche (leucorrea persistente a vaginiti croniche, sclerosi dolorosa del connettivo pelvico di natura cicatriziale)
  • malattie dell’intestino (sindrome dell’intestino irritabile nella varietà con stipsi, dispepsia di origine gastroenterica e biliare)
  • malattie vascolari (postumi di flebopatie di tipo cronico)

 

LISTE D’ATTESA, CHI PAGA?

Aspettando che i Lea diventino dappertutto una realtà, un’altra sfida è alle porte: il taglio delle liste per avere accesso alle prestazioni sanitarie (tre mesiper un elettrocardiogramma è inaccettabile). L’accordo Patto-Regionidi metà febbraio ha lasciato tre mesi di tempo ai "governatori" per raccogliere i dati che servono a identificare i percorsi più opportuni e definire una strategia anti-code. Un miracolo da attuare senza oneri aggiuntivi, secondo l’intesa. Ma le Regioni battono cassa e Sirchia ha dichiarato di non essere d’accordo perché gli accordi vanno rispettati. La partita è tutta da giocare, vedremo come si organizzeranno le Regioni.

 

LE CURE TERMALI SONO SALVE

Non sono entrate nella mannaia dei Lea: i cittadini potranno continuare tranquillamente a beneficiarne. «Del resto le cure termali hanno scopi di prevenzione, di terapia e di rabilitazione, quindi rientrano nella prima area dell’assistenza sanitaria collettiva» spiega Massimo Giacchetti, presidente dell’Associazione Mondiale Attività Termali. «Tutto rimane invariato. Per accedere alle terme è sufficiente un semplice certificato del medico curante e il pagamento di un ticket di 36,15 euro, se non si è esenti».

Info:
Thermae Italia ( 06.56447575
www.termeitaliane.com
Circuito termale Emilia Romagna ( 051.6951172

 

Teresa Petrangolini, del Tribunale per i diritti del malato: «Si accentueranno le differenze di prestazioni fra Nord e Sud»

Le cure riconosciute saranno solo quelle essenziali. In compenso si darà molta più attenzione alla prevenzione