DOSSIER
J’ACCUSE DELL’ONU
«VIOLENZE SULLA TERZA ETÀ»

di Manuel Gandin
ECCO IL RAPPORTO INEDITO
DELLE NAZIONI UNITE SULL’INVECCHIAMENTO NEL MONDO. UN
DOCUMENTO SCOTTANTE CHE ELENCA SOPRUSI E MALTRATTAMENTI SUGLI
OVER 60 IN OGNI ANGOLO DELLA TERRA
Vienna
1982-Madrid 2002. Sono passati vent’anni dalla prima assemblea
mondiale sull’invecchiamento organizzata dall’Onu. Le
Nazioni Unite tornano ora a indagare su questo tema, con la
seconda edizione dell’assise, programmata in Spagna, a Madrid,
dall’8 al 12 aprile.
Quanti sono gli over 50 nel mondo? Chi sono e
in quali zone vivono? Con quali contraddizioni rispetto al resto
della società, con quali aspettative? A queste domande, che l’assemblea
discuterà per cinque giorni, è legato un dossier, finora
inedito, che l’organizzazione delle Nazioni Unite ha preparato
proprio per l’incontro di Spagna.
Club3, in esclusiva
per l’Italia, è in possesso dei dati del fascicolo, 58 pagine
che formano un’accurata fotografia dello stato delle cose. Il
dossier inedito non solo chiarisce gli aspetti demografici e
statistici degli over 50, ma si sofferma su quegli aspetti di
difficoltà e di disagio emersi nel corso degli ultimi vent’anni
in vaste zone, anche sorprendenti, del mondo. Club3, pubblicando
i dati del fascicolo, intende mettere a fuoco soprattutto uno
dei problemi più gravi per chi ha superato i 50 anni: quello
dei disagi fisici, sociali, morali, economici e psicologici di
una fetta di società che diventa sempre più ampia
quantitativamente e a cui l’Onu promette, a Madrid, un aiuto,
nel tentativo di migliorare la qualità della vita da qui ai
prossimi anni. La sfida per il XXI secolo, scrive nel dossier il
segretario generale dell’Onu, Kofi Annan, è quella di «realizzare
una società che abbracci una popolazione invecchiata come parte
integrante del proprio futuro e che includa le persone anziane
in quanto partner fondamentali per il conseguimento di una
società futura per tutte le età».

Un mondo sempre più vecchio
La Terra invecchia e con essa la sua
popolazione. Gli abitanti del pianeta oggi sono di più degli
abitanti di tutti i tempi precedenti sommati da Adamo in poi.
Basterebbe questo dato per suscitare interesse nel mondo
politico ed economico, filosofico e religioso, sull’importanza
dell’essere umano nelle sue aspettative di vita, dal momento
della nascita a quello finale dell’addio alla vita terrena.
Il dossier dell’Onu, finora segreto, di
fronte a dati così esplosivi, chiede apertamente ai potenti
della Terra - e non solo a loro - di soffermarsi con maggiore
attenzione su quella fetta di popolazione destinata da qui ai
prossimi 50 anni a "invadere" il mondo: la terza età.
«Entro il 2050», si legge nel dossier di cui Club3 è
entrato in possesso, «per la prima volta nella storia del
genere umano, il numero di anziani nel mondo supererà quello
dei giovani. Finanziariamente, l’invecchiamento demografico
inciderà sulla crescita economica, sui risparmi, su
investimenti e consumi, sul mercato del lavoro, pensioni, tasse
e cessioni di patrimoni e proprietà e sull’assistenza
sanitaria. L’invecchiamento demografico continuerà a incidere
sulla sanità e sulla salute, sull’assetto familiare e sui
progetti di vita, sulla casa e i trasferimenti. Nella scena
politica dei Paesi sviluppati, l’invecchiamento demografico
costituisce già una voce importante per il fatto che può
essere influente sulle questioni elettorali e di rappresentanza.
Gli elettori anziani leggono, guardano i notiziari, si
interessano dei problemi e votano in percentuali molto maggiori
rispetto ad altre fasce d’età».
Su queste premesse, gli anziani e, in
particolare, la fascia che va dai 50 anni in su, è destinata a
essere il fulcro attorno al quale l’economia della Terra
dovrà ruotare. Ma quanto si sta facendo per far capire che la
figura della persona in età matura o addirittura in età
anziana è centrale per lo sviluppo e le sorti della Terra? Ben
poco, si legge nel dossier, tanto che in alcune parti del mondo,
anche le più insospettabili, le carenze e le lacune sfociano in
episodi di incuria se non addirittura in maltrattamenti veri e
propri, fino alla violenza fisica e psicologica. I dati, crudi,
drammatici e tristi, vanno però messi in evidenza, sottolineati
e non nascosti, proprio perché se l’impegno delle Nazioni
Unite, da qui in poi, dovrà essere quello di porre l’anziano
al centro della società, la situazione di partenza, odierna,
non è delle migliori, in nessuno Stato.
Tanto più che i numeri dell’Onu parlano
chiaro: «Nel 1950, la percentuale di anziani era dell’8%; nel
2000 del 10% ed entro il 2050 si prevede che raggiunga il 21%».
Ma i dati segnalano anche altre realtà di cui tenere conto: «Il
trend di crescita del numero di anziani è ampiamente
irreversibile e il passato trend di crescita dei giovani è
improbabile che si verifichi di nuovo. L’incremento del numero
di anziani è il risultato di una transizione demografica da un
alto a un basso tasso di fertilità e di mortalità. Oggi, il
numero di persone di 60 anni e oltre è stimato intorno ai 629
milioni. Si prevede una crescita di questa stima fino a 2
miliardi entro il 2050, quando il numero di anziani sarà
superiore a quello dei giovani (0-14 anni) per la prima volta
nella storia del genere umano. Il 54%, la più grande fetta di
anziani nel mondo, vive in Asia. L’Europa ha il secondo posto
con il 24%».

Nuovi ruoli nel volontariato
Dunque, sappiamo che la popolazione anziana
aumenta del 2% ogni anno e che il numero di anziani continuerà
a crescere più rapidamente di altre fasce d’età per almeno i
prossimi 25 anni: «L’indice di crescita degli
ultra-sessantenni raggiungerà, intorno al 2025-2030, il 2,8%
all’anno. Una così rapida crescita spingerà molti Paesi a
interventi economico-sociali difficili da raggiungere».
È un dichiarato allarme che l’Onu lancia ai
Paesi più sviluppati ma che va a toccare, inevitabilmente,
anche i Paesi in via di sviluppo. Quello che si scopre, dunque,
è che dopo anni in cui si è pubblicizzata la cosiddetta
"bomba demografica", il boom delle nascite, siamo
arrivati, invece, all’esatto contrario senza accorgercene, o
quasi: un mondo in cui gli anziani sono superiori per numero ai
giovani. L’Onu spinge su un inserimento maggiore nel mondo del
lavoro per gli over 50, su un ruolo più importante per il mondo
del volontariato, dove gli anziani sono e dovranno continuare a
essere un punto di riferimento e sulla valorizzazione dell’età
intesa come possibile soluzione di problemi (grazie al bagaglio
di esperienze acquisite) e non più come "intralcio"
per la società.
Abusi e sorprusi in tutti i
Paesi
Ma per arrivare a questo, va prima
sottolineata la parte più drammatica del dossier, quella
relativa a un mondo che insidia fisicamente e psicologicamente
gli anziani, attraverso maltrattamenti e violenze. L’Onu ha
indagato nella sua ricerca: «Gli abusi fisici e sessuali sugli
anziani, o il loro sfruttamento finanziario, generalmente non fa
notizia e non viene riportato, se non con l’eccezione di
attenzioni autorevoli». L’accusa è diretta anche al mondo
dell’informazione, dunque, troppo spesso incapace di dare voce
alla parte debole del mondo. Il rapporto afferma che gli abusi
sono assai diffusi, e che generalmente non vengono riportati
dall’informazione, e hanno significativi costi umani e
finanziari.
«Finora», si legge nelle carte dell’Onu, «studi
sugli abusi nei riguardi della terza età sono stati ristretti a
Nazioni sviluppate e i dati erano pochi, limitati». Ma i dati
odierni ci dicono che gli abusi sono molti di più, sia nei
Paesi sviluppati come in quelli in via di sviluppo. «In
Australia, Canada, Regno Unito, la proporzione di anziani
riportati come fascia abusata e dimenticata va dal 3 al 10%. In
Canada, l’abbandono è la più comune forma di abuso, con il
55% dei casi riportati. Il 15% dei casi tratta di abusi fisici e
il 12% è costituito da sfruttamento finanziario. Negli Stati
Uniti, tra il 1986 e il 1996, il Centro Nazionale sugli abusi
agli anziani ha registrato il 150% di incremento degli incidenti
da abuso riferiti a servizi di protezione per adulti. In un
periodo di dodici mesi, il 36% del personale infermieristico ha
detto di avere assistito a un incidente dovuto ad abusi fisici;
il 10% aveva commesso almeno un atto di abuso fisico; l’81% ha
osservato un incidente dovuto a abuso psicologico e il 40% ha
abusato verbalmente di un paziente».
Se questa è la situazione nel Nord del mondo,
le cose peggiorano altrove. «Nei Paesi in via di sviluppo, dove
vive la maggioranza degli anziani, in maggioranza poveri, non è
stato ancora fatto alcuno studio o una scientifica raccolta di
dati statistici. Comunque, crimini registrati, notizie
giornalistiche e alcuni piccoli studi sottolineano gli abusi
alla terza età, fisici, emozionali e finanziari».
In India, per esempio, su un campione di mille
anziani, è stato rilevato che il 4% ha subito violenze fisiche.
In un altro campione di 50 persone dai 70 anni in su, viventi
fuori dalle aree urbane, il 20% ha detto di essere stato
abbandonato in casa. In Argentina, il 45% di anziani di un’area
urbana ha affermato di essere stato maltrattato, il più delle
volte con abusi psicologici. E ancora: «In Brasile, un’indagine
ha messo in luce che il 35% dei casi di abuso era psicologico,
fisico e finanziario. L’altro 65% degli incidenti coinvolge
abusi sociali, con le vittime discriminate a causa dell’età».

Le tante facce della violenza
Scrive, impietosamente, l’Onu: «La violenza
ha molte facce. Può essere fisica, causando dolore, ferite
corporali. Può essere emotiva o psicologica, come nei casi
verbali, di umiliazioni o di intimidazioni. O può essere
finanziaria, con una persona apparentemente di fiducia che usa
illegalmente o si appropria degli assetti finanziari e delle
proprietà degli anziani. La violenza inoltre può avvenire all’interno
della famiglia». E, non mancano, i casi estremi, quasi sempre
legati all’assistenza: «Le violenze sessuali dei sorveglianti
vanno dallo stupro all’approccio indecente alle molestie
sessuali».
Sebbene non largamente documentati, i costi
umani ed economici degli abusi sugli anziani sono consistenti: «I
costi diretti degli abusi sono molti e vari; possono
considerarsi come costi associati alla prevenzione e agli
interventi, inclusi i servizi previdenziali, le procedure della
giustizia criminale, le responsabilità istituzionali e i
programmi di prevenzione, educazione e di ricerca. I costi
indiretti delle violenze agli anziani sono: produttività
ridotta, diminuita qualità della vita, pene e sofferenze
emotive, sfiducia, perdita dell’autostima, handicap e, infine,
morte prematura. Il maltrattamento delle vittime può provocare
problemi di salute psicologica e fisica a lungo termine, inclusi
danni permanenti, dipendenza da medicinali e alcool, calo delle
difese immunitarie, disordine cronico dell’appetito e
malnutrizione, trasandatezza e autodanneggiamenti, depressione,
ansia cronica e paura, tendenze suicide e morte».
In molti casi, il maltrattamento degli anziani
può far parte di un più ampio panorama di povertà,
disuguaglianze strutturali e carenze dei diritti umani. Tali
circostanze sono spesso accompagnate da scarsa considerazione
dei casi di maltrattamento, mancanza di strutture istituzionali,
meccanismi e mancanza di risorse che contrastino la violenza
sulle persone o di autorità per impedire i soprusi.
Un futuro più armonico
Il dossier dell’Onu è una base di partenza
importante, quasi decisiva, dunque, per le sorti del mondo e per
il futuro degli anziani nella società. Ma non si limita alla
foto, spesso drammatica, delle condizioni della terza età. L’Onu,
infatti, tenta anche di proporre nuovi sviluppi sociali, che
facciano degli anziani una parte protagonista della società.
Ed è su questo proposito, su questa speranza,
che l’assemblea delle Nazioni Unite a Madrid conta per
costruire un futuro più armonico tra le generazioni future: «Molte
culture tradizionali considerano ancora i loro anziani come
autorevoli e come valida fonte di consultazione e saggezza. Ma
molte società contemporanee, innamorate della bellezza, della
giovinezza, dei bagliori dell’alta tecnologia, del
riconoscimento materiale ed economico, sembra che abbiano
dimenticato il valore della dimensione dell’esperienza e della
conoscenza accumulata. Oggi, la mancanza di un’informazione
accurata sul loro contributo, alimenta lo stereotipo degli
anziani come categoria improduttiva, non autosufficiente e
soggetta a un irreversibile declino. È il momento di sfatare
questo mito».
Manuel Gandin

| I
DIRITTI DEGLI ANZIANI DAL 1982
Il Piano Internazionale
di Intervento sull’Invecchiamento Demografico, emanato
al Primo Congresso sull’Invecchiamento Demografico a
Vienna nel 1982, abbozza i diritti degli anziani. Più
tardi, i Principi delle Nazioni Unite per le Persone
Anziane, approvati dal Congresso Generale del 1991,
elaborano diritti su autosufficienza, partecipazione,
assistenza e dignità. Responsabilità e principi guida
sono approvati ai summit dell’Onu con riferimento all’avanzamento
dei diritti. Tra questi, la Dichiarazione di Copenaghen
e il Programma di Intervento dell’Assemblea Mondiale
per lo Sviluppo Sociale nel 1995; la Dichiarazione di
Pechino e il Programma d’Intervento del quarto
Congresso mondiale sulla Donna nel 1995; le Iniziative
per lo Sviluppo Sociale della 24esima sessione speciale
dell’Assemblea dell’Onu, la Dichiarazione del
Millennio delle Nazioni Unite e il Summit del Millennio
delle Nazioni Unite nel 2000. |