ANNIVERSARI
L’ANNO DI
GAUDÍ

di Angelo Tondini
Barcellona
festeggia il centocinquantesimo anniversario della nascita di
uno dei suoi figli più celebri. Si prevedono due milioni di
visitatori, mentre il Vaticano autorizza il processo di
canonizzazione dell’artista
Più che
una regione della Spagna, la Catalogna si è sempre considerata
una nazione nella nazione. Ha una lingua tutta sua, con
grammatica e letteratura, governo autonomo, una storia che
esalta il coraggio, l’intraprendenza e la voglia di fare della
sua gente. Ha il mare, la collina, la buona gastronomia, l’arte,
una capitale stupenda, Barcellona, e piccole città deliziose:
Girona, Lleida, Tarragona, Sabadell. La Catalogna è il motore
economico e culturale della Spagna, la regione più dinamica e
vivace.
Quest’anno c’è un motivo in più per
andarci. Si celebra il 150° anniversario della nascita di uno
dei suoi figli più celebri: Antoni Gaudí, eccellente,
originalissimo architetto, profeta del Modernismo, lo stile che
in Europa si chiamò Liberty, Floreale o Jugendstil, Secessione
o Modern Style.
È uno stile felice, che accompagna l’ultimo
periodo di splendore della vecchia Europa prima della grande
guerra del ’15-18. È la Bella Epoque, che vide lo sviluppo
della scienza, il simbolismo in letteratura, il wagnerismo in
musica, l’influsso di Nietzsche in filosofia, un relativo
benessere, e molte inquietudini sociali.
La Catalogna ha riscoperto il suo modernismo,
un tempo decisamente bistrattato, specialmente dopo la fine
della dittatura franchista, quando lo spazio per le realtà
locali si aprì. E oggi lo ripropone al mondo, con l’occasione
di un anniversario legato all’uomo che più rappresenta questo
momento estetico e culturale in Spagna.

L’architetto che inventò
Barcellona
Nessun artista ha lasciato un’impronta così
marcata e personale in una città come Gaudí ha fatto con
Barcellona. Una serie di opere uniche nel loro genere,
riconoscibili a prima vista, originalissime, innovative. Eppure
non era un rivoluzionario eccentrico, ma un conservatore
religioso, che lavorava per l’alta borghesia e la Chiesa. Un
industriale tessile, Eusebi Güell, fu il suo mecenate più
fedele. E la sua opera più famosa, la Sagrada Familia, è una
chiesa, ancora da terminare. C’è anche chi afferma che era un
massone, legato alle logge più forti di Catalogna. Lo
proverebbero i simboli ricorrenti nelle sue architetture. Sarà
vero? Forse non è così importante.
Ma chi era veramente Gaudí? Nato ed educato a
Tarragona, rivelò presto un grande interesse per la natura. Lo
affascinavano la botanica e la zoologia. E s’incantava davanti
al lavoro degli artigiani: falegnami, fabbri, decoratori,
ceramisti, incisori, vetrai, orafi. Di loro si servì per le sue
opere, oltre a una folta schiera di giovani architetti. In
quelle di committenza civile (le varie case e il parco Güell),
Gaudí espresse tutto il suo genio innovativo: le linee curve e
quasi terremotate da un’energia violenta ma elegante, che
girano su se stesse quasi in un vortice. Ammirandole, fate
attenzione al troncadis, l’arte di rompere e ricomporre
le mattonelle per creare colore e tensione. In questo anticipò
astrattismo e simbolismo. E ovviamente la maggior parte dei suoi
contemporanei non capì: fu giudicato un pazzo visionario e per
almeno mezzo secolo nessuno parlò più di lui.
Casa Batillò, nel centro di Barcellona, da
lui riadattata nel 1905, è la rappresentazione architettonica
della leggenda di S. Giorgio. Colonne che richiamano le ossa,
balconi in ferro a forma di maschera, copertura interna ed
esterna a squame, imitando il dorso di un drago e la croce sulla
cupola. Traduzione estetica: la spada del Santo (patrono di
Catalogna) che infilza la schiena del mostro che cade sulle ossa
dei martiri da esso uccisi (le colonne). Gaudì la definì «una
visione del Paradiso», luogo che nessuno può ovviamente
descrivere. Ma l’originalità del progetto e la perfezione
dell’esecuzione richiamano certamente qualcosa di insolito, di
mai visto.
La Casa Milà, detta la Pedrera, anch’essa
centralissima in Barcellona (Paseo de Gràcia 92) e non lontano
dalla prima, dette all’autore l’occasione di mostrare il suo
dominio della tecnica. La struttura in pietra è complessa, con
forme scavate come sculture nella facciata, ringhiere molto
mosse in ferro battuto e comignoli irreali: un’esplosione di
linee e di fantasia che anticipa l’architettura espressionista
e la scultura astratta. È un palazzo-fiaba, forse l’opera
civile più importante di Gaudí e di tutto il Modernismo. L’immancabile
visita alla terrazza in alto vi darà la misura esatta della
capacità di questo artista, della sua forza evocativa, della
novità assoluta della sua proposta estetica.
Ed ecco il Parco Güell, una piccola
città-giardino, con la natura che entra nelle strutture in
pietra, la famosa panchina curvilinea, il drago colorato che
domina l’ingresso principale, la sala delle 86 colonne, con
strani disegni sulle volte e le bizzarre decorazioni in
ceramica. Siamo tra collage e astrattismo, ma tutto fa parte
dell’ennesima favola narrata da Gaudí, qualcosa che sa di
esoterico, di misterioso.
Tutti conoscono la Sagrada Familia, una chiesa
molto particolare che sta lentamente diventando il simbolo
stesso di Barcellona. Eppure non è ancora finita! Gaudí ci
lavorò tutta la vita e negli ultimi anni addirittura a tempo
pieno, abitando nel cantiere. Iniziò nel 1883 su una struttura
non sua e con ritocchi continui proseguì i lavori fino alla
morte (1926) immaginando un tempio grandioso, in cui riversò
tutto il suo simbolismo. Il progetto prevede dodici torri per
gli apostoli, quattro per gli evangelisti, una dedicata alla
Madonna e quella più alta (170 metri!) a Gesù Cristo.
Ogni singolo dettaglio (finestra, porta,
colonna, rilievo) fa riferimento a santi, istituzioni e misteri
della fede cattolica. La decorazione è decisamente
naturalistica (riproduzione di nuvole su pietre, stalattiti di
ghiaccio, piante e fiori) ed è una testimonianza al suo primo
amore. L’ispirazione oscilla tra un neo-gotico sconvolto nelle
linee da una fantasia esasperata o piuttosto da una
spiritualità fantastica: una vera e propria teosofia portata ai
massimi livelli di realizzazione materiale.
Angelo Tondini
