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Club 3 n. 7 luglio 2002 - Home Page

 
  


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Cari amici.
    
Buone vacanze e... buona salute


   
di
Vincenzo Marras
  

Pronto soccorso di un ospedale, a giugno. Un gruppo di persone attende di essere chiamato. Ciascuno ha la sua emergenza, più o meno drammatica. Le ore passano, cresce il numero dei pazienti, e aumentano anche i tempi di attesa. Davanti alla rassegnazione dei più, qualcuno protesta: «La disorganizzazione della sanità pubblica è davvero cronica. E non è questione di destra o sinistra e dei rispettivi ministri che si sono succeduti in questi anni. Promesse, ricette, progetti: uno a stagione... I fatti sono questi». Difficile dargli torto. A dimostrarlo, mentre scriviamo queste righe, sono le migliaia di segnalazioni raccolte dagli operatori del numero verde del ministero della Salute (800.57.16.61), che ha iniziato un servizio di monitoraggio nazionale sui tempi di attesa delle prestazioni urgenti nelle strutture del Servizio sanitario nazionale. L’unico dato certo: l’attesa è assicurata e – senza alcuna consolazione da parte nostra – le differenze da regione a regione non appaiono sostanziali. Tra gli esami diagnostici, le attese più lunghe lamentate al numero verde si registrano per mammografie, ecografie e risonanze magnetiche. Le visite specialistiche dove la coda è più lunga sono quelle oculistiche. Per gli interventi chirurgici si aspetta di più per quelli ortopedici e oculistici. Code anche per i trattamenti radioterapici. Non è la prima volta che ce ne occupiamo. Temiamo non sarà l’ultima.

Eppure non è un mistero che in testa alle richieste di servizi da parte delle famiglie italiane – basta leggere i rapporti Istat degli ultimi anni – c’è proprio la salute. I rilevamenti statistici evidenziano ancora palesi svantaggi per le categorie più disagiate dal punto di vista economico e, in particolare, per le persone più anziane, che hanno meno alternative al sistema pubblico. A denunciarlo è lo stesso ministro della Salute, Girolamo Sirchia: «Le liste d’attesa possono essere considerate come una violazione di contratto e un segno di inefficienza che devono essere corretti da parte delle Regioni con gli strumenti che la normativa vigente mette a loro disposizione». Prendiamo atto che la riduzione dei tempi d’attesa è tra gli obiettivi del Piano sanitario nazionale 2002-2004, insieme al monitoraggio dei Livelli essenziali di assistenza (i cosiddetti Lea). Intanto, il paziente? Continua ad aspettare. Buone vacanze, cari amici. E... buona salute.Vincenzo Marras.