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Club 3 n. 7 luglio 2002 - Home Page

 
  


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MALI DI STAGIONE
    
LE NOTTI BIANCHE


   
di Cinzia Testa
  

L’INSONNIA ESTIVA SI DEVE AL CALDO E ALL’AUMENTO DELLE ORE DI LUCE MA I RIMEDI SONO FACILI ED EFFICACI
  

Durante l’estate, addormentarsi e riposare bene diventa per molti un tormento. Due italiani su tre si ritrovano a fare i conti con l’insonnia. Colpa del caldo e del maggior numero di ore di luce che causa un cambiamento dell’alternanza tra sonno e veglia. In pratica, si impongono all’organismo brusche modificazioni rispetto alla routine quotidiana: si ha la tendenza a spostare in avanti le tappe della giornata e ad andare a letto più tardi. E questi cambiamenti rendono più difficile addormentarsi.

Non c’è, però, da preoccuparsi. Si tratta di un tipo di insonnia particolare chiamata tecnicamente "occasionale". Questo tipo di insonnia può anche manifestarsi dopo una cena eccessiva o per abuso di alcol, o durante un periodo di super-lavoro. Si risolve da sé in poco tempo, ma per molti l’insonnia è un disturbo che fa trascorrere una parte della notte in bianco. A risentirne è il rendimento durante la giornata. Chi dorme male ha uno scadimento delle capacità lavorative e intellettuali, difficoltà nei rapporti sociali e un maggior numero di incidenti. Ed è in questo caso che si deve intervenire.

Semplici, ma efficaci

La prima cosa da fare è capire il perché delle notti in bianco. E solo uno specialista può essere in grado di farlo. <<Identificare le cause dell’insonnia è il punto di partenza per ogni tipo di intervento>>, dice Luigi Ferini Strambi, responsabile del Centro del sonno dell’Istituto San Raffaele di Milano. <<Può dipendere da una cura farmacologica che si sta assumendo e che interferisce col riposo, per esempio. Danno problemi di insonnia alcuni farmaci cardiovascolari come la clonidina. In questi casi, basta cambiare farmaco o schema posologico. Ci sono, inoltre, forme originate da sindromi particolari come quella delle gambe senza riposo, o da una malattia organica che si affrontano risolvendo la patologia di base>>. In ogni caso c’è una soluzione che consiste nel mettere in pratica alcune norme di igiene del sonno. <<Consentono di eliminare tutte quelle interferenze all’organismo che fanno passare le notti in bianco. Sono il cardine di qualsiasi terapia dei disturbi del sonno, da associare ad altri trattamenti>>. Semplici e facili da attuare, sono basate sul buon senso.

Mantenere costanti l’ora di coricarsi e della sveglia mattutina, anche nel fine settimana e in vacanza.

Quando non si riesce a dormire, cercare di rilassarsi in altro modo.

Non fare pisolini nel pomeriggio, anche se non si è dormito la notte.

Non utilizzare la camera da letto per attività da svolgere di giorno.

Non praticare attività fisica dopo cena: lo sport svolto nelle quattro ore prima di dormire disturba il sonno. Altrettanto vale per le attività intellettuali troppo impegnative.

Non assumere dal pomeriggio caffè, tè e cioccolata e consumare alcolici con moderazione. Inoltre non fumare in quanto la nicotina è eccitante.

Evitare di addormentarsi davanti alla tv, in poltrona.

Assicurarsi che in camera da letto la temperatura sia fresca e l’ambiente buio.

Se si assumono altri farmaci, controllare che non interferiscano col sonno.

Scegliere un rituale della buona notte, come bere una tisana o un bicchiere di latte, per creare un condizionamento positivo.

Farmaci, quando?

Se l’insonnia perdura già da quattro settimane, la cura farmacologica è la soluzione più indicata. Ma il "fai da te" è sconsigliato: non tutti i farmaci vanno bene. I più prescritti sono i benzodiazepinici e i non benzodiazepinici.

Le benzodiazepine, come flurazepam, lorazepam, diazepam, triazolam, comparse negli anni Settanta, hanno mandato in solaio i barbiturici e altri vecchi ipnotici. Sono meno tossiche e pericolose, più tollerate e hanno il pregio di un’azione selettiva a carico del sistema nervoso. Agiscono potenziando l’attività inibitoria di un neurotrasmettitore, il gaba, che ha il controllo su molti circuiti del sistema nervoso centrale. Hanno azione ansiolitica e sedativa che facilita il sonno. Il lato negativo è che possono dare a volte assuefazione e dipendenza e, se assunte a dosi elevate, possono lasciare astenia, sonnolenza e cali della memoria il giorno seguente.

Le non benzodiazepine, e più precisamente i principi attivi zolpidem, zopiclone e zaleplon, sono la novità degli ultimi anni. Hanno una maggiore selettività d’azione rispetto alle benzodiazepine per cui danno un sonno più naturale. Sono più ridotti gli effetti di assuefazione e di dipendenza. Inoltre sono farmaci che vengono velocemente metabolizzati. La conseguenza: meno apatia e sonnolenza il giorno dopo. <<La prescrizione di questo o di quel farmaco>>, dice Ferini Strambi, <<come la durata della cura può però farla solo il medico, basandosi sulla velocità di assorbimento e di eliminazione del prodotto. I farmaci ad assorbimento più lento, come il lorazepam, vanno bene se l’insonnia insorge di notte o fa svegliare alle prime luci dell’alba. Invece, quelli ad assorbimento rapido, come diazepam, vanno bene quando addormentarsi è impossibile. I farmaci che vengono eliminati in tempi brevi, cioè a emivita breve come triazolam, o brevissima, come zopiclone, sono la soluzione per l’insonnia che ha bisogno di terapie di breve durata. Quelli a emivita più lunga, come flurazepam, sono da impiegarsi nelle terapie prolungate perché con un’unica somministrazione consentono una copertura stabile durante le 24 ore>>.

Ecco allora che nell’insonnia da ansia, fra le forme più diffuse, è meglio un farmaco a emivita media-lunga e di lento assorbimento perché chi è ansioso lo è 24 ore su 24 e ha bisogno di una lunga copertura. Mentre in quella psicofisiologica è vincente un farmaco ad assorbimento ed eliminazione rapida. Nel calderone di farmaci antinsonnia, vanno inseriti anche gli antidepressivi e in particolare quelli di ultima generazione, gli inibitori della captazione della serotonina, che sono la soluzione quando l’insonnia dipende da stato depressivo.

Cinzia Testa
    

IDENTIKIT DELL’INSONNIA

Esistono diverse forme di insonnia, tutte con un comune denominatore: la difficoltà ad addormentarsi o l’insufficiente continuità del sonno. Nel 55% dei casi le cause possono essere solo due: ansia o depressione.

Chi è ansioso ha difficoltà ad addormentarsi e numerosi risvegli nella parte centrale della notte. Chi è depresso si sveglia molte volte durante la notte e presto al mattino. Fa la parte del leone l’insonnia psicofisiologica che rappresenta il 15% di tutte le insonnie. Si ha dopo una forte emozione, non necessariamente negativa. Terza, la sindrome delle gambe senza riposo. Ne soffre il 10% degli insonni. Per loro la notte è un tormento perché a letto hanno un fastidio alle gambe che passa solo alzandosi.

Dopo alcune ore, esausti, si addormentano. Rientra tra le insonnie anche la sindrome delle apnee ostruttive, che affligge il 20% degli "obver 40". Sono brevi interruzioni della respirazione seguiti da una fragorosa russata, che comportano un sonno frammentato.

 

Niente paura se dormiamo di meno in questa stagione: si tratta solo di episodi occasionali comuni a tutti

Chi dorme male ha un rendimento meno efficiente durante le ore lavorative

Identificare la causa di un cambiamento della fase di riposo notturno è fondamentale

Poche e facili regole aiutano a riconquistare un sonno regolare e ristoratore

Se l’insonnia dura da quattro settimane meglio le cure farmacologiche

No al "fai da te": solo uno specialista può prescrivere la giusta cura