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Club 3 n. 7 luglio 2002 - Home Page

 


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CULTURE DEL MONDO: L’AMERICA CENTRALE

IL RITORNO DEI MAYA

   
di
Nico Tondini
  

È un popolo ancora in parte misterioso quello che ogni anno esce dalla foresta per il "Ballo della Conquista" e l’elezione della "regina", due riti antichi celebrati in una piccola cittadina del Guatemala
   

Felix Coy Chaman è un contadino guatemalteco. Ha 56 anni: il sole, le fatiche, la vita dura da campesino lo hanno logorato e dimostra molti più anni della sua età. Felix porta sulle spalle un impressionante carico di ananas. Cammina lento e scalzo, lungo l’asfalto caldo della strada che porta ad Antigua. Piegato sotto il fardello di frutta, come in una dantesca pena del contrappasso, questo agricoltore dalla schiena possente e i tratti somatici tipici dei discendenti dei Maya, è un’immagine perfetta del suo Paese. Il Guatemala è stato piegato per anni sotto il peso della sua storia di latifondi, sfruttamento della popolazione indigena, dittatori, guerriglia, lotta per la terra. La tranquillità ha una data recente: dal 29 dicembre del 1996 (risolta la questione agraria, dei diritti dei popoli indigeni e fine della guerriglia) questo Paese è in pace con se stesso, ha chiuso la porta sul passato e aperto quella del futuro.

Il Guatemala è stato terra di confine, stretto tra il dilagare della cultura nordamericana e la riscoperta dell’orgoglio nazionale. La pianta della ritrovata cultura indigena, i semi delle antiche origini Maya, i fiori del pacato senso di dignità di essere eredi dei nativi americani (fino a ieri stranieri nel loro Paese), stanno fiorendo in una terra finalmente fertile, dopo anni di forzata sterilità. Il Guatemala è splendido, sintesi di cultura e storia, imponenza monumentale, culla di civiltà, mare e clima temperato. Per la maggior parte di noi il Guatemala è uno dei tanti piccoli stati del Centro America, dalla difficile collocazione geografica. Un’immagine lega questo Paese, grande un terzo dell’Italia, alla misteriosa storia dei Maya e dei conquistadores spagnoli.

Era il 1500, quando Pedro De Alvarado, luogotenente di Cortes, arrivò dal Messico in terra guatemalteca. Vent’anni dopo, la terra del re Maya Ah-Cacao faceva parte della Nueva Espana. Applicata una pax romana fatta di genocidi, deportazioni e una politica a cui gli indigeni non erano abituati, Alvarado chiuse definitivamente il capitolo della civiltà Maya, abbandonando, nella penombra umida delle foreste, i ricordi delle grandi città del popolo adoratore del sole e della luce.

Ai piedi della collina del Cerro de la Cruz, Antigua, vecchia capitale spagnola, racconta un grande passato coloniale. I campanili delle tante chiese svettano sopra i tetti dei palazzi signorili, sopra i chiostri dei monasteri. La piazza principale, il Parque Central, ci riporta indietro di qualche secolo. Il bel palazzo de Los Capitanes Generales, dal nome pomposo e dall’architettura ispanico-coloniale, veglia le sorti della città da più di 500 anni. Sono passate rivoluzioni e terremoti, ma il grande palazzo, tutto archi, è ancora lì. Anche la Cattedrale fa bella mostra di sé nella piazza, simbolo del potere spirituale e temporale della cattolicissima Spagna.

Le strade racchiudono case piccole e ordinate, dai colori sgargianti che fanno da contrappeso alle linee severe delle architetture delle chiese. La Iglesia de San Francisco, col suo grande cortile, i resti della chiesa di Santa Clara, la restaurata Virgin de Saragozza col suo splendido convento e il grande chiostro ad archi, l’imponente e barocca Nostra Signora della Mercede, di un giallo abbagliante e sotto le cui immagini di santi si vendono rosari in finto argento e tovaglie dai colori vistosi, sono alcuni luoghi religiosi, di grande valore artistico da visitare.

Il mercato di Antigua non è una grande kermesse; c’è un’aria insolitamente poco latina e tranquilla. Le donne indios dallo sguardo astuto, eleganti nei vestiti a fiori rossi e blu, attendono con pacatezza un cliente interessato ai cesti, alle collane, alle scatole di legno o alle bizzarre borsette fatte con la corazza di uno sventurato armadillo. Quello di Antigua è un bel mercato, la merce è interessante, ben lavorata, rifinita. Vendono, a prezzi accessibilissimi, oggetti di fattura pregiata, una situazione, a queste latitudini, rara e irripetibile. In questo pellegrinaggio tra il sacro delle chiese e il profano dello shopping, conviene assaggiare qualche specialità gastronomica guatemalteca come il guacamole (avogado condito con coriandolo, cipolla, olio e sale) accompagnato dalle immancabili tortillas di mais morado dal colore viola e dai piccantissimi chiles, i peperoncini infuocati da spegnere con generose sorsate di birra.

Sono cento chilometri di strada da Antigua a Chichicastenango, la maggior parte curve e tornanti. Ma vale la pena vedere uno dei più bei mercati indios delle Americhe. Immancabilmente il giovedì e la domenica, Chichi, come chiamano il paese qui, cambia pelle. In quei due giorni si riuniscono tutti i commercianti della zona, arrivano i contadini con cesti di fiori, intagliatori di legno, venditori ambulanti di tortillas e di elote, mais bollito, e il paese si riempie all’inverosimile di gente proveniente dalle campagne. Torme di bambini aiutano i genitori in questo povero business da peones offrendo, con gentile insistenza, collane e tovaglie, giocando a un furbesco e infantile rialzo dei prezzi. Per gustare l’atmosfera di questo grande mercato bisogna arrivare presto, verso le otto, prima che gli autobus di turisti scarichino la folla curiosa e vociante. Le mura esterne delle case sono ricoperte di tappeti, stuoie, borse di tessuto e vimini, cappelli, cinture, stoffe colorate. Le bancarelle, come alberi di natale, sono piene di maschere di legno, animali intagliati, statuine di santi, vasellame, vestiti. Sotto i gradini della chiesa di Santo Tomas, in fondo al mercato, le donne vendono gladioli che abbelliranno la statua del santo. E sulle scale gli indios bruciano incenso, legna profumata, seguendo cerimoniosi rituali, in una commistione di antiche credenze e nuove speranze di salvazione.

Se a Chichicastenango questo mercato riesce a creare un quadro a forti tinte di vita guatemalteca, la cittadina di Coban, capitale dell’Alta Verapaz, riserverà sorprese ancora più gradite. In questa città coloniale ogni anno, dal 27 al 31 luglio, si svolgono due manifestazioni che non hanno eguale in tutto il Guatemala. La prima è l’elezione della regina Maya, scelta tra ragazze provenienti da tutto lo Stato. La seconda è una grande festa all’aperto, per le strade della città, con canti e balli in costume. Se l’elezione della Reina Maya si risolve in una colorita passerella notturna delle 99 partecipanti, tutte in costume tradizionale della loro regione (la scelta della vincitrice si basa non sulla bellezza, ma sulle qualità della concorrente), la grande festa popolare che colora le strade e le piazze di Coban, si chiama Ballo della Conquista e ha una storia antica e coreografica. In questa manifestazione non ci sono turisti, l’eco della bellezza di questa festa non ha ancora varcato i confini della città, tutto è ancora fatto per i guatemaltechi, per gli indios. L’unica contaminazione del mondo moderno è data da qualche venditore di Coca Cola.

Il grande ballo è il ritrovo delle comunità indios della zona nella piazza di Coban, vestiti come i loro avi, con pelli di animale, con fantasiosi costumi colorati, maschere di legno che raffigurano il giaguaro, il cervo, il koati o facce di guerrieri. Altri hanno costumi ricchi di piume, specchietti, campanelli e danzano al suono della marimba, un grande xilofono, accompagnati da trombe e tamburi. Ogni gruppo etnico occupa un angolo della piazza, un lato di strada e con i musicisti inscena una danza che ha preso i temi dal mondo indigeno: chi rappresenta la caccia, chi le raccolte nei campi, chi pioggia, tuoni, eclissi. Il ritmo delle danze è quello tipicamente spagnolo e tutto il paese vive in questo tourbillon musicale e di balli per due giorni interi, fino ai limiti della resistenza.

Ci sono anche indios vestiti da soldati spagnoli, da cui il nome di Ballo della Conquista, che danzando recitano alcuni dei 64 antichi testi propiziatori Maya. Al calar del sole la popolazione si ritrova in una piccola cappella per una cerimonia antica, combinazione naïf tra religione cattolica e riti maya: le donne offrono cacao amaro stemperato in acqua fredda e gli uomini pregano per una "buena suerte" la Madonna ai cui piedi sono deposte maschere di legno e offerte votive di frutta, sigarette, paglia e spighe di mais.

La saga guatemalteca Maya trova la sua massima espressione a Tikal, nel nord del Paese. Strappati dall’oblìo in cui le grandi foreste l’avevano mantenuti per secoli, i capolavori architettonici dell’arte Maya sfidano il tempo. La grande Plaza Mayor, datata verso il IX secolo d. C., era il centro cerimoniale della città (di cui è stato riportato alla luce solo il 10%). La piazza è delimitata alle estremità da due delle più belle e imponenti piramidi del mondo Maya: a est il Tempio del Gran Giaguaro, alto 55 metri e a ovest il Tempio delle Maschere, dedicato all’unica donna che governò Tikal: la regina Pajaro Jaguar, forse moglie di re Ah-Cacao. Il sito è enorme, sono 16 chilometri quadrati con acropoli, steli, altari, templi minori come quello del Sacerdote Giaguaro o quello del Mundo Perdido o la piramide del Serpente Bicefalo, tutti di impressionante bellezza.

Saliti i 96 ripidi gradini della piramide del Gran Giaguaro la vista spazia sulla foresta che si chiude ermetica intorno a Tikal, mentre il sole al tramonto colora le nuvole di rosa e uno stormo di pappagallini colorati sfiora le creste dei templi, in una visione onirica tutta guatemalteca.

Nico Tondini

PER CHI VUOLE ANDARE IN GUATEMALA

DOCUMENTI: passaporto valido per almeno tre mesi

FUSO ORARIO: sette ore in meno rispetto all’Italia

LINGUA: spagnolo

MONETA: 1 quetzal vale € 0,14

INFORMAZIONI: Ente Nazionale del Turismo del Guatemala (viale Prassilla 152, Roma, ( 06.50.91.66.26) www.travel-guatemala.org.gt

COME ARRIVARE: Iberia (via Albricci 8, Milano, 
(
02.84.88.26.236) collega Madrid a Città del Guatemala via Madrid e Miami con un volo il cui costo, in classe economy, 
è di € 1.033,82 tasse comprese.

 

Mercati variopinti, costumi sgargianti, simboli antichi che richiamano animali sacri e ritualità mai del tutto scomparse: così appare il Guatemala oggi, Paese che riscopre le sue tradizioni originarie

Tra feste e richiami al passato, il Guatemala cerca una modernità che non cancelli la tradizione, dal periodo Maya a quello spagnolo