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Club 3 n. 10 ottobre 2003 - Home Page

 


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MEDICINA

OSTEOPOROSI
QUANDO LE OSSA SONO DEBOLI


   
di
Monica Melotti
  

Come individuare, prevenire e curare questa malattia che affligge in Italia tre milioni di persone

L'osteoporosi è una malattia silenziosa perché progredisce lentamente e le deformità vertebrali non si manifestano con sintomi dolorosi, fino a quando non si verifica una frattura. Oggi, però, di questa malattia si sa molto di più, se ne conoscono i rischi e i comportamenti da adottare per ridurli.

Eppure, nonostante questa consapevolezza, secondo una recente indagine elaborata da Demoskopea e condotta fra le lettrici del periodico "Donna Moderna", soltanto il 56% delle donne affette da osteoporosi è in cura con un farmaco specifico, le rimanenti non seguono nessun trattamento e sono esposte al rischio di fratture. Se l’osteoporosi, infatti, non viene trattata, ci sono molte probabilità che una frattura ne provochi un’altra. I dati dimostrano che tra le donne in post-menopausa che hanno già avuto una deformità vertebrale (frattura della vertebra, la cosiddetta gobba della vedova o cifosi), una su cinque subirà un’altra deformità vertebrale: dolore alla schiena cronico e fratture al femore o al polso.

Proteggere l’architettura

L’osteoporosi s’innesca con la menopausa quando, bloccandosi la produzione di estrogeni, questi ormoni non possono più né favorire l’attività degli osteoblasti (le cellule che depositano nelle ossa il calcio insieme agli alimenti), né contrastare quella degli osteoclasti, che al contrario asportano il calcio per le esigenze dell’organismo. La massa ossea diventa quindi più rada, le ossa più fragili e aumenta il rischio di fratture. «Anche le ossa della colonna vertebrale hanno una loro "architettura", anzi una microarchitettura che contribuisce alla qualità dell’osso e alla sua resistenza», spiega Maurizio Bevilacqua, del Servizio di Endocrinologia dell’Ospedale Sacco di Milano. «L’osso vertebrale risulta formato da piccole, ma spesse strutture, le trabecole, ben connesse in maniera orizzontale e verticale, in modo da formare una sorta d’intelaiatura interna. Una buona intelaiatura, cioè una microarchitettura sana, combinata alla massa ossea può contribuire fino al 90% alla resistenza dell’osso. Ma quando le ossa sono colpite da osteoporosi le trabecole si assottigliano, soprattutto si spezzano le connessioni. Come in un ponte di cemento armato con strutture d’acciaio indebolite, così la resistenza complessiva dell’osso e la sua stabilità sono compromesse. Oltre alla perdita di quantità di osso, avviene il deterioramento della sua qualità, che è una causa fondamentale delle fratture da osteoporosi».

I fattori di rischio

In Italia oltre tre milioni di persone sono affette da osteoporosi e ogni anno 45.000 donne si fratturano il femore, situazione che in otto casi su dieci provoca invalidità, con conseguenze devastanti sia sul piano fisico che psicologico. Le donne risultano più esposte al rischio per due ragioni: la massima densità ossea che si raggiunge intorno ai trent’anni di età è di solito inferiore nella donna rispetto all’uomo. Inoltre questa riserva si impoverisce a causa dei cambiamenti ormonali tipici della menopausa. «Nell’uomo, invece, non esiste un momento che segna così nettamente il cambiamento e la riduzione ossea avviene in modo più graduale, nel corso degli anni», dice Giorgio Gandolini, responsabile dell’Ambulatorio in Reumatologia della Fondazione Don Gnocchi di Milano. «Vi sono, comunque, diverse condizioni che aumentano il rischio di sviluppare l’osteoporosi: familiarità (madre o sorella affette dalla malattia), aver sofferto di amenorrea (assenza delle mestruazioni), terapie prolungate con cortisonici, magrezza, malassorbimento intestinale (causato dal morbo di Crohn o dalla celiaca, intolleranza al glutine), ipertiroidismo, abuso di alcolici, fumo, menopausa che si verifica prima dei 45 anni, vita sedentaria e la carenza di vitamina D, indispensabile per assorbire il calcio».

Tabella.

Individuazione e prevenzione

La perdita di massa ossea di solito non causa sintomi fino a quando non si verifica una frattura.

E allora può essere troppo tardi; ecco perché è così importante la prevenzione. È opportuno quindi, intorno ai 40 anni, controllare la propria densità ossea (se sono presenti fattori di rischio) e ripetere il controllo una seconda volta nell’imminenza della menopausa.

In seguito, con l’aumentare del rischio di fragilità e di incidenti, i controlli vanno eseguiti periodicamente (in media una volta ogni due anni). L’indagine strumentale più adeguata per poter effettuare una diagnosi precoce è la Moc (Mineralogia ossea computerizzata). L’esame, che utilizza tecniche radiologiche, viene eseguito tramite apparecchiature specialistiche in grado di misurare la quantità di minerale e la densità minerale dell’osso preso in esame.

La densità minerale ossea può anche essere misurata rapidamente da un nuovo strumento diagnostico, la Dexa. Questa tecnica, assolutamente indolore e priva di rischi, permette di valutare con estrema precisione (con un errore dell’1- 2%) la severità della malattia e il rischio di fratture.

Le soluzioni terapeutiche

Oggi esistono farmaci estremamente efficaci e ben tollerati. Come i bisfosfonati di ultima generazione, che danno risultati ancora migliori rispetto ai farmaci di qualche anno fa. «I bisfosfonati proteggono la qualità della microarchitettura delle ossa per renderle più resistenti», spiega Gandolini. «Il risedronato, bisfosfonato di ultima generazione, ha una notevole rapidità di azione; dopo un anno di cura, il rischio di fratture vertebrali si riduce del 61% e dopo sei mesi di trattamento il riassorbimento osseo cala del 33%».

Quasi tutti i bisfosfonati in commercio possono essere assunti in forma di compresse, aspetto particolarmente gradito alle pazienti, ma vanno assunte tutti i giorni. L’unico bisfosfonato, attualmente disponibile, in un dosaggio da assumere in compresse, una sola volta alla settimana, è l’alendronato. Studi accreditati assicurano che ha la stessa efficacia delle dosi giornaliere.

I bisfosfonati sono farmaci che devono essere prescritti dal medico, sono rimborsabili dal sistema sanitario (classe A), ma paradossalmente per poter beneficiare della gratuità del farmaco occorre avere già avuto una frattura del femore o delle vertebre. Ciò limita enormemente la possibilità di curare i pazienti e mal si coniuga con la parola prevenzione, tanto cara al Ministero della Salute.

Un altro farmaco antifrattura è il raloxifene, che appartiene alla categoria dei Serm (modulatori selettivi dei recettori estrogenici). Il suo obiettivo è quello di migliorare la qualità dell’osso, rafforzando nel tempo la fitta trama delle trabecole, che come microcolonne sostengono l’architettura ossea interna. Deve essere però somministrato precocemente perché non può riparare le trabecole già spezzate.

Infine esiste la terapia ormonale sostitutiva che, oltre a ridurre i fastidiosi disturbi della menopausa, grazie all’azione degli estrogeni protegge la massa ossea.

Monica Melotti
   

DIECI REGOLE DA RISPETTARE

L’Organizzazione mondiale della sanità ha definito l’osteoporosi una malattia sociale. La sua diffusione è infatti altissima: in Europa, Usa e Giappone si contano oltre 75 milioni di persone affette da questa patologia, dalle conseguenze allarmanti sia per la salute personale, sia per i costi sociali.

Per questo il Ministero della Salute ha pubblicato un decalogo di prevenzione, dieci regole che aiutano a mantenere sane le ossa:

1 Garantire fin dalla prima infanzia un adeguato apporto di calcio.

2 Evitare il sovrappeso in modo tale da non sovraccaricare la struttura ossea.

3 Seguire una dieta che apporti un adeguato quantitativo calorico contro un’eccessiva magrezza.

4 Evitare l’eccesso di bevande alcoliche.

5 Garantirsi un adeguato apporto di vitamina D (aumentando anche l’esposizione del corpo al sole).

6 Non essere sedentari.

7 Non bere più di tre caffè al giorno.

8 Non fumare perché gli effetti sono dannosi.

9 Praticare regolarmente attività fisica.

10 Prevenire possibili fratture che favoriscano lo sviluppo di osteoporosi.

 

LA DIETA ANTIFRATTURA

Stili di vita e comportamenti alimentari corretti possono prevenire la comparsa dell’osteoporosi in età più avanzata.

La prevenzione, però, deve iniziare da giovani: un’alimentazione con un buon apporto di calcio e vitamina D e una regolare attività fisica, consentono di arrivare a 20-30 anni con valori elevati di densità ossea, vale a dire ossa robuste e in buona salute. Gli stessi accorgimenti devono essere seguiti anche dopo i 50 anni, lasciando sufficiente spazio nell’alimentazione a latte, yogurt, formaggi e latticini (per il calcio) e pesce azzurro, fegato, uova (per la vitamina D). Per chi ha problemi di colesterolo o di obesità è opportuno scegliere latte e yogurt scremati. Se, invece si soffre di intolleranza al latte, esistono latti "delattosati", privi di lattosio (la sostanza che non si riesce a digerire). Sono buoni serbatoi di calcio anche numerosi alimenti vegetali: broccoli, rape, legumi, frutta secca (mandorle e nocciole). Spinaci e asparagi ostacolano l’assorbimento del calcio. Bisogna usare poco sale perché, con le urine, favorisce la perdita di calcio.

 

Per proteggere e rendere più resistenti le microarchitetture ossee sono utili i bisfosfonati

MAURIZIO BEVILACQUA
«Le ossa della colonna sono una microarchitettura»

GIORGIO GANDOLINI
«La riduzione ossea nell’uomo avviene gradualmente»