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Club 3 n. 10 ottobre 2003 - Home Page

 
  


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ITALIA
    

NELLA TOSCANA
che sconfisse Carlo V

   
di Emanuela Ferro
  

Sulle montagne pistoiesi l’esercito dell’imperatore venne fermato dagli uomini di Francesco Ferrucci

Passeggiate tra boschi di castagni, abeti e faggi, piste da sci, ma soprattutto piccoli borghi, castelli arroccati, pievi romaniche e antiche ferriere, tradizioni e gastronomia, storia e arte sacra: è la montagna pistoiese, territorio strategico a difesa di molti confini, testimone delle tante trasformazioni socio-economiche delle zone rurali, meta privilegiata del turismo escursionistico, custode di una tradizione gastronomica necessariamente povera e oggi rivalutata fatta di castagne, funghi, frutti di bosco e dei formaggi dei pastori.

Nell’Ottocento c’era un motivo in più per salire la strada tortuosa che da Pistoia raggiunge la montagna: questi luoghi erano meta di pellegrinaggio per i patrioti del Risorgimento, che venivano a visitare il teatro di una battaglia simbolo delle lotte per la libertà. Qui fu sconfitto, nel 1530, l’esercito fiorentino che correva in soccorso della città assediata dalle truppe imperiali di Carlo V, accorse a piegare l’eroica difesa della Repubblica di Firenze per restituire la città ai Medici. Era il risultato della pace di Cambrai e delle volontà di papa Clemente VII, Giulio de’ Medici che, dopo aver sopportato il sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi dell’imperatore, chiedeva quale risarcimento dell’onta subita la restaurazione medicea.

Mentre a Firenze Malatesta Baglioni organizza le truppe e Michelangelo progetta la difesa della città intorno a San Miniato, Francesco Ferrucci, commissario generale di campagna, guida i fiorentini contro l’esercito imperiale del principe d’Orange, Filiberto di Chalon, attraverso la Val di Pesa, la Val d’Elsa e la Val d’Era. Gravemente ammalato, tenterà di raggiungere Firenze tramite le montagne ma, fatto prigioniero da Fabrizio Maramaldo, morirà per sua mano a Gavinana, nella battaglia campale che vide cadere anche il valoroso generale avversario, il principe d’Orange.

«Vile, tu uccidi un uomo morto», è la celeberrima frase che gli si attribuisce: l’avrebbe appunto rivolta a Maramaldo, da quel momento sinonimo di vigliacco e malvagio, che lo colpiva a morte, nonostante fosse ormai in fin di vita. L’episodio, descritto da Massimo D’Azeglio nel Niccolò de’ Lapi, si trasformerà in mito risorgimentale di eroica dedizione alla causa dell’indipendenza nazionale. Sul fianco della chiesa di Santa Maria Assunta a Gavinana l’epigrafe di D’Azeglio: «Qui combattendo per la patria morì Francesco Ferrucci, addì 3 agosto 1530». Nel piccolo borgo, oltre alle molte lapidi sulle mura della pieve di origine romanica, a Ferrucci sono dedicate la piazza principale, con la statua equestre e un minuscolo ricchissimo museo che unisce idealmente cimeli ferrucciani e risorgimentali, nonché il campo di battaglia (riprodotto in un grande plastico) e Firenze, grazie alle armi donate dal Museo del Bargello e a costumi e stendardi fiorentini.

Ottimo punto di partenza per qualsiasi itinerario alla scoperta della montagna di Pistoia è San Marcello Pistoiese, uno dei maggiori centri di questa parte dell’Appennino, tanto da aver conteso nel passato a Cutigliano la sede del Capitanato della Montagna. Stazione di villeggiatura estiva rinomata fin dall’Ottocento, il paese è posto al centro del sistema di strade che da Pistoia, Pescia e Lucca salgono verso il passo dell’Abetone.

Alto su uno sperone a ridosso del Monte Cuccola, Cutigliano, piazzaforte longobarda sede tra il XIV e il XVIII secolo della Magistratura della Montagna, mantiene un’impronta medievale e l’aspetto aristocratico di cui le vicende storiche che lo videro protagonista lo hanno ammantato. La piazza del municipio racchiude veri tesori: il Palazzo dei Capitani della Montagna, attuale sede comunale, è in stile fiorentino e ha forme quattro-cinquecentesche, è decorato da stemmi in pietra o in terracotta policroma, fatti collocare dai vari capitani a ricordo del loro mandato; di fronte, la loggia che era un tribunale all’aria aperta, dove si rogavano gli atti notarili e il capitano amministrava la giustizia su un banco di pietra, ora custodito nell’atrio del palazzo. Sulla piazza, la copia della colonna del Marzocco, simbolo della Repubblica fiorentina, il cui originale è ricoverato sotto la loggia. E infine, defilata, la chiesa della Madonna della Piazza.

Per raggiungere l’Abetone si sale immersi in una magica foresta di conifere, cui segue il brusco risveglio all’arrivo, circondati dai palazzoni purtroppo tipici di molte moderne stazioni sciistiche. Proprio sul confine tra le province di Pistoia e Modena, a segnare i 1.388 metri del passo, le piramidi di pietra erette in occasione dell’apertura del valico segnavano il confine tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Modena, appartenendo una all’uno e una all’altro, tanto da recare, ognuna sul lato rivolto allo Stato di appartenenza, l’arma e l’iscrizione dei rispettivi sovrani, Pietro Leopoldo e Francesco III.

Scendendo in direzione di Lucca, Popiglio sorge ai piedi di quello che fu un antico castello, che dominava la strada medievale che da Pistoia attraverso le montagne conduceva in Garfagnana; nato probabilmente su un precedente insediamento romano (sembra che il toponimo Popiglio possa derivare proprio dal nome del comandante di un castrum romano), fu feudo dei conti Guidi di Modigliana fin dall’anno 1000. A causa della posizione strategica a guardia del confine lucchese, Popiglio fu più volte assediata e distrutta nelle battaglie che opponevano Pistoia e Lucca. Uniche vestigia rimaste dell’antica rocca sono le due torri che dominano la valle del torrente Lima. Nel centro del borgo la pieve di Santa Maria Assunta con il museo di arte sacra che conserva tavole trecentesche e altre opere e arredi provenienti dalle chiese del territorio.

Proseguendo lungo la statale appare, "nido d’aquila" aggrappato alla montagna, Lucchio, con le case abbarbicate sovrastate dagli esegui resti di quella che fu una potentissima fortezza scavata nella viva roccia. Gemella antagonista della pistoiese Popiglio, nel Trecento divenne punto di forza del sistema difensivo lucchese al confine. Le stradine del paese sono percorribili solo a piedi: una cascata di viuzze, dove si racconta le donne assicurassero i bimbi a delle funi, per impedire che giocando rotolassero a valle.

Emanuela Ferro
     

Percorsi in museo

L’ecomuseo della montagna pistoiese propone una serie di percorsi tematici legati alle tradizioni della zona: il ferro, il ghiaccio, l’arte sacra, la vita quotidiana, il verde, la pietra. Il punto informativo si trova a Gavinana, in Palazzo Achilli, informazioni e prenotazioni: ( 0573.37.42.47 o sul sito www.provincia.pistoia.it/ecomuseo. Tra i musei inseriti nei percorsi, a Rivoreta, minuscolo paesino tra i boschi, il Museo della gente dell’Appennino pistoiese (orario: sabato e domenica 10-12.30/15-17), a Popiglio il Museo di arte sacra (orario: sabato e domenica 16-19, chiuso novembre e dicembre). Il Museo ferrucciano, a Gavinana, è aperto il sabato dalle 15.30 alle 18 e la domenica e festivi dalle 10 alle 12. Visite su prenotazione: (0573.66.360.

 

I pecorini "a latte crudo"

Pecorino fresco, "abbucciato", "da asserbo", ricotta, ricottina, ravaggiolo: gli allevatori della zona, riuniti in un consorzio, li preparano secondo tradizione, seguendo regole severe, lavorando il latte entro due ore dalla mungitura, a freddo, cioè senza pastorizzarlo. Il latte viene infatti riscaldato senza che raggiunga l’ebollizione: così non perde il particolare aroma dato dalle erbe delle brughiere e dall’acqua delle sorgenti, ingredienti principali della dieta delle pecore massesi. Le diverse tipologie dipendono da lavorazione e durata della stagionatura: il pecorino fresco è pronto dopo poche settimane di maturazione, dopo due mesi la cagliata, pressata e salata, diventa pecorino abbucciato, mentre sono necessari dai tre ai diciotto mesi perché le forme, ricoperte di olio e cenere, si trasformino in pecorino da asserbo. Ci sono infine i formaggi freschi, ravaggiolo, ricotta e ricottina, semplice cagliata fatta raffreddare.

Per acquistare il pecorino e altri prodotti della montagna: La Bottega del Poggiolo, San Marcello Pistoiese, ( 0573.62.23.45; Azienda agricola Pietro Milianti, via Vizzaneta 78, Lizzano (San Marcello Pistoiese), ( 0573.67.78.16, 63.09.34; Azienda agrituristica Luana Pagliai, via della Buca 1, Cutigliano, ( 0573.68.185; Azienda agricola Gianni Vasco, viale Panoramico, San Marcello Pistoiese ( 0573.63.09.34; Cooperativa L’Erbolario, Abetone, ( 0573.60.514 (frutti di bosco, marmellate, conserve, distillati).

Per assaggiare i piatti tradizionali della montagna: Trattoria La Vecchia Cantina, via Risorgimento 4, Maresca, ( 0573.64.710.