STORIA E MEMORIA
VAJONT 9
ottobre
1963
UNA
TRAGEDIA ANNUNCIATA

di Manuel Gandin
Longarone, 40
anni dopo. I sopravvissuti ricordano la catastrofe della diga
più alta del mondo: circa 2.000 morti perché non si volle
ascoltare chi parlava di grandi rischi per la popolazione
Nove
ottobre 1963, ore 22,39: inizio di una catastrofe annunciata,
quella della diga del Vajont. Dal monte Toc, che sta su uno dei
lati della diga, si staccano 260 milioni di metri cubi di roccia
che scivolano alla velocità di circa 60 chilometri orari nell’acqua
del bacino artificiale. In quel momento, il livello dell’acqua
è a quota 700,42 metri, cioè 25 metri sotto il livello di
massimo invaso della diga a doppia volta più alta del mondo. Ma
non è sufficiente: 50 milioni di metri cubi d’acqua si
sollevano di 230 metri. È un’onda spaventosa che colpisce i
comuni di Erto e Casso. Poi, rimbalza all’indietro, rientra
nell’alveo e scavalca la diga, come uno schizzo d’acqua che
esce da un gigantesco bicchiere.

L’onda devasta Castellavazzo e distrugge
Longarone. I morti sono circa 2.000. Pochi minuti, quanto basta
a quella mostruosa ondata per radere al suolo, distruggere,
uccidere. La diga, invece, resta intatta. È il paradosso più
brutale della tragedia: la costruzione che aveva pur suscitato
tante polemiche e aveva creato allarmi, è stata capace di
resistere a una forza di quel calibro.
Ma le cose, le persone, i paesi, non potevano
resistere a chi ebbe il "coraggio assassino" di
costruire la diga dove non si sarebbe dovuto. Per anni, in
precedenza, c’era stato chi aveva avvertito del pericolo gli
abitanti, polemizzando con i costruttori in modo totale. Ma non
era stato creduto: volutamente, scientemente, perché la diga
del Vajont era un "affare", e non poteva essere
fermato.

I cittadini della valle non hanno mai smesso
di cercare la verità. Nel 1982 la Sade (Società adriatica di
elettricità, che aveva costruito la diga) e l’Enel sono
condannate a risarcire i danni morali e materiali del comune di
Erto-Casso. Nel 1997, la Montedison (società in cui è
confluita la Sade) è stata condannata a risarcire i danni
subiti da Longarone.
A distanza di 40 anni da quella tragedia, il
presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 9 ottobre,
visiterà la nuova Longarone. I sopravvissuti di quella tragedia
annunciata a cui nessuno volle credere lo attendono.
Manuel Gandin