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a cura di Agostino Rossi

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Fondi stracari, investitori pelati

e commissioni praticate dai gestori italiani di fondi sono le più salate in Europa, superate solo dagli spagnoli. I costi fatti pagare ai risparmiatori italiani sono più alti della media continentale di un buon 26,5%. L’incidenza è ancora più pesante nel caso dei fondi azionari che toccano l’1,86%.

Per avere un’idea del divario con i Paesi finanziariamente più evoluti d’Europa bastano poche cifre: la Germania è sull’1,02%, la Francia sull’1,23, la Svizzera sull’1,44. Solo in Spagna gli investitori subiscono una tosatura maggiore (2,12%), ma il Paese iberico, anche se viene tanto decantato per i suoi progressi economici, non è certo all’avanguardia nel campo della finanza.

Le penalizzazioni più drastiche ricadono ovviamente sui piccoli risparmiatori. Le commissioni di entrata incidono, infatti, per circa il 3,14% nel caso di un investimento azionario di 5 mila euro, mentre risultano più o meno della metà se si tratta di un investimento di 250 mila euro. Lo scarto è ancora maggiore se si passa nella categoria dei fondi obbligazionari: qui il piccolo risparmiatore paga il 2,16%, il grande solo l’1,02%.

Si tratta di cifre colossali.Nel triennio 2000-2002 il prelievo a favore dei gestori si è tradotto in 20 miliardi di euro prelevati dalle tasche dei risparmiatori. Ma il fatto è ancora più grave perchè nello stesso arco temporale il risparmio bruciato dai fondi è stato pari a 64 miliardi di euro. Insomma, mentre i risparmiatori si leccavano le ferite e contavano le perdite, i gestori incassavano ancora commissioni d’oro.