
Regole chiare e valide
per tutti

di Vincenzo Marras
Pensioni,
pensioni, pensioni… Ci avevano quasi giurato che non se ne
sarebbe parlato almeno fino alle prossime elezioni. E per dare
credito a quelle assicurazioni ci avevano detto che il tasso d’occupazione
era aumentato sensibilmente e perciò – pensavamo fosse una
logica conseguenza – l’apporto contributivo era migliorato
riuscendo a rimpinguare le casse dell’Inps. Ci eravamo
sbagliati. Con un’unica certezza: bisogna rimettere mano alla
struttura previdenziale perché il reddito nazionale non è più
sufficiente per assicurare le pensioni. Quasi che il problema
previdenziale possa essere riconducibile a un problema
demografico e il reddito nazionale dipendesse solo dal numero
dei lavoratori attivi.
La proposta del Governo
di forti incentivi per chi, pur avendo maturato i requisiti per
la pensione d’anzianità, vuole continuare a lavorare, rischia
di creare – se verrà mantenuta la promessa di esentarli da
ogni trattenuta fiscale – incertezze sulle aspettative: di
vita, crescita e sviluppo. E poi - ed è quello che ci interessa
maggiormente dire, sintetizzando il pensiero dei tanti lettori
che ci hanno scritto – risulta difficile da capire quell’incentivo
offerto a chi, avendo compiuto 60 anni e potendo andare in
pensione con le norme attuali, decide di continuare a lavorare
percependo in più in busta paga 300/320 euro netti al mese per
ogni mille di stipendio lordo. Se quella somma, domandano, non
finisce più nelle casse dell’Inps, non è sempre il sistema
complessivo a rimetterci? E poi: perché si colpiscono le
pensioni fingendo di non sapere come e dove sono dirottati i
fondi dell’Inps? E scrivono ancora, preoccupandosi del futuro
di figli e nipoti: perché ci hanno raccontato per anni che
andare in pensione prima significava lasciare spazio ai
giovani...
Mi sono perso qualcosa? Aggiungono, con condivisibile sarcasmo,
mentre riflettono sulla loro posizione di pensionati,
neopensionati e potenziali pensionati: chissà perché nessuno
mette in discussione le condizioni previdenziali di cui godono i
parlamentari, magari solo dopo cinque anni di legislatura? Non
dobbiamo forse preoccuparci anche dei nostri diritti acquisiti?
Abbiamo dato spazio alle
vostre perplessità, cari amici. Non mancheremo di farlo ancora,
ponendo sempre al centro di ogni nostro obiettivo, sociale ed
economico, l’uomo, senza distinzioni di sesso ma anche di
età. Perché una società giusta non può generare conflitti
generazionali. Riformiamo pure il nostro sistema previdenziale.
Ma sia davvero nel segno dell’equità e con regole chiare e
valide per tutti, proprio per tutti.