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Club 3 n. 11 novembre 2003 - Home Page

 
  


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Cari amici.
    
Regole chiare e valide per tutti


   
di
Vincenzo Marras
  

Pensioni, pensioni, pensioni… Ci avevano quasi giurato che non se ne sarebbe parlato almeno fino alle prossime elezioni. E per dare credito a quelle assicurazioni ci avevano detto che il tasso d’occupazione era aumentato sensibilmente e perciò – pensavamo fosse una logica conseguenza – l’apporto contributivo era migliorato riuscendo a rimpinguare le casse dell’Inps. Ci eravamo sbagliati. Con un’unica certezza: bisogna rimettere mano alla struttura previdenziale perché il reddito nazionale non è più sufficiente per assicurare le pensioni. Quasi che il problema previdenziale possa essere riconducibile a un problema demografico e il reddito nazionale dipendesse solo dal numero dei lavoratori attivi.

La proposta del Governo di forti incentivi per chi, pur avendo maturato i requisiti per la pensione d’anzianità, vuole continuare a lavorare, rischia di creare – se verrà mantenuta la promessa di esentarli da ogni trattenuta fiscale – incertezze sulle aspettative: di vita, crescita e sviluppo. E poi - ed è quello che ci interessa maggiormente dire, sintetizzando il pensiero dei tanti lettori che ci hanno scritto – risulta difficile da capire quell’incentivo offerto a chi, avendo compiuto 60 anni e potendo andare in pensione con le norme attuali, decide di continuare a lavorare percependo in più in busta paga 300/320 euro netti al mese per ogni mille di stipendio lordo. Se quella somma, domandano, non finisce più nelle casse dell’Inps, non è sempre il sistema complessivo a rimetterci? E poi: perché si colpiscono le pensioni fingendo di non sapere come e dove sono dirottati i fondi dell’Inps? E scrivono ancora, preoccupandosi del futuro di figli e nipoti: perché ci hanno raccontato per anni che andare in pensione prima significava lasciare spazio ai giovani...
Mi sono perso qualcosa? Aggiungono, con condivisibile sarcasmo, mentre riflettono sulla loro posizione di pensionati, neopensionati e potenziali pensionati: chissà perché nessuno mette in discussione le condizioni previdenziali di cui godono i parlamentari, magari solo dopo cinque anni di legislatura? Non dobbiamo forse preoccuparci anche dei nostri diritti acquisiti?

Abbiamo dato spazio alle vostre perplessità, cari amici. Non mancheremo di farlo ancora, ponendo sempre al centro di ogni nostro obiettivo, sociale ed economico, l’uomo, senza distinzioni di sesso ma anche di età. Perché una società giusta non può generare conflitti generazionali. Riformiamo pure il nostro sistema previdenziale. Ma sia davvero nel segno dell’equità e con regole chiare e valide per tutti, proprio per tutti.Vincenzo Marras.