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Club 3 n. 11 novembre 2003 - Home Page

 


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SE NE PARLA

UN MOSTRO? No, è solo un cane

   
di
Pino Casamassima
  

Davvero i cani si stanno ribellando ai loro padroni? O siamo noi che insegniamo comportamenti aggressivi?
   

Pitbull assale bambina. Una coppia di pitbull sbrana un pensionato. Un pitbull azzanna il suo proprietario. Radio, Tv, giornali hanno registrato con frequenza allarmante episodi di questo genere, nei quali, nella maggior parte dei casi, erano proprio i pitbull protagonisti. Ma quanti sono questi cani in Italia? Dai 12 ai 15.000, dicono alla Lav. «Non più di 6.000», ribattono alcune riviste specializzate. Secondo l’Ente nazionale cinofilia italiana, che registra gli animali col pedigree, lo scorso anno sono stati censiti 154.141 cani, di cui quelli da guardia e difesa (potenzialmente "aggressivi") così suddivisi: 3.514 dobermann, 6.640 rottweiler, 3.406 cani corso, 1.005 mastini napoletani, 575 dogue de Bordeaux, 987 american staffordshire terrier, 245 bullmastiff, 143 mastiff. In totale, circa 16 mila e 500: un numero però da raddoppiare, visto che al Nord solo uno su due viene registrato, mentre al Sud lo è solo il 30%. A questi, vanno aggiunti i circa 150.000 cani abbandonati ogni anno, secondo i dati dell’Eurispes.

Al di là dei numeri, il problema presenta diverse sfaccettature, e non sempre le leggi, anche le più precise, possono sopperire alla mancanza di buon senso. Perché il problema è proprio questo: la mancanza di buon senso. Un pitbull è diverso da un barboncino, così come un dobermann da un pechinese. Ciò significa che chi acquista un cane deve essere consapevole della scelta che compie: deve cioè essere in grado di gestire totalmente quel tipo di cane. Se un labrador, di indole docile, potrà essere governato bene anche da un bambino, un dogo argentino necessiterà di una persona dal polso fermo, capace di gestire un carattere forte. Spesso le scelte sono invece effettuate indipendentemente da queste considerazioni. Una persona di una certa età che porta a spasso un pitbull è come un ottantenne al volante di una vettura con 400 cavalli di potenza: non è detto che vada a sbattere ma se guidasse una macchina da 60 cavalli saremmo tutti più tranquilli. C’è poi un’altra considerazione: gli animali domestici sono aumentati in modo esponenziale e a fronte delle migliaia di presenze nelle case italiane, gli incidenti sono circoscrivibili a percentuali irrisorie.

Chi sono i veri responsabili?

Temuto o rispettato, vilipeso o mitizzato, il pitbull non viene quasi mai considerato per quello che è: un cane. Ma non come gli altri: la razza presenta infatti caratteristiche particolari. Nato da una selezione che intendeva ottenerne un lottatore perfetto, il pitbull possiede doti psicofisiche superiori alla media. È impegnato con brillanti risultati in agility (percorsi di esibizione nelle mostre), nella protezione civile e in pet theraphy (terapia delle coccole con un animale). I suoi lati positivi sono così tanti che è ingiusto criminalizzarlo perché mal addestrato: sarebbe come criminalizzare il telefono perché qualcuno lo usa per fare telefonate oscene.

Certo, il pitbull, come tutte le razze di gran carattere, non è un cane per tutti e richiede competenze e conoscenze da parte del proprietario. Insomma, dietro l’assalto di un pitbull (o di altri cani, compreso i pastori tedeschi che svettano nella classifica delle aggressioni perché più numerosi degli altri), c’è sempre una colpa riconducibile al proprietario. Inoltre, gli episodi negativi rischiano di soverchiare quelli positivi, assegnando al cane in genere una valenza che non gli rende merito per quello che fa per l’uomo: quante sono le persone salvate dai cani? Quanti non vedenti si muovono grazie agli occhi di un cane? Quante operazioni di polizia vanno a buon fine grazie ai cani, pitbull compresi? E potremmo continuare...

Le mani della criminalità

Ogni anno in Italia più di 5.000 cani sono vittime dei combattimenti collegati alle scommesse clandestine. Nelle lotte, sono aizzati con crudeltà da padroni senza scrupoli e costretti a sbranarsi fino alla morte. Sono sottoposti a violentissime forme di addestramento: chiusi fin da cuccioli in sacchi, presi a bastonate, lasciati giorni interi al buio senza mangiare, nutriti con carne cruda o con cani e gatti randagi, costretti a correre per undici ore di seguito. A causa di questi devastanti maltrattamenti, pitbull, rottweiler, bullmastiff e altre razze sono oggi considerati "mostri" crudeli pronti a uccidere. E così, oltre alle violenze subite, questi animali diventano vittime di una criminalizzazione sempre più diffusa.

I cani impiegati nei combattimenti sono le prime vittime del giro delle scommesse, stimato dalla magistratura in oltre 500 milioni di euro all’anno. La scommessa può partire da un minimo di 300 euro fino a decine di migliaia di euro nei combattimenti con "campioni": il valore di uno di essi può raggiungere i 50 mila euro e la partecipazione a una lotta può fruttare al padrone-addestratore decine di migliaia di euro. I combattimenti tra cani sono in mano alla criminalità organizzata. Bande internazionali controllano poi il traffico di cani da Paesi esteri e la loro diffusione in Italia. Le persone coinvolte sono migliaia e spesso le operazioni meno impegnative, come il prelievo dalla strada di cani e gatti usati per gli allenamenti mortali, è affidato a minorenni. Davvero i cani, allora, si stanno ribellando all’uomo? O non è l’uomo che sta dimenticando il valore del cane come animale utile e amico?

Pino Casamassima

IL VOCABOLARIO CHE AIUTA

ADDESTRAMENTO: non bisogna mai rinforzare l’aggressività del cane. Addestrare un cane alla difesa personale significa insegnargli che può difendere se stesso e il suo padrone quando esiste una situazione di pericolo: non fate mai i complimenti al vostro cane se abbaia, ringhia o minaccia le persone.

ALIMENTAZIONE: evitare un’alimentazione "casalinga" e chiedere consiglio al veterinario sui prodotti più idonei. Anche una cattiva alimentazione può condizionare negativamente il comportamento del cane.

ATTEGGIAMENTI SBAGLIATI: se si ha paura dei cani non bisogna gridare né scappare. Bisogna invece restare immobili e non fissare il cane. Non tenere le mani in vista, non fare movimenti bruschi. Aspettare che il cane si allontani prima di spostarsi lentamente. Se il cane vi corre incontro, rimanere fermi e voltarsi di fianco: in una parola, ignorarlo.

CANE LIBERO E SCONOSCIUTO: se si incontra un cane adulto libero, bisogna restare fermi o muoversi lentamente, evitando di fissarlo negli occhi. Ai bambini insegnate a non correre, non gridare in presenza di cani e a chiedere il permesso a un adulto prima di toccare un cane sconosciuto. I cani non sono giocattoli.

MALTRATTAMENTI: il numero di cani che aggredisce l’uomo è infinitamente minore del numero di persone che maltratta e uccide i cani. L’aggressività è parte di un cane non meno di quanto sia parte di un uomo.

PREDISPOSIZIONE: le femmine sono generalmente meno aggressive e quindi più educabili e controllabili da chi non è un esperto.

 

COME SCEGLIERE QUELLO GIUSTO?

Al principio fu Lassie (un collie), poi arrivò Rin Tin Tin (pastore tedesco), fino ai 101 dalmata della carica cinematografica: e giù, fino a Rex (altro pastore tedesco) e Turbo (border collie). Cani scelti sull’onda di una suggestione emotiva quale quella di film e spot. Scegliere un cane non è come acquistare un oggetto. Presupposto indispensabile per una buona scelta è la consapevolezza dell’impegno che richiede un cane. Il proprietario deve essere sicuro di volerlo, cioè di curarsi di lui. Quanti sono i dalmata o i pastori tedeschi o i border collie abbandonati per le vacanze dopo l’iniziale innamoramento? Attenzione quindi e se volete fare le cose bene, consultate un veterinario descrivendogli dove e come vivete, quanti siete in famiglia, quanto tempo potrete dedicare al vostro cane. Che rimarrà con voi almeno dieci anni! Una volta decisi, ricordate:

  • dovete educare, rispettare e gratificare il vostro cane;
  • fate particolare attenzione in presenza di bambini;
  • comportatevi in maniera rispettosa del prossimo;
  • siate attenti agli altri animali;
  • rispettate l’ambiente;
  • rispettate i regolamenti comunali ovunque andiate. A queste regole aggiungete queste accortezze:
  • fate attenzione all’alimentazione (niente avanzi dalla tavola: mentre consumate il pasto il cane non deve essere con voi);
  • portatelo regolarmente dal veterinario;
  • insegnategli presto a seguirvi correttamente al guinzaglio (voi portate lui, non il contrario);
  • insegnategli il giusto comportamento con altri cani o persone diverse dalla famiglia in cui vive;
  • insegnategli presto a percorrere viaggi in auto;
  • insegnategli presto ad accettare la museruola;
  • insegnategli a mangiare solo dalla sua ciotola;
  • controllate sempre che abbia da bere: il cane soffre più la sete della fame;
  • riprendetelo anche energicamente (ma mai con le mani: le vostre mani per lui sono "amiche") subito dopo che ha provocato un danno: non più tardi, perché non ne capirebbe il motivo.
  • Infine, il cane ha bisogno di voi: lasciatelo da solo meno possibile e se vivete in appartamento prendete un cane di piccola taglia.

 

LE TANTE RESPONSABILITÀ DEI PROPRIETARI

Il profilo psicologico e comportamentale del cane non è genetico ma risulta dal complesso di esperienze che acquisisce nel corso della vita: prima della nascita, durante le prime fasi di socializzazione, nel rapporto col partner umano, nell’educazione e addestramento cui è sottoposto, nella posizione gerarchica nel gruppo o nella famiglia. Sono aspetti che contribuiscono a plasmare il carattere dell’animale. La pericolosità non è nei suoi geni ma nel modo in cui viene trattato. Pertanto è scientificamente errato parlare di razze potenzialmente pericolose, perché il profilo psicologico non è riducibile solo alle vocazioni attitudinali e queste non possono essere determinate completamente dal patrimonio genetico. Fare una lista di razze potenzialmente pericolose toglierebbe all’uomo la colpa del comportamento aggressivo del proprio animale e non ridurrebbe il fenomeno dei cani pericolosi. Al contrario, è indispensabile aumentare la responsabilità nell’adozione e nella gestione dell’animale, attraverso la promozione di comportamenti coscienziosi, capaci di prevenire incidenti provocati dal cane. Anche da un punto di vista pratico, le tante ordinanze comunali che vietano l’allevamento e il possesso di cani di determinate razze risulterebbe ingestibile per la difficoltà di individuare le linee parentali dei meticci. Proprio sui meticci si concentrerebbero i malintenzionati, al fine di ricavare (soprattutto attraverso maltrattamenti) il loro campione di aggressività. È sempre l’uomo l’artefice e l’arbitro del comportamento del cane: è solo lui il responsabile della sua eventuale pericolosità.

 

«In Italia 15.000 sfruttati all’anno»

Ciro Troiano della Lav (Lega antivivisezione) afferma: «Qualsiasi cane, se maltrattato e istigato alla violenza, come per i cani allenati a combattere, può diventare aggressivo ma il problema è che il Governo e i sindaci non possono ignorare che i veri criminali sono coloro che in Italia sfruttano circa 15.000 cani l’anno per combattimenti e scommesse clandestine, portandone alla morte almeno 5.000.

Provvedimenti che mettono al bando certe razze si sono rivelati fallimentari in Gran Bretagna e in Francia, mentre bisogna proibire di tenere animali domestici in spazi angusti».

 

IL VETERINARIO

Michele, bresciano, veterinario da 15 anni: «Non sono sicuro che siano tutti veri pitbull i responsabili delle aggressioni: spesso si tratta di incroci, magari neanche iscritti all’anagrafe canina. Chi è responsabile del suo cane non lo mette in condizioni di diventare un’arma. E parlo anche di persone in buonafede ma che sono assolutamente incapaci di gestire certi cani: adesso si parla di pitbull ma c’è stato anche l’allarme-rottweiler, come quello verso i dobermann. Domani toccherà magari ai boxer che hanno una potenza mascellare di 280 chili per centimetro quadrato. Valgono le regole di tutti gli altri cani: capacità di gestire, educare, imporsi. Mi era capitata una famiglia che aveva un dobermann: la signora gli aveva concesso sempre più spazi, finché il marito non ha più potuto dormire nel suo letto! La Regione Lombardia ha avviato un progetto che si chiama "Animali? Sì grazie", che prevede l’intervento di veterinari nelle scuole. Però, le cose sono migliorate da dieci anni: c’è stato un calo del 70% delle morsicature. Con l’anagrafe canina si è più responsabili».

 

L’ALLEVATORE

Leonardo, veronese, allevatore da oltre 20 anni, attualmente tratta cinque razze: pastore tedesco, labrador, setter, cocker, pincher. «I pitbull sono come tutti gli altri ma per ogni persona c’è un tipo di cane. Una volta un tizio mi chiese di procurargli un pitbull: risposi che non trattavo quelle razze di cani. In effetti, non ho voluto perché non mi piaceva. Perché è sempre il proprietario che procura danni, non il cane. Quando si dice che un pitbull ha attaccato qualcuno, in realtà si dovrebbe dire che un incosciente ha attaccato un’altra persona. Può anche capitare che si tratti del cane di una brava persona ma non è riuscita a imporsi sul cane, che si è trasformato in padrone. La responsabilità è quindi di chi vende. Fra tutte le proposte che ho letto, l’unica sensata è quella di imporre la museruola: sarebbe sufficiente».

 

L’Ente nazionale cinofili ha censito 16.000 cani ma quanti sono quelli non registrati?

Almeno 5.000 di loro muoiono nei combattimenti clandestini