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SE NE PARLA
UN MOSTRO?
No, è solo un cane

di Pino Casamassima
Davvero i cani
si stanno ribellando ai loro padroni? O siamo noi che insegniamo
comportamenti aggressivi?
Pitbull
assale bambina. Una coppia di pitbull sbrana un pensionato. Un
pitbull azzanna il suo proprietario. Radio, Tv, giornali hanno
registrato con frequenza allarmante episodi di questo genere,
nei quali, nella maggior parte dei casi, erano proprio i pitbull
protagonisti. Ma quanti sono questi cani in Italia? Dai 12 ai
15.000, dicono alla Lav. «Non più di 6.000», ribattono alcune
riviste specializzate. Secondo l’Ente nazionale cinofilia
italiana, che registra gli animali col pedigree, lo scorso anno
sono stati censiti 154.141 cani, di cui quelli da guardia e
difesa (potenzialmente "aggressivi") così suddivisi:
3.514 dobermann, 6.640 rottweiler, 3.406 cani corso, 1.005
mastini napoletani, 575 dogue de Bordeaux, 987 american
staffordshire terrier, 245 bullmastiff, 143 mastiff. In totale,
circa 16 mila e 500: un numero però da raddoppiare, visto che
al Nord solo uno su due viene registrato, mentre al Sud lo è
solo il 30%. A questi, vanno aggiunti i circa 150.000 cani
abbandonati ogni anno, secondo i dati dell’Eurispes.

Al di là dei numeri, il problema presenta
diverse sfaccettature, e non sempre le leggi, anche le più
precise, possono sopperire alla mancanza di buon senso. Perché
il problema è proprio questo: la mancanza di buon senso. Un
pitbull è diverso da un barboncino, così come un dobermann da
un pechinese. Ciò significa che chi acquista un cane deve
essere consapevole della scelta che compie: deve cioè essere in
grado di gestire totalmente quel tipo di cane. Se un labrador,
di indole docile, potrà essere governato bene anche da un
bambino, un dogo argentino necessiterà di una persona dal polso
fermo, capace di gestire un carattere forte. Spesso le scelte
sono invece effettuate indipendentemente da queste
considerazioni. Una persona di una certa età che porta a spasso
un pitbull è come un ottantenne al volante di una vettura con
400 cavalli di potenza: non è detto che vada a sbattere ma se
guidasse una macchina da 60 cavalli saremmo tutti più
tranquilli. C’è poi un’altra considerazione: gli animali
domestici sono aumentati in modo esponenziale e a fronte delle
migliaia di presenze nelle case italiane, gli incidenti sono
circoscrivibili a percentuali irrisorie.
Chi sono i veri
responsabili?
Temuto o rispettato, vilipeso o mitizzato, il
pitbull non viene quasi mai considerato per quello che è: un
cane. Ma non come gli altri: la razza presenta infatti
caratteristiche particolari. Nato da una selezione che intendeva
ottenerne un lottatore perfetto, il pitbull possiede doti
psicofisiche superiori alla media. È impegnato con brillanti
risultati in agility (percorsi di esibizione nelle mostre),
nella protezione civile e in pet theraphy (terapia delle coccole
con un animale). I suoi lati positivi sono così tanti che è
ingiusto criminalizzarlo perché mal addestrato: sarebbe come
criminalizzare il telefono perché qualcuno lo usa per fare
telefonate oscene.
Certo, il pitbull, come tutte le razze di gran
carattere, non è un cane per tutti e richiede competenze e
conoscenze da parte del proprietario. Insomma, dietro l’assalto
di un pitbull (o di altri cani, compreso i pastori tedeschi che
svettano nella classifica delle aggressioni perché più
numerosi degli altri), c’è sempre una colpa riconducibile al
proprietario. Inoltre, gli episodi negativi rischiano di
soverchiare quelli positivi, assegnando al cane in genere una
valenza che non gli rende merito per quello che fa per l’uomo:
quante sono le persone salvate dai cani? Quanti non vedenti si
muovono grazie agli occhi di un cane? Quante operazioni di
polizia vanno a buon fine grazie ai cani, pitbull compresi? E
potremmo continuare...

Le mani della criminalità
Ogni anno in Italia più di 5.000 cani sono
vittime dei combattimenti collegati alle scommesse clandestine.
Nelle lotte, sono aizzati con crudeltà da padroni senza
scrupoli e costretti a sbranarsi fino alla morte. Sono
sottoposti a violentissime forme di addestramento: chiusi fin da
cuccioli in sacchi, presi a bastonate, lasciati giorni interi al
buio senza mangiare, nutriti con carne cruda o con cani e gatti
randagi, costretti a correre per undici ore di seguito. A causa
di questi devastanti maltrattamenti, pitbull, rottweiler,
bullmastiff e altre razze sono oggi considerati
"mostri" crudeli pronti a uccidere. E così, oltre
alle violenze subite, questi animali diventano vittime di una
criminalizzazione sempre più diffusa.
I cani impiegati nei combattimenti sono le
prime vittime del giro delle scommesse, stimato dalla
magistratura in oltre 500 milioni di euro all’anno. La
scommessa può partire da un minimo di 300 euro fino a decine di
migliaia di euro nei combattimenti con "campioni": il
valore di uno di essi può raggiungere i 50 mila euro e la
partecipazione a una lotta può fruttare al padrone-addestratore
decine di migliaia di euro. I combattimenti tra cani sono in
mano alla criminalità organizzata. Bande internazionali
controllano poi il traffico di cani da Paesi esteri e la loro
diffusione in Italia. Le persone coinvolte sono migliaia e
spesso le operazioni meno impegnative, come il prelievo dalla
strada di cani e gatti usati per gli allenamenti mortali, è
affidato a minorenni. Davvero i cani, allora, si stanno
ribellando all’uomo? O non è l’uomo che sta dimenticando il
valore del cane come animale utile e amico?
Pino Casamassima

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IL VOCABOLARIO
CHE AIUTA
ADDESTRAMENTO: non
bisogna mai rinforzare l’aggressività del cane. Addestrare un
cane alla difesa personale significa insegnargli che può
difendere se stesso e il suo padrone quando esiste una
situazione di pericolo: non fate mai i complimenti al vostro
cane se abbaia, ringhia o minaccia le persone.
ALIMENTAZIONE: evitare
un’alimentazione "casalinga" e chiedere consiglio al
veterinario sui prodotti più idonei. Anche una cattiva
alimentazione può condizionare negativamente il comportamento
del cane.
ATTEGGIAMENTI SBAGLIATI:
se si ha paura dei cani non bisogna gridare né scappare.
Bisogna invece restare immobili e non fissare il cane. Non
tenere le mani in vista, non fare movimenti bruschi. Aspettare
che il cane si allontani prima di spostarsi lentamente. Se il
cane vi corre incontro, rimanere fermi e voltarsi di fianco: in
una parola, ignorarlo.
CANE LIBERO E SCONOSCIUTO:
se si incontra un cane adulto libero, bisogna restare fermi o
muoversi lentamente, evitando di fissarlo negli occhi. Ai
bambini insegnate a non correre, non gridare in presenza di cani
e a chiedere il permesso a un adulto prima di toccare un cane
sconosciuto. I cani non sono giocattoli.
MALTRATTAMENTI: il
numero di cani che aggredisce l’uomo è infinitamente minore
del numero di persone che maltratta e uccide i cani. L’aggressività
è parte di un cane non meno di quanto sia parte di un uomo.
PREDISPOSIZIONE: le
femmine sono generalmente meno aggressive e quindi più
educabili e controllabili da chi non è un esperto.
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| COME
SCEGLIERE QUELLO GIUSTO?
Al
principio fu Lassie (un collie), poi arrivò Rin Tin Tin
(pastore tedesco), fino ai 101 dalmata della carica
cinematografica: e giù, fino a Rex (altro pastore
tedesco) e Turbo (border collie). Cani scelti sull’onda
di una suggestione emotiva quale quella di film e spot.
Scegliere un cane non è come acquistare un oggetto.
Presupposto indispensabile per una buona scelta è la
consapevolezza dell’impegno che richiede un cane. Il
proprietario deve essere sicuro di volerlo, cioè di
curarsi di lui. Quanti sono i dalmata o i pastori
tedeschi o i border collie abbandonati per le vacanze
dopo l’iniziale innamoramento? Attenzione quindi e se
volete fare le cose bene, consultate un veterinario
descrivendogli dove e come vivete, quanti siete in
famiglia, quanto tempo potrete dedicare al vostro cane.
Che rimarrà con voi almeno dieci anni! Una volta
decisi, ricordate:
- dovete educare,
rispettare e gratificare il vostro cane;
- fate particolare
attenzione in presenza di bambini;
- comportatevi in
maniera rispettosa del prossimo;
- siate attenti agli
altri animali;
- rispettate l’ambiente;
- rispettate i
regolamenti comunali ovunque andiate. A queste
regole aggiungete queste accortezze:
- fate attenzione all’alimentazione
(niente avanzi dalla tavola: mentre consumate il
pasto il cane non deve essere con voi);
- portatelo
regolarmente dal veterinario;
- insegnategli presto a
seguirvi correttamente al guinzaglio (voi portate
lui, non il contrario);
- insegnategli il
giusto comportamento con altri cani o persone
diverse dalla famiglia in cui vive;
- insegnategli presto a
percorrere viaggi in auto;
- insegnategli presto
ad accettare la museruola;
- insegnategli a
mangiare solo dalla sua ciotola;
- controllate sempre
che abbia da bere: il cane soffre più la sete della
fame;
- riprendetelo anche
energicamente (ma mai con le mani: le vostre mani
per lui sono "amiche") subito dopo che ha
provocato un danno: non più tardi, perché non ne
capirebbe il motivo.
- Infine, il cane ha
bisogno di voi: lasciatelo da solo meno possibile e
se vivete in appartamento prendete un cane di
piccola taglia.
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LE TANTE
RESPONSABILITÀ DEI PROPRIETARI
Il
profilo
psicologico e comportamentale del cane non è genetico ma
risulta dal complesso di esperienze che acquisisce nel
corso della vita: prima della nascita, durante le prime
fasi di socializzazione, nel rapporto col partner umano,
nell’educazione e addestramento cui è sottoposto, nella
posizione gerarchica nel gruppo o nella famiglia. Sono
aspetti che contribuiscono a plasmare il carattere dell’animale.
La pericolosità non è nei suoi geni ma nel modo in cui
viene trattato. Pertanto è scientificamente errato
parlare di razze potenzialmente pericolose, perché il
profilo psicologico non è riducibile solo alle vocazioni
attitudinali e queste non possono essere determinate
completamente dal patrimonio genetico. Fare una lista di
razze potenzialmente pericolose toglierebbe all’uomo la
colpa del comportamento aggressivo del proprio animale e
non ridurrebbe il fenomeno dei cani pericolosi. Al
contrario, è indispensabile aumentare la responsabilità
nell’adozione e nella gestione dell’animale,
attraverso la promozione di comportamenti coscienziosi,
capaci di prevenire incidenti provocati dal cane. Anche da
un punto di vista pratico, le tante ordinanze comunali che
vietano l’allevamento e il possesso di cani di
determinate razze risulterebbe ingestibile per la
difficoltà di individuare le linee parentali dei meticci.
Proprio sui meticci si concentrerebbero i malintenzionati,
al fine di ricavare (soprattutto attraverso
maltrattamenti) il loro campione di aggressività. È
sempre l’uomo l’artefice e l’arbitro del
comportamento del cane: è solo lui il responsabile della
sua eventuale pericolosità.
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| «In
Italia 15.000 sfruttati all’anno»
Ciro
Troiano della Lav (Lega antivivisezione) afferma: «Qualsiasi
cane, se maltrattato e istigato alla violenza, come per
i cani allenati a combattere, può diventare aggressivo
ma il problema è che il Governo e i sindaci non possono
ignorare che i veri criminali sono coloro che in Italia
sfruttano circa 15.000 cani l’anno per combattimenti e
scommesse clandestine, portandone alla morte almeno
5.000.
Provvedimenti che
mettono al bando certe razze si sono rivelati
fallimentari in Gran Bretagna e in Francia, mentre
bisogna proibire di tenere animali domestici in spazi
angusti».
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| IL
VETERINARIO
Michele,
bresciano, veterinario da 15 anni: «Non sono sicuro che
siano tutti veri pitbull i responsabili delle
aggressioni: spesso si tratta di incroci, magari neanche
iscritti all’anagrafe canina. Chi è responsabile del
suo cane non lo mette in condizioni di diventare un’arma.
E parlo anche di persone in buonafede ma che sono
assolutamente incapaci di gestire certi cani: adesso si
parla di pitbull ma c’è stato anche l’allarme-rottweiler,
come quello verso i dobermann. Domani toccherà magari
ai boxer che hanno una potenza mascellare di 280 chili
per centimetro quadrato. Valgono le regole di tutti gli
altri cani: capacità di gestire, educare, imporsi. Mi
era capitata una famiglia che aveva un dobermann: la
signora gli aveva concesso sempre più spazi, finché il
marito non ha più potuto dormire nel suo letto! La
Regione Lombardia ha avviato un progetto che si chiama
"Animali? Sì grazie", che prevede l’intervento
di veterinari nelle scuole. Però, le cose sono
migliorate da dieci anni: c’è stato un calo del 70%
delle morsicature. Con l’anagrafe canina si è più
responsabili». |
| L’ALLEVATORE
Leonardo,
veronese, allevatore da oltre 20 anni, attualmente
tratta cinque razze: pastore tedesco, labrador, setter,
cocker, pincher. «I pitbull sono come tutti gli altri
ma per ogni persona c’è un tipo di cane. Una volta un
tizio mi chiese di procurargli un pitbull: risposi che
non trattavo quelle razze di cani. In effetti, non ho
voluto perché non mi piaceva. Perché è sempre il
proprietario che procura danni, non il cane. Quando si
dice che un pitbull ha attaccato qualcuno, in realtà si
dovrebbe dire che un incosciente ha attaccato un’altra
persona. Può anche capitare che si tratti del cane di
una brava persona ma non è riuscita a imporsi sul cane,
che si è trasformato in padrone. La responsabilità è
quindi di chi vende. Fra tutte le proposte che ho letto,
l’unica sensata è quella di imporre la museruola:
sarebbe sufficiente». |
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L’Ente nazionale cinofili ha censito 16.000
cani ma quanti sono quelli non registrati?
Almeno 5.000 di loro muoiono nei combattimenti
clandestini
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